#cityrunners, 1st running session: survivors!

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La parola d’ordine del primo allenamento di questa stagione è stata: sopravvivenza!

Resistere alla sveglia che suona, di sabato mattina, alle 6.45. Resistere al freddo, il termometro segna -1 grado. Resistere a coach Rondelli, più carico che mai.

Sulla pista del Campo XXV Aprile (là dove si allenano i campioni veri, per capirci), c’è il ghiaccio, ma ci siamo anche noi #cityrunners: abbiamo voglia di correre e di riscaldare quelle corsie.

Il menù di coach Rondelli ha proposto:

– riscaldamento e breve sessione di stretching;

– 4 km a ritmo medio+recupero+2 km a ritmo più veloce;

– defaticamento

Meno male che c’è poi il recovery meal che fa dimenticare ogni cosa: fatica, freddo, sonno…e ritorniamo tutti un pò Spartani!!!

La vera forza di uno Spartano è il guerriero al suo fianco

 

#cityrunners second edition: “fuori la grinta!”

Squadra che vince non si cambia. Ma si arricchisce di nuove leve. È partita la seconda edizione del progetto #cityrunners, la running community di Adidas, che per la sua versione 2.0 ha arruolato una cinquantina di nuovi runner in erba che si sono dati appuntamento, sabato scorso, presso l’headquarter del brand delle tre strisce a Monza. Anche quest’anno l’obiettivo è quello di correre la Milano City Marathon, da soli o in staffetta, ciò che cambia è che durante questa nuova edizione si farà sul serio. Il primo anno è servito per rodare le gomme, addesso c’è da correre duro.

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C’è un fitto programma di allenamento che ci aspetta, ma soprattutto a bordo pista ci aspetta lui, coach Giorgio Rondelli, che già dalle sue prime battute sembra carichissimo: “Qui ci vuole il saio francescano della fatica”, ha detto. “Bisogna credere, obbedire, macinare chilometri e ripetute”. I neofiti sono avvisati!

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E poi ci sono loro, le Utra Boost, le nuovissime scarpe da running firmate Adidas che, come promette il claim, faranno rivoluzione nel mondo della corsa. Presentate il 23 gennaio a New York, le Ultra Boost saranno in vendita in Italia a partire dal 1° marzo, ma i #cityrunners, esseri privilegiati, avranno la possibilità di testarle da subito, in anteprima.

Ma torniamo al kick off 2015: innanzitutto sono stati premiati i #cityrunners più meritevoli dello scorso anno in fatto di performance, attività sui social e fedeltà al brand, ma sono stati anche nominati alcuni ambassador che organizzeranno, nel corso del prossimo quadrimestre, allenamenti collettivi di corsa nelle diverse zone di Milano.

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per concludere in bellezza il primo incontro, sapete chi è venuto a trovarci? Sulle note di “Notti magiche” di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, è spuntato a sorpresa la leggenda del calcio italiano, l’ex difesore Beppe Bergomi, che ci ha raccontato della sua passione per la corsa e in particolare dell’importanza di essere parte di una squadra: “Correre da soli – ha detto – é faticoso, quando si trova un gruppo unito é più facile raggiungere grandi risultati”.

E il punto di forza dei #cityrunners è proprio l’unità. I presupposti per una grintosissima stagione di corsa ci sono tutti, non ci resta che allacciare le scarpette e sgambettare alla conquista della città.

Running Agenda: le gare da non perdere in Costa Azzurra

La spiaggia di Nizza
La spiaggia e il mare di Nizza

Diciamolo, tra correre in città e correre al mare c’è una bella differenza. Vuoi mettere quell’aria salmastra che ti riempie i polmoni mentre lo sguardo si perde nell’azzurro, a cercare là dove finisce il mare e inizia il cielo? Il tutto, magari, accompagnato da un bel sole che illumina e riscalda l’anima?

Bene, dopo aver trascorso uno splendido week-end a Nizza, per correre i 10 km della Prom’Classic, ho fatto una piccola ricerca sulle gare della Costa Azzurra in programma nei prossimi mesi.

Ecco la mia mini selezione, da mettere in agenda per il 2015:

–        15 febbraio NICE CARNAVAL RUN: si corre, rigorosamente vestiti in maschera per festeggiare in modo alternativo il Carnevale, la 10 km o la 5 km. È prevista anche la 1 km dedicata ai bambini.

–        22 febbraio LE SEMI DE CANNES: la mezza maratona e la 10 km con partenza e arrivo nei pressi del Palais des Festivals

–        15 marzo SEMI-MARATHON DE HYERES LES PALMIERS: la mezza maratona, ma anche la 10 km e la 5km nei pressi delle splendide “Isole d’Oro”. La novità del 2105 è un percorso di 8 km per gli appassionati di nordic walking.

–        15 marzo MONACO RUN che comprende: la Riviera Classic, la gara di 23,8km che collega Ventimiglia a Monaco; la 10 Km di Montecarlo e la Monaco Walk, una marcia ad andatura libera di circa 5 km.

–        25-26 aprile SEMI-MARATHON INTERNATIONAL DE NICE che comprende, oltre alla mezza maratona, anche una 10 km, una 5 km tutta al femminile, una family run di 2 km e una 2 km solo per bambini.

–        8 novembre MARATHON DES ALPES MARITIMES: la maratona (42,195 km) che parte da Nizza e arriva a Cannes che può essere corsa anche nella formula staffetta 2×21,1 km, oppure sempre in staffetta, ma mettendo su un mini team di 6 corridori.

C’è l’imbarazzo della scelta!

…e voi, dove correrete?

A Verona si corre in nome dell’amore

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Basta fiori, peluches e cioccolatini a forma di cuore, a San Valentino regaliamoci una corsa nella città dell’amore, Verona, che il 15 febbraio ospita l’ottava edizione della Giulietta e Romeo Half Marathon. Tra le bellezze artistiche della città, in un periodo davvero speciale come quello di San Valentino, si corre oltre alla mezza maratona agonistica, la Duo Half Marathon, la “mezza” (non competitive aperta a tutti) da compiere in staffetta con un partner che può essere ad esempio il marito, il fidanzato, l’amante o semplicemente l’amico. Ma anche un’amica.

Il primo frazionista farà 8 km mentre il secondo taglierà il traguardo dopo altri 13 km, nei pressi della famosa Arena.

Le iscrizioni sono ancora aperte online (http://www.giuliettaeromeohalfmarathon.it/it/), anche se non manca molto a raggiungere il tanto auspicato sold-out di 8mila iscritti che confermerebbero la competizione quale seconda mezza maratona in Italia e la prima di tutto il nord.

I team iscritti alla staffetta sono al momento più del doppio rispetto al 2014 quando arrivarono in 473 squadre sulla linea di arrivo in piazza Bra.

Tra gli staffettisti quest’anno correrà anche Gelindo Bordin, medaglia d’oro nella Maratona olimpica di Seul nel 1988.

Prom’Classic, correre d’inverno in Costa Azzurra come fosse primavera

Eh già, non ci sono più le mezze stagioni. Lasci una Milano invernale e dopo sole 3 ore di macchina (ho detto di macchina, non di aereo!) ti ritrovi in piena primavera. A gennaio.

Parti con jeans, Ugg e maglione di lana e ti ritrovi in costume, a mangiare sulla spiaggia a piedi nudi, con gli occhiali da sole e i gabbiani (ho detto gabbiani, non piccioni!) che ti svolazzano sulla testa.

Succede a Nizza, nel secondo week end dell’anno, dove è organizzata la 16esima edizione della Prom’Classic, la 10 km che si corre ogni anno a Nizza, sulla soleggiata Promenade des Anglais. E noi non potevamo mancare. Dico “noi” perchè in questa trasferta “azzurra” non ero da sola, ma accompagnata da un dream team d’eccezione, gli amici Greta, Raffaella e Luca.

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La Prom’Classic è tra le più importanti 10 km di Francia, è la prima corsa dell’anno nel calendario di gare nazionali ed europee ed è diventata un appuntamento da non perdere per gli appassionati della corsa attirando molti partecipanti soprattutto di Paesi vicini, come Italia e Svizzera.

Alla partenza, preceduta da un minuto di silenzio per commemorare le vittime di Charlie Hebdo, c’erano 8.700 atleti divisi in griglie, tra cui una appositamente dedicata alle donne. Sul podio femminile arriva Sophie Duarte (33’06”) e su quello maschile Abdellatif Meftah (29’01”), entrambi francesi.

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La gara, come lo scorso anno, è stata sponsorizzata da Kalenji, brand del colosso francese Decathlon dedicato al running, che per l’occasione ha presentato le sue novità di prodotto targate 2015.

Oltre all’abbigliamento tecnico e agli accessori, per cui Kalenji è già molto conosciuto per il rapporto qualità-prezzo, il brand negli ultimi anni si sta focalizzando sempre di più anche sul settore delle running shoes performanti. In particolare, quest’anno ha lanciato una ricca linea di 7 modelli (4 da strada e 3 per il trail), per un totale di 16 referenze di calzature dedicate all’uomo e alla donna.

Durante la Prom’Classic ho avuto l’occasione di testare le nuove Kalenji Kiprun SD, nella variante fucsia e blu, modello dedicato all’universo femminile. Le ho trovate leggere, ma allo stesso tempo confortevoli (sinceramente più di quanto immaginassi), e dal design accattivante. Insomma, una scarpa sicuramente adatta alle brevi distanze che fa la sua bella figura anche per il tempo libero, sotto un paio di jeans. 

Da questo week end, tutto omelette, baguette e crepes, ho imparato sostanzialmente 3 cose:

–       Nizza è la città in cui mi trasferirei a vivere anche subito

–       Kalenji fa delle scarpe da running oltre ogni aspettativa

–       ….e senza gli amici, niente sarebbe come è. Grazie!

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Relax and take it easy!

20141228_133458_Amber_SmokeSono esattamente 27 giorni che non corro complice una simpatica tracheite che ha deciso di diventare la mia migliore amica proprio nei giorni di festa. Ho pensato di sfruttare questo periodo di stop forzato, quindi, dedicandomi un po’ a me e al mio relax leggendo, cucinando, ascoltando musica, insomma coccolando corpo e mente e cercando di soffocare quell’Hannibal inside tipico dell’astinenza da corsa.

Tra i regali che mi ha portato Babbo Natale c’é una cosa di cui ignoravo l’esistenza e di cui ora non posso più fare a meno.  Qualcuno di voi conosce già il Mysa? É un tappetino chiodato per agopressione, prodotto in Svezia. Sdraiandosi su di esso, le sue circa 6mila punte a densità bilanciata stimolano il rilascio di endorfina (l’ormone della felicità) e ossitocina (l’ormone dell’amore e della serenità) con effetti analgesici e rilassanti.

Scioglie tensioni a schiena, area cervicale e muscoli contratti regalando tanto relax conciliando persino il sonno.

Io l’ho provato anche sotto i piedi come riflessologia plantare, top! E ho scoperto che può essere associato anche allo yoga con tanto di corsi organizzati ad hoc!

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Offfi…NATURAlmente!

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La natura è tumultuosa e magnetica, si sa, e ci sono luoghi che, se anche soltanto li sfiori con lo sguardo, ti lasciano addosso quell’elettricità magica che difficilmente riesci a scrollarti via di dosso.

Passeggiando sotto la pioggia, qualche giorno fa, per le vie del quartiere Isola, a Milano, mi sono imbattuta in un vetrina luccicante che si apriva su un angolo di giardino segreto nel cuore della città. Un luogo indefinibile, dall’atmosfera surreale, a metà tra una green boutique e una plant nursery dove la padrona di casa è appunto la natura. 

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Offfi è un piccolo spazio, di soli 50 mq, che da qualche mese si è materializzato in via Carmagnola 8 grazie al sogno nel cassetto di Mario Nobile, ex manager di una multinazionale farmaceutica, che ha lasciato la sua carriera avviata e coraggiosamente l’ha reso realtà. Il suo desiderio? “Restituire umanità alla vita quotidiana”. Con piccole cose, gentili.

In ogni periodo dell’anno il negozio offre piante, fiori, vasi realizzati a mano e antiche ceramiche che riprendono vita grazie alle visioni e interpretazioni fiabesche di Mario accompagnato da Giulietta, la sua inseparabile cagnolina di razza bulldog francese.

Per Natale, però, Offfi ha dato il meglio di sè trasformandosi in un bosco incantato abitato da magiche presenze. Aprire la sua porta è un po’ come oltrepassare lo specchio di Alice e calarsi in un mondo fantastico: un giardino attraversato dall’eterea bellezza di una principessa, dalla scintillante eleganza di un leone circense e dalla malinconica maschera di un clown. Da Offfi non si può proprio uscire a mani vuote, la natura ti cattura e senti la necessità di portartene a casa un pezzettino…Io non ho potuto dire di no a un piccolo agrifoglio e a un topo ballerino!

Fateci un salto!

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É tempo di letterine. Chi ha detto che Babbo Natale non esiste?

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Caro Babbo Natale,

quest’anno sono stata buona, forse addirittura troppo, qualcuno mi dice. Tu piuttosto, sono 25 anni che aspetto il “Dolce Forno” e il “Camper di Barbie”….vabbè, penso che ormai siano fuori produzione quindi se vuoi farti perdonare per tutti quei Natale che, speranzosa, scartavo regali trovando solo calze, guanti e cappelli, tutti rigorosamente di lana manco vivessi io al Polo Nord, ti ho fatto una lista facile facile di desideri che spero vengano esauditi prima che io compia i 50 anni.

PS vedi di non deludermi altrimenti, al posto della tazza di latte caldo e dei biscotti, ti lascio Ugo affamato sul terrazzo. Sappi che ha un debole per le renne!!! Non vorrai mica consegnare i regali a tutti i bimbi del mondo a piedi, vero???

With love, Rossana

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Ecco, iniziamo con un tris di “cosucce” del mio brand del cuore, adidas, tutte facilmente acquistabili sul sito www.adidas.it:

felpa con cappuccio climaheat, ideale per correre d’inverno senza avere più la scusa del “fa freddo”

scarpe Supernova Gilde Boost, belle per camminarci e super veloci per correrci

tight bicolor adidas by Stella McCartney, correre più fashion di così proprio non si può

Avrei adocchiato anche una t-shirt tecnica di Almostthere che parla da sola: “in direzione ostinata e contraria”, che giusto mi si addice. Acquistabile su www.almostthere.eu

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Passando alle cose più frivole, che tanto mi piacciono, avrei messo gli occhi sul Samsung Note 4, sai il mio Note 2 ormai é un po’ vecchiotto e poi, si sa, la tecnologia avanza…bisogna stare al passo con i tempi, o no? Su www.samsung.com puoi trovare tutte le caratteristiche di questo “phablet”.  Ti dico solo: fotocamera da 16 Mpx!!!!

A proposito di vecchiume, anche il mio Garmin ormai é un orologio vintage, che però nonostante gli anni non sbaglia un colpo. La nuova versione del Forerunner 220 non é niente male, sappi che sono pronta al cambio! (http://www.garmin.com/it-IT)

Caro Babbo Natale, sai che amo il Bio, il the, le tisane e tutte le brodaglie calde, anche d’estate. Perciò se fai un salto al negozio di Lov Organic di via Victor Hugo, a Milano (o se proprio non hai tempo anche su www.lov-organic.com) potresti scegliere “Lov is Zen“, una tisana a base di rooibos aromatizzato alla mela, arancia e caramello. Ideale per i momenti di relax.

Ah, dimenticavo, ho scovato un brand francese di bijoux, Grizzly Chérie (http://grizzlycheri.com/) che fa delle cose troppo carine. Ti ho segnalato un paio di orecchini che non puoi proprio non regalarmi.

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Il Regalo con la “R” maiuscola, però, l’ho lasciato per ultimo. É una scatola che contiene una promessa, quella di correre ancora la Maratona di New York! Tu che di sogni e di promesse te ne intendi, ci puoi mettere una buona parola? Io, come al solito ci metterò, anima, cuore e gambe. Prometto.

Let’s Pump it up! Il “gonfia-sgonfia” di Reebok compie 25 anni

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Il mio è un vero e proprio attacco di nostalgia. Se dico “PUMP”, sono certa che non devo dare altre spiegazioni. Sono sicura che chi, come me, è figlio degli anni ’80, non ha bisogno di altre parole per capire che si tratta di un modello di scarpe sportive che hanno fatto la storia.

Quando ancora la parola “sneaker” non faceva parte del nostro vocabolario, e la scarpa dal mood sportivo veniva ancora chiamata “scarpa da ginnastica” o “scarpa da tennis”, venne presentata per la prima volta la tecnologia “The Pump”, su una scarpa Reebok. Era il 24 novembre 1989.

Ve la ricordate la famosa “pallina” da basket posizionata sulla linguetta della scarpa che dava la possibilità di gonfiare e sgonfiare camere d’aria posizionate nella tomaia e avere così un controllo diretto sul fit and feel delle calzature sul proprio piede? Bene, quella tecnologia, ideata da un ex vigile del fuoco, un tale Paul Litchfield, ha appena spento 25 candeline.

Studiato originariamente per il campo da basket, questo sistema ha avuto un successo tale che a partire dai primi anni ’90 vennero lanciate una serie di Pump realizzate appositamente un po’ per tutti gli sport, dal cross training al walking fino al running, al tennis e persino all’aerobica.

Come dimenticare il cestista Dee Brown che nel 1991 “pompava” le sue Reebok sul parquet di gioco prima di ogni sua schiacciata?

Il boom però è arrivato quando le Reebok Pump hanno raggiunto la strada. Migliaia di ragazzini, Reebok ai piedi, si sfidavano a suon di “tu quanti pump dai?” e il fenomeno non si è più arrestato diventando un must-have anche dell’universo femminile (ma quanto mi piacevano quelle bianche e blu del mio compagno di banco del liceo???).

E proprio in occasione del 25° compleanno di Pump, Reebok ha deciso di regalare a tutti i suoi fan la riedizione degli storici modelli “gonfia-sgonfia”, dalla Bringback alla Battletop fino alla Omni Lite.

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Pain & pride in NY

Ho nostalgia di New York, è passata solo una settimana da quando sono tornata e già mi manca. Sento la mancanza di quel crash, di quel cortocircuito di emozioni che mi ha provocato girando per la città giorno e notte, ma una certezza c’è: ci ritornerò, ancora di corsa e ancora con lo stesso entusiasmo. Ho raccontato la “mia” NY, la mia avventura a stelle e strisce su Mood, il lifestyle magazine di Pambianco. (http://mood.pambianconews.com/paine-pride-in-ny/). Enjoy!

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“New York dorme. All’alba della prima domenica di novembre, nella città che non dorme mai, c’è uno strano silenzio, urla solo il vento. New York “sembra” che dorma, in realtà già da qualche ora migliaia di persone hanno già allacciato le loro scarpette da running, hanno già fatto la loro colazione super energetica e stanno scaldando i loro muscoli spalmandosi balsamo di tigre sulle gambe. È il giorno in cui si corre la 44esima edizione della New York City Marathon, l’evento podistico per eccellenza, il sogno di chi corre, e da lì a poco la Big Apple esploderà. Fa freddo, il termometro segna i 3 gradi, ma il percepito sfiora lo zero, tutta colpa di un vento gelido con raffiche che raggiungono i 70 km/h. È la Maratona newyorkese più fredda degli ultimi 20 anni, così dicono. E io sono lì per la prima volta.

Per raggiungere la start line, che si trova sul Ponte di Verrazzano, nel distretto di Staten Island, io e il gruppo di runner con cui sono arrivata dall’Italia, prendiamo un pullman che ci porta, in un’oretta di viaggio, dritto al villaggio della Maratona, nell’accampamento militare di Fort Wadsworth che ci ospiterà, ovviamente all’aperto, per le tre ore che precedono la gara. I controlli sono serratissimi, la temperatura scende e l’emozione sale. Nell’attesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi si copre con una tuta da sci, chi schiaccia un pisolino nel sacco a pelo, chi cammina avvolto nel piumone del letto e chi, secondo le proprie usanze, si ciba di piselli e fagioli, oppure, secondo le proprie scaramanzie, indossa calzini spaiati. Siamo oltre 50mila tra professionisti e amatori, provenienti da 125 Paesi (con l’Italia al terzo posto dopo Stati Uniti e Francia per numero di partecipanti). Intorno a me ci sono tutte le etnie, c’è il biondo, il moro, quello con gli occhi a mandorla e quello con la pelle scura. C’è quello con il fisico snello, ma anche quello con la pancetta, c’è la mamma, ma anche la nonna, c’è il gruppone rumoroso di amici e il solitario, c’è chi prega e chi canta. Insomma, ci siamo tutti, così diversi, ma così uguali grazie alla stessa passione per la corsa che ci rende quasi fratelli. Manca poco, le gambe gelate iniziano a scalpitare, ci si sorride, ci si scambiano chiacchiere anche se non si parla la stessa lingua, ci si carica a vicenda. Il tempo di qualche high-five di qua e di là ed ecco il cannone segnare ufficialmente l’inizio della gara. Per molti, e per me, è l’inizio del sogno di una vita, nelle orecchie vibra la voce di Liza Minnelli che canta “New York, New York”, si parte!

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Dal ponte di Verrazzano, che attraversa il canale Narrows, partono i top runner, prima le donne e poi gli uomini, e, a seguire le famose 4 wave, ondate programmate ogni 20 minuti circa per evitare la congestione alla linea di partenza. La mia è la seconda, alle 10.05 sono già sul ponte, frastornata da pensieri confusi tra cui il “chi me l’ha fatto fare?” e il “è il giorno più bello della mia vita!” e davanti a me 42,195 km o, per dirla all’americana, 26,2 miglia da correre. “Central Park mi aspetta”, continuo a ripetermi e inizio a correre. La salita sul Verrazzano è più dura del previsto, i muscoli sono freddi, le gambe girano a fatica, e nell’aria risuonano solo i respiri affannosi e le scarpette che sfiorano l’asfalto. Superato il ponte il percorso prosegue fino al quartiere di Brooklyn dove l’impatto è caldissimo: centinaia di persone urlanti si accalcano alle transenne per fare il tifo: ha inizio la festa!

Il calore della gente riscalda i cuori (e i muscoli) e da qui si comincia a svestirsi: c’è chi abbandona la tuta e il k-way e chi si libera di cappello e guanti. Tutti gli indumenti dismessi vengono lanciati ai bordi della strada e verranno poi raccolti per andare in beneficienza.

You can do it! Go, go, go!”, incita la gente. Il popolo di New York è tutto ai bordi delle strade per offrirti qualcosa: c’è chi ti porge acqua, biscotti e frutta o solo un sorriso, e chi applaude in uno scenario ricco di cartelli colorati incitanti che farebbero sentire importante chiunque passi di lì. Ti fanno sentire un prode, ma in fondo stai solo correndo. Sul percorso, 130 band musicali danno il ritmo alla nostra corsa.

Ed ecco scorgere il distretto del Queens, siamo più o meno al 13esimo miglio, metà gara è andata. Se mi guardo intorno vedo migliaia di magliette di persone che corrono per qualcuno o per qualcosa. Davanti a me corre una ragazza cieca con il suo accompagnatore, ma lungo il mio viaggio incontrerò anche tanti giovani in carrozzella e senza arti superiori con una determinazione a tagliare quel traguardo da mettere i brividi.

Poi, le gambe iniziano a cedere e un momento di sconforto prende il sopravvento. Ma è lì che, tra 50mila persone, incontro per caso un amico, una sorta di angelo custode, che mi accompagnerà per tutta la seconda parte della gara, spronandomi a “non mollare” fino all’arrivo.

Una volta raggiunto, e superato, il tanto temuto Queensboro Bridge, “il ponte dei crampi”, come l’ho rinominato a causa della salita infinta, inizia la lunghissima 1st Avenue che regala uno scorcio incredibile della città: siamo a Manhattan. La gara prosegue poi fino all’entrata nel quartiere del Bronx e successivamente lungo le strade di Harlem dove è tutto un saliscendi accompagnato da cori gospel. E da lì si corre verso il centro di Manhattan lungo la 5th Avenue, per arrivare finalmente in Central Park.

Gli ultimi chilometri sono quelli delle emozioni che prendono il sopravvento dove è la forza mentale a sorreggere il dolore e l’affaticamento muscolare. Le bandiere sventolano nell’aria, la folla di spettatori si fa sempre più fitta e sempre più festante, urla il tuo nome e grida “almost there”. Il traguardo è proprio lì davanti ai miei occhi, basta un solo passo, alzo le braccia al cielo e con l’ultima energia rimasta cerco di realizzare e convincermi di avercela fatta davvero. Le gambe crollano, le tiene su solo l’orgoglio perché chi termina una maratona, vince la gara più dura, quella contro se stesso. E il tempo che ci metti a percorrerla non conta. A New York, che tu ci metta 2h 10’59” come il vincitore, il keniano Wilson Kipsang, o 8 ore (il tempo limite della gara), sei considerato comunque un eroe”.

Pain is temporary, pride is forever.

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