Tag: running

Tu corri e la città racconta storie

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Avevo dimenticato quanto è bello correre in città. Negli ultimi mesi sono stata spesso in luoghi di montagna dedicando le mie corse a terreni sterrati, climi gelidi e panorami mozzafiato. Così mi sono quasi abituata all’aria leggera, al silenzio delle valli, allo sguardo che cerca l’orizzonte. La città, da qui, sembra lontanissima.

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Vi sembrerà strano, ma allenarmi a Milano un po’ mi è mancato. Fatta eccezione per lo smog, allenarsi nel caos può avere il suo perchè e può risultare, a volte, persino terapeutico. Mentre la metropoli attorno a te si affanna seguendo ritmi serratissimi, tu sei lì avvolto nel tuo mondo a dettare il tuo personalissimo ritmo. Mentre corri la città racconta storie e la tua mente vola con loro. Immagini di incontrare i pensieri della gente che ti passa accanto, ti chiedi dove vanno così di fretta, fantastichi sulle loro vite. E i chilometri scorrono veloci, rapidissimi, attaccati a quelle favole che crei con il pensiero. Ma non ti distrai.

La città potrebbe anche implodere ora, ma quell’energia darebbe solo altra forza alle tue gambe, niente ti distoglierà dal tuo percorso fatto di strisce pedonali, marciapiedi e zig zag tra la folla assorta. E la mente così si allena a concentrarsi. Una via, poi l’altra. Imbocchi una strada, poi l’altra. Dal chiasso prepotente tutto d’un tratto ti trovi nel gelido silenzio della periferia e ti guardi attorno un po’ intimidita.

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Avevo dimenticato quanto è bello correre nelle strade di quartiere, in quelle zone suburbane così lontane dalle vetrine scintillanti, dai parchi rigogliosi del centro. In quelle vie marginali i blocchi di cemento si susseguono, ti accompagnano per chilometri raccontando per immagini la vita di una periferia multietnica. La strada scorre e i sottopassaggi diventano gallerie d’arte. I personaggi dei graffiti stanno lì a guardarti, invidiano la tua corsa, muoiono dalla voglia di staccarsi di dosso quella loro eterna staticità che li blocca al muro. C’è più vita di quanto credi in quei luoghi desolati. C’è rumore anche qui, forse non lo senti. Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Perchè, anche il silenzio è una cosa che si ascolta.

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Ogni tanto concedetevi una corsa in questi posti, spingetevi oltre i vostri percorsi abituali, andate ai limiti, cabiate punto di vista, osservate, respirate, ascoltate. Andate a caccia dei margini della città che si racconta attraverso la vostra mente.

Di corsa, of course!

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Tutta la community europea Adidas Runners unita al Metal Event di Barcellona

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Un cosa così pazzesca io non l’avevo mai vissuta. Prendete un centinaio di scatenati Adidas Runners provenienti da ogni parte d’Europa, portateli a Barcellona e fateli convivere per un intero weekend in nome della loro passione per la corsa. Ora ditemi come questo mix esplosivo non poteva non creare un boom di energia positiva altamente contagiosa che difficilmente chi era lì dimenticherà.

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Grazie ad Adidas, sabato 17 dicembre io e altri 11 Adidas Runners di Milano (molti dei quali conosciuti per la prima volta direttamente in aeroporto!) siamo volati in Spagna per partecipare al misterioso Metal Event organizzato dagli Adidas Runners di Barcellona. Prima della partenza poco o nulla si sapeva di questo evento, i cui dettagli sono stati lasciati volutamente top secret fino alla fine. Unica certezza: “Portate l’abbigliamento da running, si correrà”.

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Arrivati nella città catalana abbiamo subito addocchiato gli altri membri delle diverse community europee Adidas Runners. Non potevi non riconoscerli, si aggiravano tutti per la hall dell’albergo in tuta e scarpette da running ai piedi, ti abbracciavano e con la scusa di darti una pacca sulla spalla ti appiccicavano addosso l’adesivo del loro club. Era un modo per dirti: “Hey, sei uno di noi!”.

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Stiamo parlando di giovanissimi ragazzi amanti dello sport arrivati da ben quattordici città europee, da Parigi, Londra, Stoccolma, Zurigo, Atene, Amburgo, Praga, Varsavia, Monaco, Francoforte, Copenhagen, Vienna e Bratislava. È bastato un pranzo tutti insieme a base di tapas, prosciutto iberico, pan con tomate, birra e vino rosso per diventare tutti amici e finire in pullman a cantare gli inni nazionali dei nostri Paesi e a scambiarci le nostre magliette e i nostri gadget. Gemellaggio fatto.

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Abbiamo visitato lo store Adidas del centro città dove abbiamo ritirato le magliette ufficiali dell’evento e lì abbiamo cominciato a captare che qualcosa di veramente grandioso bolliva in pentola per la serata. L’appuntamento era per le ore 19 in un posto insolito per una corsa: la Zona Franca del porto di Barcellona. Dress code: ognuno con la t-shirt ufficiale della propria città.

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Ad aspettarci c’erano più di 500 runner in una location suburbana mozzafiato piena di tir e container (ah ecco perchè ‘metal’ event). C’era la musica, c’era la gente, c’era la voglia di correre, ma soprattutto c’era la voglia di farlo tutti insieme.

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Divisi in gruppi a secondo della nostra andatura e guidati da folli pacer abbiamo iniziato la nostra corsa attraverso il metallo e i giochi di luce. Ogni due giri del percorso era previsto uno stop nello spiazzale dell’evento in cui un’energica trainer degli Adidas Runners di Barcellona ci aspettava per sessione di esercizi ad alto impatto (e ad alto volume di musica!). Circa 6 km di pazza corsa in cui immagino nessuno abbia pensato alla performance quanto piuttosto a scattarsi selfie.

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Nell’aria c’era solo tanta allegria e quando il dj ha iniziato a suonare è iniziata la festa. Fiumi di birra, nachos a volontà e, forse un po’ per il freddo e un po’ per scaricare l’adrenalina, si è ballato e cantato tanto, fino a notte fonda. Ed è stato proprio lì che il concetto di community ha preso davvero forma.

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Ragazzi che prima di allora non si conoscevano e o che erano ‘amici’ solo virtuali sui social network, in un attimo erano lì faccia a faccia, in una città bellissima, a correre insieme, farsi fotografie e video insieme, brindare insieme, mangiare insieme, ballare insieme, ridere insieme. Ora ditemi se con questa valangata di energia positiva non viene voglia anche a voi di correre per il mondo a fare nuove amicizie abbattendo i confini reali e virtuali. Potere della corsa.

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Volevo ringraziare prima di tutto Adidas (ormai la mia seconda famiglia), tutta la community internazionale degli Adidas Runners, ma anche il team Adidas Runners Milano che mi ha accompagnata in questa splendida avventura: Roberto, Saverio, Red, Paola, Federico, Andrea, Viviana, Erika, Matteo, Giovanni ed Enrica. E ovviamente, grazie Barcellona!

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Iniziare a correre: da zero a 5 km in 4 settimane

 

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Se stai leggendo qui vuole dire che hai già deciso di iniziare a correre e questa è già una gran cosa. Innanzitutto devi avere una buona dose di MOTIVAZIONE, guardati allo specchio per qualche minuto, fissati e trova il tuo personale “motivo” per trovare la forza di alzarti dal divano, allacciarti le scarpette e partire. Afferra questo motivo per i capelli e portalo sempre stretto a te. Se sei pronta a questa rivoluzione, non hai tempo da perdere, inizia subito e in poco tempo ti accorgerai di quanto tu sia in gamba molto più di quello che credevi. Acquisterai da subito più fiducia in te stessa, godrai del potere delle endorfine e ti potrai concedere anche qualche sfizio in più a tavola. Nello scorso post ti avevo dato qualche dritta sul kit del runner neofita, quindi ormai sei ben equipaggiata e non ci sono più scuse, si parte!

Il trucco è cominciare con poco, per allenare fisico e fiato. Alterna corsa e camminata veloce e riposa e corri a giorni alterni. L’ideale sarebbe allenarsi 3 giorni alla settimana. In un mese, seguendo questa tabella, dovresti riuscire a correre una mezz’ora o più o meno 5 km. All’inizio non importa la velocità, quello che conta è che il tuo corpo si abitui al movimento.

E ricorda, quello che oggi ti sembra impossibile, domani sarà solo il tuo allenamento!

Aspetto i vostri feedback…

1 SETTIMANA

1GIORNO   Corri 1 minuto , Cammina 1 minuto (ripeti 10 volte)      (tempo totale 20 min)

2GIORNO   Corri  2 minuti  , Cammina 1 minuto (ripeti 8 volte)        (tempo totale 24 min)

3GIORNO   Corri 4 minuti ,Cammina1 minuto  (ripeti 5 volte)           (tempo totale 25 min)

2a SETTIMANA

1GIORNO   Corri 4 minuti , Cammina 2 minuto – Ripeti 4 volte               (tempo totale 24  min)

2GIORNO   Corri 6 minuti, Cammina  2 minuti  – Ripeti 3 volte               (tempo totale 24 min)

3GIORNO  Corri 8 minuti , Cammina 2 minuti  – Ripeti 3 volte                (tempo totale 30 min)

3a SETTIMANA

1GIORNO   Corri 10 minuti , Cammina 2 minuti – Ripeti 2 volte               (tempo totale 24 min)

2GIORNO   Corri 12 minuti, Cammina 2 minuti – Ripeti 2 volte                (tempo totale 28 min)

3GIORNO   Corri 15 minuti ,Cammina 2 minuti – Ripeti 2 volte               (tempo totale 34 min)

4a SETTIMANA

1GIORNO  Corri 15 minuti, Cammina 2 minuti (ripeti 2 volte)               (tempo totale 34 min)

2GIORNO  Corri 10 minuti, Cammina 2 minuti (ripeti 2 volte)               (tempo totale 24 min)

3GIORNO  Corri 30 minuti o 5 km

Iniziare a correre da zero. Step 1: L’equipaggiamento

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Dai, buttati! Continui a ripeterti che è ora di iniziare a correre, ma non ti decidi mai? Allora questo post è per te. Metti da parte le scuse e comincia subito! Tra qualche giorno inizierà la primavera, hai davanti a te mesi e mesi di belle giornate da goderti all’aria aperta, la prova costume si avvicina, potresti incontrare nuovi amici, scaricare le tensioni lavorative, insomma puoi trovare mille motivi per iniziare una nuova vita di corsa, quindi non c’è tempo da perdere, devi solo allacciarti le scarpette e partire!

E infatti partiamo subito dalle SCARPE. Metti ai piedi delle calzature adeguate, è fondamentale per proteggere il tuo corpo, in particolare le tue articolazioni, dall’impatto con il terreno. Per le prime uscite puoi anche usare scarpe non necessariamente da corsa, ma che siano minimamente ammortizzate e con la zona del tallone un po’ sollevata rispetto alla pianta del piede (per capirci, no alle scarpe da tennis totalmente piatte). Poi, con il tempo, se ti appassioni, potresti valutare l’acquisto di un paio di scarpe specifiche per il running presso un negozio specializzato in cui l’ideale sarebbe anche far analizzare (attraverso un semplice test) il tuo piede. Come potrai immaginare, non tutti i piedi sono uguali e soprattutto non tutti i piedi appoggiano a terra allo stesso modo. C’è chi ha un appoggio neutro, chi è pronatore (ha il piede rotato verso l’interno) e chi è supinatore (ha il piede rotato verso l’esterno). È importante sapere che appoggio si ha per scegliere la calzatura più adatta ed evitare eventuali piccoli (o grandi) traumi che possono insorgere con un allenamento prolungato nel tempo.

Al secondo posto, per importanza, c’è l’ABBIGLIAMENTO che deve necessariamente essere comodo e traspirante. Non copritevi eccessivamente solo per produrre una maggiore quantità di sudore credendo erroneamente di perdere peso più in fretta. Bastano pantaloncini e maglietta (o canotta) in estate e per l’ inverno aggiungete solo qualche strato in più. Pantaloni a ¾, una maglietta termica da indossare a contatto con la pelle, una t-shirt a maniche lunghe e un antivento sempre a portata di mano può fare al caso vostro.

Ci sono poi tutta una serie di ACCESSORI, consigliati ma non indispensabili, come guanti, cappellino, occhiali da sole, visiera e marsupio (mi raccomando, di quelli piatti eh, altrimenti balla tutto!). Con il tempo poi, valuterete voi personalmente quali optional diventeranno i vostri ‘indispensabili’ durante gli allenamenti.

Un optional che merita qualche parola in più è sicuramente l’OROLOGIO. Un classico segnatempo al polso ritengo sia sempre utile portarlo con sé per misurare il tempo durante il quale si corre e per valutare ì propri miglioramenti in termini di durata di attività. Per misurare, invece, altri parametri come distanza, velocità, frequenza cardiaca e calorie bruciate sono in vendita smartwatch dedicati proprio all’attività fisica. Ritengo che questo tipo di apparecchio (dato il costo) sia da acquistare soltanto quando la vostra attività fisica non è più saltuaria ma abbastanza frequente da giustificarne la spesa.

C’è poi chi corre con il CELLULARE. Se siete delle ragazze consiglio sempre di portare con voi il telefonino, specie se correte in orari particolari o in zone isolate. Esistono comodi portacellulari da braccio che non danno fastidio durante la corsa. Se portate con voi il cellulare potete anche utilizzare le tante App dedicate alla corsa tra cui Runtastic e Runkeeper che a fine allenamento vi daranno tutti i dettagli della vostra attività.

E poi ci sono quelli che non possono proprio correre senza MUSICA. Io suggerisco di iniziare a correre in tutta libertà per sentire e registrare al meglio il proprio ‘motore’, poi, una volta presa maggiore confidenza con il proprio corpo un buon lettore musicale (ma anche, ad esempio, la App Spotify direttamente sul cellulare) può rivelarsi un eccellente compagno di running quando ci si allena da soli.

Ecco tutto per quanto riguarda l’equipaggiamento, nel prossimo post si parte con l’allenamento. Iniziate a riscaldare i muscoli e…stay tuned!

5 motivi per correre (a Nizza) la Prom’Classic

Correre la Prom’Classic è sempre un’ottima idea. Potrei elencarvi un milione di buoni motivi per andare a Nizza, nel weekend appena dopo l’Epifania, e partecipare a questa corsa di 10 km interamente lungo la Promenade des Anglais. Ma ne ho scelti solo 5 (per me i più importanti) perchè questa gara diventi un must del vostro calendario runnico.

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1.    Innanzitutto per tuffarsi qualche giorno in una vera e propria stagione primaverile (anche se si è a metà gennaio), rispolverare l’outfit da corsa estivo e azzardare, se si è fortunati, addirittura un bagno in mare post gara.

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2. Perché è una gara adatta a tutti, dai professionisti ai principianti (è completamente  piatta) e, novità di quest’ultima edizione, anche ai più piccoli che hanno potuto cimentarsi nelle distanze 1,5km per i bambini tra i 10 e gli 11 anni e 750m per quelli di età compresa tra 8 e 9 anni.

La corsa dei bimbi
La corsa dei bimbi

3. Poi perchè gareggiare proprio sotto l’Hotel Negresco ha un fascino senza eguali. Correre seguendo la sua famosa cupola rosa riporta alla magia della Belle Epoque. Lo sapevate che l’albergo fondato nel 1913 è considerato una sorta di Tour Eiffel di Nizza oltre che quasi un museo perchè custodisce numerose opere d’arte tra cui un ritratto di Luigi XIV, secondo per importanza solo a quello del Louvre?

All'orizzonte la cupola del Negresco
All’orizzonte la cupola del Negresco

4. Per godersi in assoluto relax il tramonto della baia seduti sulle celebri chaises bleues (le seggiole blu) lungo la Promenade des Anglais assaporando la brezza marina della Costa Azzurra.

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5. Per gustare, come recovery meal, la Socca (si pronuncia con l’accento sulla à), la sottilissima pasta di farina di ceci, simile alla nostra farinata, o la Pissaladière, tipica focaccia rustica con cipolle, acciughe e olive, passeggiando tra i vicoli della città vecchia.

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Relax, Recharge & Restart

C’è un tempo per correre e uno per fermarsi un po’ a prendere fiato. Lo chiede il corpo, lo pretende la mente. C’è un momento in cui la modalità ‘reset’ é d’obbligo e allora si mette ordine per ripartire più forte di prima.

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Dopo aver corso una maratona ti senti come svuotato. Passi mesi ad allenarti duramente con un unico obiettivo. I giorni passano scanditi da sudore, fatica, sacrificio e rinunce, poi quei 42 km ti ridanno tutto in un istante solo, proprio quando tagli quel traguardo che hai immaginato e sognato per così tanto tempo. E poi improvvisamente é il vuoto. Ti manca tutto.

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Ed é proprio in quel momento che si sente la necessità di ripartire da zero, di ripartire da se stessi. É un po’ quello che sta succedendo a me in questo periodo, insomma sento il bisogno di riscoprire quel piacere di correre, lontano dagli obiettivi forzati, dalle competizioni, dalle tabelle e dai tempi. Riappassionarmi, ecco, è la parola giusta.

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Prima regola, correre quando (e solo se) ne ho voglia. Lasciare l’orologio e la musica a casa e improvvisare un percorso al momento, meglio ancora se in un posto nuovo dove non sono mai stata. E poi sto riscoprendo anche il piacere di correre da sola, un po’ come quando tutto ebbe inizio. Solo io, la mia testa, il mio cuore e le mie gambe. E niente più.

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Nella mia personalissima fase di disintossicazione dalla corsa sto trovando spazio anche per altro, per lo yoga e per il training ad esempio. Fortificare mente e corpo sarà uno dei buoni propositi per l’anno che sta per iniziare.

Quando si vuole fare troppo i fenomeni, poi arriva un momento in cui si ha la necessità dì ritornare a sentirsi un po’ più umani…

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NYC Marathon 2015, finishing is your only fucking option!

New York. Ancora New York. Trecentosessantacinque giorni dopo la mia prima maratona nella Grande Mela, sono ancora qui sulla linea di partenza del Ponte di Verrazzano con la stessa emozione, gli stessi brividi che gelano i muscoli e contemporaneamente la stessa scarica di adrenalina che rende le gambe scalpitanti. Tutte sensazioni e stati d’animo fortissimi a cui non mi abituerei nemmeno dopo averne corse altre 100 di maratone. Cuore, testa e gambe sono pronti per il mio viaggio, ancora, attraverso i cinque quartieri di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. La testa si affolla di pensieri, il cuore inizia a pulsare sempre più forte e gli occhi si bagnano di gioia. E poi il boato, un colpo di cannone e via, più di 100mila piedi si mettono in viaggio verso la meta. Sto correndo la maratona più bella del mondo, mi sento piccola piccola, ma con un orgoglio grande e mi faccio trasportare dal fiume di energia positiva che catturo in tutti gli occhi che incrocio durante la mia corsa. Posso percepire la forza che mi trasmette chi, anche se lontanissimo, è lì accanto a me con il pensiero.

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Ogni passo è una lotta contro la fatica che cerco di combattere in nome di tanti mesi fatti di sudore e sacrifici. In nome di tutte le ore di sonno perse il sabato e la domenica mattina, quando la sveglia suona sempre e comunque alle 6. In nome delle corse sotto il sole torrido di agosto, ma anche sotto le piogge di fine stagione. Insomma, ogni passo e ogni goccia di sudore di questi 42,195 km ha una dedica speciale. È il momento del riscatto, la strada davanti è mia, devo solo conquistarla con un piede davanti all’altro. Ma l’entusiasmo a un certo punto lascia spazio alla stanchezza e a un momento di sconforto. Le prime a crollare sono le gambe, ho i crampi, e sono solo a metà, poi anche la testa fa un passo indietro e allora guardo il cielo azzurrissimo di una New York quasi primaverile, e cerco (perchè da qualche parte c’è) la forza di andare avanti. La trovo nell’abbraccio amorevole della folla che incita, applaude e incoraggia. La trovo nell’espressione di goia e sofferenza di chi sta correndo a fianco a me, chi cieco, chi senza un arto e chi ha sconfitto una malattia, tutti vicini, quasi fratelli, con un sogno comune. In prossimità di un ponte, mi si avvicina un uomo colombiano su una sedia a rotelle e mi chiede di aiutarlo a spingerlo nella salita. Non posso deludere quella voglia di far tremare l’asfalto che leggo nei suoi occhi, il suo coraggio diventa la mia forza.

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Penso che in fondo la maratona sia qualcosa che di più simile non c’è alla vita e alla vita, cavolo, non ci si può arrendere mai. Quindi prendo fiato sì, rallento, a tratti cammino, ma non mollo.

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Niente gambe e niente testa, questa volta è stato il cuore a portarmi all’arrivo. Quel cuore un po’ malconcio, quello con le cicatrici, quello deboluccio. Bhè quell cuoricino che batte sempre a mille, su cui non avrei scommesso nemmeno un centesimo, mi ha portato (trascinando anche testa e gambe) ancora una volta con le braccia alzate, a tagliare il traguardo di Central Park.

Piango e chi mi mette la medaglia al collo mi abbraccia forte quasi come fosse la mia mamma.

Non mi chiedete quanto ci ho messo…a New York il tempo non conta, vale solo il cuore.

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Alpe di Siusi, la mezza “verde”

Giulia, Danilo Goffi e io all'edizione dello scorso anno
Giulia, Danilo Goffi e io all’edizione dello scorso anno

Domenica 5 luglio all’Alpe di Siusi si correranno 21 km nel verde che più verde non si può. Per chi non lo sapesse, l’alpeggio di Siusi, che si trova nella provincia di Bolzano, è il più grande altipiano d’Europa con un’estensione di circa 60 km2, una sorta di porta che si apre sulle Dolomiti. Insomma, un luogo perfetto per correre completamente immersi nella natura osservando un panorama mozzafiato.

Io ci sono stata l’anno scorso, per la prima volta, (leggete qui il mio racconto) e dato che ci ho lasciato il cuore, ritornerò anche quest’anno a riprendermelo.

Ma torniamo alla gara, dopo il riconoscimento ricevuto nel 2014 ai Green Events Austria Gala, la Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi si riconferma anche per quest’anno una gara dalla parte dell’ambiente. È arrivata infatti, per questa terza edizione, la certificazione Green Event, ovvero l’attestato della Provincia Autonoma di Bolzano che testimonia la sostenibilità della manifestazione per quanto concerne l’organizzazione e lo svolgimento della manifestazione.


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L’altipiano

Fra le varie azioni messe in atto dall’organizzazione c’è, ad esempi l’uso della raccolta differenziata, accompagnata dalla riduzione generale dei rifiuti e del consumo di energia, l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici e la distribuzione di cibo a chilometro zero. Oltre alla certificazione Green, la 21 chilometri dell’Alpe di Siusi sostiene anche un progetto nel Kenya attraverso la speciale maratona VIP. Questa partecipazione è dedicata a personalità di spicco dell’Alto Adige, che saranno sponsorizzati per un chilometro a testa. Per ogni chilometro gli sponsor della gara doneranno 500 euro per sostenere l’associazione di volontariato “Medici dell’Alto Adige per il Mondo“.

Running Agenda: le gare da non perdere in Costa Azzurra

La spiaggia di Nizza
La spiaggia e il mare di Nizza

Diciamolo, tra correre in città e correre al mare c’è una bella differenza. Vuoi mettere quell’aria salmastra che ti riempie i polmoni mentre lo sguardo si perde nell’azzurro, a cercare là dove finisce il mare e inizia il cielo? Il tutto, magari, accompagnato da un bel sole che illumina e riscalda l’anima?

Bene, dopo aver trascorso uno splendido week-end a Nizza, per correre i 10 km della Prom’Classic, ho fatto una piccola ricerca sulle gare della Costa Azzurra in programma nei prossimi mesi.

Ecco la mia mini selezione, da mettere in agenda per il 2015:

–        15 febbraio NICE CARNAVAL RUN: si corre, rigorosamente vestiti in maschera per festeggiare in modo alternativo il Carnevale, la 10 km o la 5 km. È prevista anche la 1 km dedicata ai bambini.

–        22 febbraio LE SEMI DE CANNES: la mezza maratona e la 10 km con partenza e arrivo nei pressi del Palais des Festivals

–        15 marzo SEMI-MARATHON DE HYERES LES PALMIERS: la mezza maratona, ma anche la 10 km e la 5km nei pressi delle splendide “Isole d’Oro”. La novità del 2105 è un percorso di 8 km per gli appassionati di nordic walking.

–        15 marzo MONACO RUN che comprende: la Riviera Classic, la gara di 23,8km che collega Ventimiglia a Monaco; la 10 Km di Montecarlo e la Monaco Walk, una marcia ad andatura libera di circa 5 km.

–        25-26 aprile SEMI-MARATHON INTERNATIONAL DE NICE che comprende, oltre alla mezza maratona, anche una 10 km, una 5 km tutta al femminile, una family run di 2 km e una 2 km solo per bambini.

–        8 novembre MARATHON DES ALPES MARITIMES: la maratona (42,195 km) che parte da Nizza e arriva a Cannes che può essere corsa anche nella formula staffetta 2×21,1 km, oppure sempre in staffetta, ma mettendo su un mini team di 6 corridori.

C’è l’imbarazzo della scelta!

…e voi, dove correrete?

Pain & pride in NY

Ho nostalgia di New York, è passata solo una settimana da quando sono tornata e già mi manca. Sento la mancanza di quel crash, di quel cortocircuito di emozioni che mi ha provocato girando per la città giorno e notte, ma una certezza c’è: ci ritornerò, ancora di corsa e ancora con lo stesso entusiasmo. Ho raccontato la “mia” NY, la mia avventura a stelle e strisce su Mood, il lifestyle magazine di Pambianco. (http://mood.pambianconews.com/paine-pride-in-ny/). Enjoy!

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“New York dorme. All’alba della prima domenica di novembre, nella città che non dorme mai, c’è uno strano silenzio, urla solo il vento. New York “sembra” che dorma, in realtà già da qualche ora migliaia di persone hanno già allacciato le loro scarpette da running, hanno già fatto la loro colazione super energetica e stanno scaldando i loro muscoli spalmandosi balsamo di tigre sulle gambe. È il giorno in cui si corre la 44esima edizione della New York City Marathon, l’evento podistico per eccellenza, il sogno di chi corre, e da lì a poco la Big Apple esploderà. Fa freddo, il termometro segna i 3 gradi, ma il percepito sfiora lo zero, tutta colpa di un vento gelido con raffiche che raggiungono i 70 km/h. È la Maratona newyorkese più fredda degli ultimi 20 anni, così dicono. E io sono lì per la prima volta.

Per raggiungere la start line, che si trova sul Ponte di Verrazzano, nel distretto di Staten Island, io e il gruppo di runner con cui sono arrivata dall’Italia, prendiamo un pullman che ci porta, in un’oretta di viaggio, dritto al villaggio della Maratona, nell’accampamento militare di Fort Wadsworth che ci ospiterà, ovviamente all’aperto, per le tre ore che precedono la gara. I controlli sono serratissimi, la temperatura scende e l’emozione sale. Nell’attesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi si copre con una tuta da sci, chi schiaccia un pisolino nel sacco a pelo, chi cammina avvolto nel piumone del letto e chi, secondo le proprie usanze, si ciba di piselli e fagioli, oppure, secondo le proprie scaramanzie, indossa calzini spaiati. Siamo oltre 50mila tra professionisti e amatori, provenienti da 125 Paesi (con l’Italia al terzo posto dopo Stati Uniti e Francia per numero di partecipanti). Intorno a me ci sono tutte le etnie, c’è il biondo, il moro, quello con gli occhi a mandorla e quello con la pelle scura. C’è quello con il fisico snello, ma anche quello con la pancetta, c’è la mamma, ma anche la nonna, c’è il gruppone rumoroso di amici e il solitario, c’è chi prega e chi canta. Insomma, ci siamo tutti, così diversi, ma così uguali grazie alla stessa passione per la corsa che ci rende quasi fratelli. Manca poco, le gambe gelate iniziano a scalpitare, ci si sorride, ci si scambiano chiacchiere anche se non si parla la stessa lingua, ci si carica a vicenda. Il tempo di qualche high-five di qua e di là ed ecco il cannone segnare ufficialmente l’inizio della gara. Per molti, e per me, è l’inizio del sogno di una vita, nelle orecchie vibra la voce di Liza Minnelli che canta “New York, New York”, si parte!

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Dal ponte di Verrazzano, che attraversa il canale Narrows, partono i top runner, prima le donne e poi gli uomini, e, a seguire le famose 4 wave, ondate programmate ogni 20 minuti circa per evitare la congestione alla linea di partenza. La mia è la seconda, alle 10.05 sono già sul ponte, frastornata da pensieri confusi tra cui il “chi me l’ha fatto fare?” e il “è il giorno più bello della mia vita!” e davanti a me 42,195 km o, per dirla all’americana, 26,2 miglia da correre. “Central Park mi aspetta”, continuo a ripetermi e inizio a correre. La salita sul Verrazzano è più dura del previsto, i muscoli sono freddi, le gambe girano a fatica, e nell’aria risuonano solo i respiri affannosi e le scarpette che sfiorano l’asfalto. Superato il ponte il percorso prosegue fino al quartiere di Brooklyn dove l’impatto è caldissimo: centinaia di persone urlanti si accalcano alle transenne per fare il tifo: ha inizio la festa!

Il calore della gente riscalda i cuori (e i muscoli) e da qui si comincia a svestirsi: c’è chi abbandona la tuta e il k-way e chi si libera di cappello e guanti. Tutti gli indumenti dismessi vengono lanciati ai bordi della strada e verranno poi raccolti per andare in beneficienza.

You can do it! Go, go, go!”, incita la gente. Il popolo di New York è tutto ai bordi delle strade per offrirti qualcosa: c’è chi ti porge acqua, biscotti e frutta o solo un sorriso, e chi applaude in uno scenario ricco di cartelli colorati incitanti che farebbero sentire importante chiunque passi di lì. Ti fanno sentire un prode, ma in fondo stai solo correndo. Sul percorso, 130 band musicali danno il ritmo alla nostra corsa.

Ed ecco scorgere il distretto del Queens, siamo più o meno al 13esimo miglio, metà gara è andata. Se mi guardo intorno vedo migliaia di magliette di persone che corrono per qualcuno o per qualcosa. Davanti a me corre una ragazza cieca con il suo accompagnatore, ma lungo il mio viaggio incontrerò anche tanti giovani in carrozzella e senza arti superiori con una determinazione a tagliare quel traguardo da mettere i brividi.

Poi, le gambe iniziano a cedere e un momento di sconforto prende il sopravvento. Ma è lì che, tra 50mila persone, incontro per caso un amico, una sorta di angelo custode, che mi accompagnerà per tutta la seconda parte della gara, spronandomi a “non mollare” fino all’arrivo.

Una volta raggiunto, e superato, il tanto temuto Queensboro Bridge, “il ponte dei crampi”, come l’ho rinominato a causa della salita infinta, inizia la lunghissima 1st Avenue che regala uno scorcio incredibile della città: siamo a Manhattan. La gara prosegue poi fino all’entrata nel quartiere del Bronx e successivamente lungo le strade di Harlem dove è tutto un saliscendi accompagnato da cori gospel. E da lì si corre verso il centro di Manhattan lungo la 5th Avenue, per arrivare finalmente in Central Park.

Gli ultimi chilometri sono quelli delle emozioni che prendono il sopravvento dove è la forza mentale a sorreggere il dolore e l’affaticamento muscolare. Le bandiere sventolano nell’aria, la folla di spettatori si fa sempre più fitta e sempre più festante, urla il tuo nome e grida “almost there”. Il traguardo è proprio lì davanti ai miei occhi, basta un solo passo, alzo le braccia al cielo e con l’ultima energia rimasta cerco di realizzare e convincermi di avercela fatta davvero. Le gambe crollano, le tiene su solo l’orgoglio perché chi termina una maratona, vince la gara più dura, quella contro se stesso. E il tempo che ci metti a percorrerla non conta. A New York, che tu ci metta 2h 10’59” come il vincitore, il keniano Wilson Kipsang, o 8 ore (il tempo limite della gara), sei considerato comunque un eroe”.

Pain is temporary, pride is forever.

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