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Alpe di Siusi, “mezza” gara e “mezza” vacanza

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Devo ammettere che all’Alpe di Siusi l’anno scorso un po’ il cuore ce lo avevo lasciato. E in qualche modo quest’anno ho cercato di andare a riprendermelo, ma niente, il mio cuore è rimasto ancora là.

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Esattamente 12 mesi fa avevo scoperto questo paradiso verde, l’altipiano addirittura più grande d’Europa, in occasione della Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi e avevo giurato che ci sarei tornata.

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E infatti eccomi qui a raccontare l’avventura di 21km lungo il verde di strade forestali e passerelle all’ombra dei giganti delle Dolomiti.

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E poichè non esiste esperienza straordinaria se non la si condivide con qualcuno di speciale, quest’anno la mia Alpe di Siusi, arrivata alla sua terza edizione, è stata tutta all’insegna dell’amicizia. A partire dai miei compagni di viaggio e d’avventura: Greta, Valeria, Raffaella e Luca, ma anche gli altri amici runners saliti sull’Alpe per correre per la prima volta questa tanto sognata “mezza”. Ritornare all’Alpe mi ha fatto ritrovare tante persone, a iniziare da Daniela del marketing del Consorzio Turistico, e Roberto dell’Ufficio Stampa fino a Gabriele, il coach che segue i ragazzi keniani in trasferta a Siusi per qualche settimana.

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Eh sì perchè l’Alpe di Siusi è un vero e proprio paradiso per i podisti tanto che offre un running park che comprende 20 tracciati, 11 punti di partenza, per un totale di 180 km che si snodano ad un’altitudine tra i 900 e i 2.300 metri. Ecco perchè l’Alpe di Siusi viene scelta da molti campioni per i loro allenamenti in altura, tra questi anche da molti team di keniani.

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Noi abbiamo soggiornato in un meraviglioso appartamento dell’Hotel Rosa, vicino a Castelrotto, la cui piscina con vista panoramica sulle Dolomiti lascia senza fiato facendoci quasi dimenticare che eravamo lì per una gara e non per una vacanza. Ma diciamolo, decidere di correre la Mezza dell’Alpe di Siusi è un po’ come scegliere di fare sì una gran faticaccia, dato il percorso della gara non troppo semplice, ma allo stesso tempo concedersi un momento di relax che non ha eguali. Quindi il mio consiglio è quello di trascorrere in qui almeno un weekend lungo per godere quanto più possibile della magia di questo luogo.

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Ma torniamo alla gara. Inutile che io vi racconti quanto il percorso sia tosto, stiamo parlando di 21km con 600 metri di dislivello su trada sterrata (e molto scivolosa) sotto lo sguardo dell’imponente massiccio dello Sciliar. Un percorso talmente strong da costringere molti, poco abituati come me a certe altitudini, a dover addirittura camminare in alcuni tratti di salita. Ma a rincuorarti c’è una distesa verde tutto intorno, le mucche al pascolo e tanti turisti che incroci mentre fanno trekking che non ti negano sorrisi e incitazione. A vincere questa edizione, a cui hanno partecipato 500 runners, è stato l’austriaco Simon Lechleitner che, dopo il secondo posto dello scorso anno, ha trionfato, con il tempo di 1:22′.44”. Non mi chiedete come un essere umano, dotato di gambe e non di zampe da stambecco, possa fare certi risultati su un percorso così, io davvero N O N L O S O!

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E comunque una certezza c’è, a ripagare di tutta la fatica fatta su queste salite e discese ci sono spettacolari piscine e spa, al profumo di fieno, pronte ad accoglierci corpo e mente. Va bene il dovere, ma viva il piacere!!!! Ormai per me è diventata quasi una tradizione: a luglio si va a corerre sull’Alpe di Siusi, punto e basta! Ciao cara Alpe, all’anno prossimo…

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#cityrunners ad alta quota. Alpe di Siusi, due passi in paradiso con i keniani

 

L'altipiano
L’altipiano

 

Ecco, correre tre metri sotto il cielo ancora mi mancava eppure Adidas, meglio di una Lampada di Aladino, è riuscita ad avverare anche questo.

Noi #cityrunners, si sa, siamo abituati a correre in città, come sottolinea tra l’altro anche il nostro nome, dove tutto è monotonamente piatto, quindi quando ci è stato proposto di partecipare alla Mezza dell’Alpe di Siusi l’entusiasmo e la curiosità si sono subito impennati. Correre a 2mila metri? La risposta è stata immediata: sì, lo voglio!

E subito ho cercato qualche dettaglio in più: si tratta di una gara, sponsorizzata da Adidas, di 21.097 metri con 600 metri di dislivello, riservata a soli 500 partecipanti, che si svolge, da due edizioni, sull’altipiano più grande d’Europa (ampio ben 60 km2), l’Alpe di Siusi, una sorta di porta che si apre sulle Dolomiti.

Molto convinte dai paesaggi mozzafiato che Google image ci ha anticipato e forse un po’ troppo ignare che si trattasse di una gara definita “abbastanza tosta” dagli addetti ai lavori, io e Giulia, l’altra #cityrunners coinvolta con me in questa avventura, ci siamo dirette alla conquista dell’Alpe.

Siamo partite in auto sabato mattina dal campo XXV aprile in compagnia niente di meno che di Danilo Goffi, nostro complice e angelo custode per tutto il week end, ma soprattutto campione italiano in carica di maratona che alla Mezza dell’Alpe di Siusi avrebbe gareggiato per allenarsi in vista dei suoi futuri impegni agonistici. Dopo uno spassosissimo viaggio, che mi ha ricordato le gite delle medie a suon di chiacchiericcio e patatine, siamo arrivati a Compaccio, piccolo insediamento e punto di partenza della maggior parte dei sentieri escursionistici dell’Alpe. Ad aspettarci una meravigliosa stanza del Seiser Alm Urthaler, hotel costruito interamente in legno secondo le regole della bio-architettura. Lì abbiamo conosciuto il nostro secondo angelo custode Pietro, del marketing di Adidas, che con la guida di Daniela del Consorzio Turistico ci ha accompagnati per un piccolo giro nel comprensorio del Bullaccia con tanto di viaggio in cabinovia.

E così ho scoperto che l’Alpe di Siusi è un vero e proprio paradiso per i podisti tanto che offre un running park che comprende 20 tracciati, 11 punti di partenza, per un totale di 180 km che si snodano ad un’altitudine tra i 900 e i 2.300 metri. Ecco perchè l’Alpe di Siusi viene scelta da molti campioni per i loro allenamenti in altura, tra questi anche da molti team di keniani.

Quest’anno era presente all’Alpe, per un training di due settimane, la squadra di keniani di coach Gianni De Madonna formata da Caroline Jepchirchir Chepkwony, seconda alla Vienna City Marathon, Mercy Jerotich Kibarus, Titus Kwemoi Masai, classe 1989, con un personal best sotto l’ora alla Mezza Maratona di Ras Al Khaimah nel 2010, Patrick Kipyegon Terer, vincitore quest’anno nella Maratona di Praga, e Lawi Kiptui.

E proprio con i keniani, il loro coach e Danilo abbiamo improvvisato un mini (e chiamiamolo “mini”) allenamento pomeridiano di 40’. Inutile dire che sono riuscita a seguirli, nonostante per la loro andatura andassero pianissimo, per nemmeno 10 minuti, poi ho deciso di deviare preferendo una doccia rigenerante pre-cena pittosto che stramazzare sul cucuzzolo della montagna inseguendo l’inseguibile.

Pronti per l'allenamento
Pronti per l’allenamento
Foto storica: io davanti alle keniane?????
Foto storica: io davanti alle keniane????

Durante la cena, dato che erano seduti proprio al nostro stesso tavolo, ho avuto modo di analizzare da vicino questi campioni che vivono e si allenano a Iten, su un altipiano del Kenya. Ho scoperto che amano le barbabietole, che mangiano tante carote, patate, insalata, pollo e pesce e che accompagnano il tutto con una tazza di latte caldo zuccherato. Sono ghiotti di frutta, in particolare di banane (“ndizi” in lingua Swahili) e di kiwi. Ma la loro bevanda preferita è il Chai Tea: acqua, zucchero, latte e thè. Dormono in media dalle 21 alle 8, e corrono due volte al giorno. La domenica si allenano solo una volta perchè vanno in chiesa e un altro giorno recuperano allenandosi tre volte, per un totale di circa 150 km a settimana. Dopo una lunga session fotografica ricca di selfie con i keniani la serata si è conclusa in albergo a vedere la partita di calcio Olanda-Costa Rica davanti a birra e noccioline per scongiurare l’ansia pre-gara che poi non ci ha fatto chiudere occhio durante la notte.

A cena con i keniani
A cena con i keniani
Keniani a cena
Il post cena: vai con lo shooting!!!

La sveglia è suonata alle 7, ma in realtà sia io che Giulia eravamo sveglie già da un pezzo con le farfalle nello stomaco. Dopo una rapida colazione a base di thè e fette biscottate con la marmellata e dopo aver deliberato che era meglio correre in corto (il sole quando faceva capolino tra le nuvole era davvero caldo) le #cityrunners erano pronte sulla griglia di partenza. O meglio, mentre Giulia aspettava lo sparo io sono stata accompagnata (addirittura con il furgone dei pompieri!!!) circa al decimo chilometro per correre la seconda metà della gara in una staffetta speciale.

Selfie in ascensore
#cityrunners selfie

Oltre alla nostra staffetta ne era prevista anche un’altra di beneficienza composta da 21 concorrenti che dovevano correre però soltanto un chilometro a testa con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’organizzazione “Medici dell’Alto Adige per il Mondo”.

Io, Danilo e Giulia
Io, Danilo e Giulia
#cityrunners alla partenza
#cityrunners alla partenza

E da lì mi si è aperto un mondo fatto di salite impossibili (fino al 30%) e discese ripide, mucche e cavalli liberi, ciclisti e famiglie che facevano trekking sul nostro stesso percorso, prati fioriti, ruscelli, ponticelli, e poi quel senso di totale libertà che placa qualsiasi segno di stanchezza. D’altra parte correre al cospetto del Sasso Piatto e del Sasso Lungo e sotto lo sguardo del Massiccio dello Sciliar, non è cosa da tutti i giorni.

E poi, ancora, la solidarità di chi ti supera, si gira e ti dice di non mollare, di chi ti incita e ti applaude dal bordo del percorso facendoti sentire importante anche se non ti conosce. Ecco, lo sport è questo e non c’è distanza o dislivello che ti faccia paura. Senza poi parlare di quando tagli il traguardo e ti senti, per un attimo, invincibile anche se non salirai mai sul podio. Non c’è che dire, più che stancarmi la corsa mi fortifica ed è tutto tremendamente bello.

A 50 metri dal traguardo
A 50 metri dal traguardo
La finish line
La finish line

E la felicità è aumentata quando all’arrivo ho ritrovato Giulia (ancora tutta intera!) e ho scoperto che Danilo era arrivato 3° assoluto con il tempo di 1:23’33’’ (ma non doveva essere solo un allenamento, Dani????) e abbiamo festeggiato tutti con canederli, salsiccette, strudel di mele e cioccolata con panna, alla faccia del recovery meal!

Io, Danilo e Giulia all'arrivo
Io, Danilo e Giulia all’arrivo
Il podio "vero"
Il podio “vero”
Il podio "falso"
Il podio “falso”
#cityrunners e Danilo Goffi
Una squadra fortissimi

Scendere dall’Alpe di Siusi e tornare in città non è stato facile, ma d’altraparte noi siamo #cityrunners che possono trasformarsi in stambecchi sì, ma solo per un giorno!

Un grazie speciale va innanzitutto ad Adidas per l’opportunità che ci ha dato facendoci sentire delle principesse in scarpe da ginnastica, a Giulia, impavida #cityrunners con cui spero di aver iniziato una bella amicizia, e a Danilo, il campione sempre sorridente dall’infinita carriera sportiva e dalla semplicità immensa, da cui tutti noi aspiranti runner dovremmo prendere esempio.