Con Diadora una staffetta di 1500 km attraverso l’Europa

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Vi piacerebbe prendere parte a una staffetta di 1500 km?

Diadora, per celebrare la prima campagna di brand mondiale “Make it Bright”, ha organizzato la staffetta più spettacolare mai intrapresa prima. Sarà una corsa di 1500 km che attraverserà l’Europa e verrà seguita da un team di supporto e dalla troupe che fornirà aggiornamenti live dell’impresa sul sito dedicato.

Non sono richieste doti da maratoneta per partecipare, basta solo la passione per la corsa, quindi la selezione è aperta a tutti quelli che si candideranno su http://makeitbright.diadora.com/ fino al 30 gennaio.

La staffetta, che si terrà dall’11 al 19 febbraio, partirà dalla sede Diadora di Caerano di San Marco (TV), presso l’impianto in cui verrà avviata la produzione del primo paio di SS2016 N9000. Una volta uscito dallo stabilimento di produzione, questo paio di scarpe partirà alla scoperta dell’Europa per terminare la propria corsa in Spagna, dove verrà consegnato a Barcellona.

5 motivi per correre (a Nizza) la Prom’Classic

Correre la Prom’Classic è sempre un’ottima idea. Potrei elencarvi un milione di buoni motivi per andare a Nizza, nel weekend appena dopo l’Epifania, e partecipare a questa corsa di 10 km interamente lungo la Promenade des Anglais. Ma ne ho scelti solo 5 (per me i più importanti) perchè questa gara diventi un must del vostro calendario runnico.

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1.    Innanzitutto per tuffarsi qualche giorno in una vera e propria stagione primaverile (anche se si è a metà gennaio), rispolverare l’outfit da corsa estivo e azzardare, se si è fortunati, addirittura un bagno in mare post gara.

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2. Perché è una gara adatta a tutti, dai professionisti ai principianti (è completamente  piatta) e, novità di quest’ultima edizione, anche ai più piccoli che hanno potuto cimentarsi nelle distanze 1,5km per i bambini tra i 10 e gli 11 anni e 750m per quelli di età compresa tra 8 e 9 anni.

La corsa dei bimbi
La corsa dei bimbi

3. Poi perchè gareggiare proprio sotto l’Hotel Negresco ha un fascino senza eguali. Correre seguendo la sua famosa cupola rosa riporta alla magia della Belle Epoque. Lo sapevate che l’albergo fondato nel 1913 è considerato una sorta di Tour Eiffel di Nizza oltre che quasi un museo perchè custodisce numerose opere d’arte tra cui un ritratto di Luigi XIV, secondo per importanza solo a quello del Louvre?

All'orizzonte la cupola del Negresco
All’orizzonte la cupola del Negresco

4. Per godersi in assoluto relax il tramonto della baia seduti sulle celebri chaises bleues (le seggiole blu) lungo la Promenade des Anglais assaporando la brezza marina della Costa Azzurra.

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5. Per gustare, come recovery meal, la Socca (si pronuncia con l’accento sulla à), la sottilissima pasta di farina di ceci, simile alla nostra farinata, o la Pissaladière, tipica focaccia rustica con cipolle, acciughe e olive, passeggiando tra i vicoli della città vecchia.

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Fai il pieno di energia verde!

Se Braccio di Ferro, l’eroe forzuto per eccellenza, mangiava tanti spinaci un motivo ci sarà e dato che in questo periodo dell’anno c’è bisogno tanto di depurarsi quanto di recuperare le forze per iniziare alla grande il nuovo anno, ecco la ricetta di un succo vivo (estratto a freddo) semplice e veloce per fare il pieno di energia (verde naturalmente!).

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  • 1 avocado (apporta grasso linolenico e Omega 3, grassi buoni che contrastano il colesterolo).
  • 1 pompelmo rosa (grazie alla naringina riduce le tossine nel fegato e rende la pelle più bella).
  • 3 manciate di spinaci (hanno un elevato potere depurativo e aiutano, grazie alla clorofilla, la fissazione del calcio e del fosforo sia nelle ossa che nei denti).
  • 3 quadratini di zenzero (è un vero e proprio concentrato di virtù benefiche che vanno dall’azione antinfiammatoria a quella depurativa, antiossidante e antitumorale con benefici in particolare per lo stomaco, il cuore e il fegato).
  • 50 ml di acqua

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Relax, Recharge & Restart

C’è un tempo per correre e uno per fermarsi un po’ a prendere fiato. Lo chiede il corpo, lo pretende la mente. C’è un momento in cui la modalità ‘reset’ é d’obbligo e allora si mette ordine per ripartire più forte di prima.

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Dopo aver corso una maratona ti senti come svuotato. Passi mesi ad allenarti duramente con un unico obiettivo. I giorni passano scanditi da sudore, fatica, sacrificio e rinunce, poi quei 42 km ti ridanno tutto in un istante solo, proprio quando tagli quel traguardo che hai immaginato e sognato per così tanto tempo. E poi improvvisamente é il vuoto. Ti manca tutto.

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Ed é proprio in quel momento che si sente la necessità di ripartire da zero, di ripartire da se stessi. É un po’ quello che sta succedendo a me in questo periodo, insomma sento il bisogno di riscoprire quel piacere di correre, lontano dagli obiettivi forzati, dalle competizioni, dalle tabelle e dai tempi. Riappassionarmi, ecco, è la parola giusta.

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Prima regola, correre quando (e solo se) ne ho voglia. Lasciare l’orologio e la musica a casa e improvvisare un percorso al momento, meglio ancora se in un posto nuovo dove non sono mai stata. E poi sto riscoprendo anche il piacere di correre da sola, un po’ come quando tutto ebbe inizio. Solo io, la mia testa, il mio cuore e le mie gambe. E niente più.

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Nella mia personalissima fase di disintossicazione dalla corsa sto trovando spazio anche per altro, per lo yoga e per il training ad esempio. Fortificare mente e corpo sarà uno dei buoni propositi per l’anno che sta per iniziare.

Quando si vuole fare troppo i fenomeni, poi arriva un momento in cui si ha la necessità dì ritornare a sentirsi un po’ più umani…

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Quando il top misura i battiti

Monitorare il battito cardiaco è sempre stato un mio pallino e quando la tecnologia ‘sforna’ nuovi dispositivi in questo ambito sono sempre molto curiosa di provarli. In principio c’era solo la fascia toracica, a mio avviso la soluzione più performante (ma anche la più fastidiosa e spesso dolorosa quando la si indossa per allenamenti/gare lunghi), poi sono arrivati i cardiofrequenzimetri con rilevazione del battito direttamente dal polso, comodi sì, ma non del tutto precisi.

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E infine è arrivato il top (al maschile in versione t-shirt) con fascia direttamente incorporata. Ci ha pensato Kalenji, il brand di Decathlon dedicato al running, lanciando sul mercato una tecnologia applicata proprio agli indumenti. Attraverso degli elettrodi integrati alle trame del tessuto è possibile captare le frequenze cardiache durante la corsa senza la necessità di indossare la famosa cintura. Io ho provato il top, bellissimo nella sua variante verde acqua e giallo, che trovate negli store Decathlon a 14,95 euro.

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Prima di indossarlo ho semplicemente applicato, sul punto di attacco, il sensore del mio cardiofrequenzimetro Garmin (ma è compatibile un po’con tutti), l’ho messo su e ho aspettato che si sincronizzasse al mio orologio. Ho fatto una corsetta indoor di circa una mezz’ora dimenticandomi completamente di ciò che stavo indossando. Ineccepibile dal punto di vista tecnico (preciso e senza perdere la connessione) anche per quanto riguarda l’aspetto pratico, il Top Cardio è un ottimo prodotto. Si può infatti comodamente lavare in lavatrice (mi raccomando, senza sensore!).

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Ah, dimenticavo…se non avete un cardiofrequenzimetro potete acquistare a parte un sensore (costa intorno alle 20 euro) usandolo associato al vostro smartphone tramite un’app sportiva, tra cui ad esempio la Decathlon Coach, sia per iOS che per Android.

NYC Marathon 2015, finishing is your only fucking option!

New York. Ancora New York. Trecentosessantacinque giorni dopo la mia prima maratona nella Grande Mela, sono ancora qui sulla linea di partenza del Ponte di Verrazzano con la stessa emozione, gli stessi brividi che gelano i muscoli e contemporaneamente la stessa scarica di adrenalina che rende le gambe scalpitanti. Tutte sensazioni e stati d’animo fortissimi a cui non mi abituerei nemmeno dopo averne corse altre 100 di maratone. Cuore, testa e gambe sono pronti per il mio viaggio, ancora, attraverso i cinque quartieri di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. La testa si affolla di pensieri, il cuore inizia a pulsare sempre più forte e gli occhi si bagnano di gioia. E poi il boato, un colpo di cannone e via, più di 100mila piedi si mettono in viaggio verso la meta. Sto correndo la maratona più bella del mondo, mi sento piccola piccola, ma con un orgoglio grande e mi faccio trasportare dal fiume di energia positiva che catturo in tutti gli occhi che incrocio durante la mia corsa. Posso percepire la forza che mi trasmette chi, anche se lontanissimo, è lì accanto a me con il pensiero.

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Ogni passo è una lotta contro la fatica che cerco di combattere in nome di tanti mesi fatti di sudore e sacrifici. In nome di tutte le ore di sonno perse il sabato e la domenica mattina, quando la sveglia suona sempre e comunque alle 6. In nome delle corse sotto il sole torrido di agosto, ma anche sotto le piogge di fine stagione. Insomma, ogni passo e ogni goccia di sudore di questi 42,195 km ha una dedica speciale. È il momento del riscatto, la strada davanti è mia, devo solo conquistarla con un piede davanti all’altro. Ma l’entusiasmo a un certo punto lascia spazio alla stanchezza e a un momento di sconforto. Le prime a crollare sono le gambe, ho i crampi, e sono solo a metà, poi anche la testa fa un passo indietro e allora guardo il cielo azzurrissimo di una New York quasi primaverile, e cerco (perchè da qualche parte c’è) la forza di andare avanti. La trovo nell’abbraccio amorevole della folla che incita, applaude e incoraggia. La trovo nell’espressione di goia e sofferenza di chi sta correndo a fianco a me, chi cieco, chi senza un arto e chi ha sconfitto una malattia, tutti vicini, quasi fratelli, con un sogno comune. In prossimità di un ponte, mi si avvicina un uomo colombiano su una sedia a rotelle e mi chiede di aiutarlo a spingerlo nella salita. Non posso deludere quella voglia di far tremare l’asfalto che leggo nei suoi occhi, il suo coraggio diventa la mia forza.

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Penso che in fondo la maratona sia qualcosa che di più simile non c’è alla vita e alla vita, cavolo, non ci si può arrendere mai. Quindi prendo fiato sì, rallento, a tratti cammino, ma non mollo.

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Niente gambe e niente testa, questa volta è stato il cuore a portarmi all’arrivo. Quel cuore un po’ malconcio, quello con le cicatrici, quello deboluccio. Bhè quell cuoricino che batte sempre a mille, su cui non avrei scommesso nemmeno un centesimo, mi ha portato (trascinando anche testa e gambe) ancora una volta con le braccia alzate, a tagliare il traguardo di Central Park.

Piango e chi mi mette la medaglia al collo mi abbraccia forte quasi come fosse la mia mamma.

Non mi chiedete quanto ci ho messo…a New York il tempo non conta, vale solo il cuore.

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Correre alla giapponese. A Milano

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Correre una “numero zero” è sempre qualcosa che mi emoziona. Non so mai di preciso cosa mi aspetta e quell’“effetto sorpresa”, di solito, rende le mie gambe ancora più scalpitanti. Se poi alla trepidazione per una nuova esperienze di running ci aggiungi la formula “a staffetta” e un pizzico di atmosfera giapponese che anima il luogo dove di solito ti alleni, l’Arena di Milano, il divertimento non può che essere assicurato.

E così lo scorso sabato 26 settembre posso dire di aver corso “alla giapponese”. Ho corso quello che il popolo del Sol Levante chiama “ekiden” (eki= stazione e den=trasmettere) e da qui il nome di Ekirun, una gara a staffetta unica nel suo genere e dalle regole ben precise, proprio come vuole il rigore orientale, che ha debuttato in Italia.

Si tratta di una corsa, lunga come una maratona (42,195 km), che prevede la partecipazione di squadre composte da 6 corridori, maschili, femminili o miste. Ma la particolarità è che ad ogni cambio, i frazionisti sono tenuti a passare al compagno successivo una fascia da indossare a tracolla, il tasuki, tipico testimone della competizione diventato ormai il simbolo dell’evento.

A battezzare la prima edizione made in Italy della Edenred Ekirun c’era un sole caldo e un’aria frizzantina tutt’altro che autunnale e già dalle prime ore della mattina l’Arena si era gremita di un esercito di spettatori ed entusiasti runners, tra cui la mia squadra tutta al femminile. Un team messo insieme all’ultimo minuto e composto da sole 4 ragazze. Infatti tra le rigide regole della competizione era previsto di poter correre più di una frazione a patto che non fossero consecutive. E così, a presentarsi ai nastri di partenza accanto al nostro team “Cosmic Girls”, oltre 200 squadre, di cui 37 iscritte alla gara competitiva (tra cui 350 donne), e Annalisa, la nostra prima frazionista. Era pronta a partire per i suoi 7,195 km intorno all’Arena e al Parco Sempione con il testimone a tracolla, con su scritto “Run as One”, che la rendeva ancora più emozionata.

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A dare il via alla gara sono stati i suonatori di tamburi tradizionali Taiko dell’Associazione Italiana Shumei, che hanno caricato di adrenalina chi iniziava a correre e chi aspettava il suo turno per farlo. Greta, la seconda frazionista della nostra squadra, già pronta nella zona cambio allestita all’interno della pista di atletica scrutava impaziente all’orizzonte fino a quando Annalisa, a circa un centinaio di metri da lei si è tolta la fascia e con le braccia tese, come voleva il regolamento, gliel’ha affidata sfrecciando per il suo giro da 5 km. Ed è qui che sono entrata in gioco. Appena partita la mia compagna di squadra sono arrivata nella zona di cambio e durante quei 25 minuti in qui sono stata lì ad aspettare Greta mi sono davvero divertita nell’osservare i passaggi di testimone dei diversi team (molti dei quali organizzati tra colleghi di lavoro), dai nomi più disparati (da “Maidirebanzai” a “Ciaparatt” e “Le Paperelle”) stampati sulle magliette create ad hoc.

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La mia frazione era una di quelle “lunghe”, da 10 km e una volta indossata la mia fascia ho cominciato a correre a ritmo sostenuto perchè il fatto di avere un testimone da passare a una compagna mi faceva sentire carica di responsabilità. Ho percorso così due volte l’anello intorno allo storico tempio dello sport milanese, passando per il Castello Sforzesco, la Triennale e il Parco Sempione, tra spettatori incitanti e automobilisti adirati per il traffico bloccato. Il testimone passa così a Federica, la terza frazionista che percorre i suoi 5 km, e poi tocca ancora a Greta, che di chilomentri ne percorre 10, e poi il tasuki passa definitivamente ancora a me che lo porto al traguardo dopo altri 5 km. La nostra squadra, con grande soddisfazione, si classifica prima femminile nella categoria non competitiva. Ma in realtà ciò che ha vinto è stato lo spirito di squadra, l’unione delle forze e il supporto reciproco. Insomma, un esperimento ben riuscito questa Edenred Ekirun, una corsa che si è rivelata più una festa che una competizione i cui premi, nel rispetto della tradizione giapponese, non potevano che essere delle creazioni artistiche a forma di origami. E poi, per festeggiare (e per rimanere in tema) tutti a mangiare sushi, un ottimo recovery meal per rimettersi in forze!

Salomon City Trail, correre sul tetto di Milano

È vero, sono ben 5 settimane che nel week-end non corro meno di 20 km (la Maratona di New York è sempre più vicina….aiutoooo!) ma la mia “ventina” dello scorso fine settimana è stata davvero speciale e divertente, insomma qualcosa di diverso rispetto al solito. Annunciata già da qualche mese come l’unica gara trail che si corre a Milano, le mie gambe scalpitavano per correre la Salomon Milano City Trail.

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Tra i due percorsi proposti, quello Fast di 13 km e quello Hard di 23,5 km, io non potevo che scegliere quello più tosto. La motivaziine della mia preferenza era soltanto una: volevo, a tutti i costi, salire sul tetto di Milano! La versione Hard, infatti, prevedeva una vera e propria “chicca” e cioè, più o meno al 19esimo km, la scalata di un grattacielo, 20 piani della Torre Allianz (che di piani ne ha 50 e che si trova nella zona di Citylife). Insomma, cinquecentocinquantasette gradini, ho detto 557 gradini da fare in salita e altrettanti da fare in discesa. Insomma, una sfida nella sfida che ripaga di tutto quando arrivi lassù e ammiri la città da un punto di vista diverso. Ma la gara, con partenza e arrivo presso l’Arena Gianni Brera, ha attraversato anche altri luoghi “mossi” e “verdi” della città come Monte Stella, la famosa ‘Montagnetta’ dei milanesi.

Certo, i veri trail sono un’altra cosa, ma ho trovato questa gara un’occasione per vivere e correre in modo diverso la città che per noi runner urbani è bellissima.

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Giusto per dare qualche numero: tra gli oltre 2mila partecipanti il primo uomo ad aver tagliato il traguardo ci ha messo, per la gara Hard, 1h28’36” mentre la prima donna 1h44’26”. Ma è stato un altro il risultato ad avermi lasciato a bocca aperta: il più veloce nel salire i 20 piani della Torre Allianz ci ha impiegato 2’49”.

Non c’è che dire, c’è solo da allenarsi duro per l’edizione dell’anno prossimo!

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Tom Tom Runner Cardio, finalmente liberi dalla fascia toracica!

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Foto by Désirée Di Leo

Sabato scorso a Milano il termometro segnava 34 gradi, già alle 8 di mattina. E questa settimana, l’appuntamento presso il Campo XXV aprile, lì dove solitamente ci alleniamo per la prossima Maratona di New York, era infuocato più del solito. Il training quel giorno prevedeva, oltre al riscaldamento sulla Montagnetta di San Siro, una sessione di ripetute in pista su 600mt, 400mt e 200mt, insomma una ‘faticaccia’ ad alto impatto che ti trasforma in un attimo in uno zombie sudato.

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Per me, tra le cose più fastidiose di quando sudi tanto c’è, senza dubbio, la fascia cardio. Se ne sta lì appiccicata al tuo torace e non ti molla un attimo. Stringe e spesso crea abrasioni sulla pelle e questo fa tanto male. Per me, con una pericardite alle spalle, però è fondamentale controllare lo stato dei miei battiti, quindi, male o non male, la fascia cardio e il cardiofrequenzimetro sono accessori imprescindibili quando corro.

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Indispensabili almeno fino a quando Tom Tom ha lanciato il suo Runner Cardio, l’orologio GPS sportivo con cardiofrequenzimetro integrato (quindi SENZA fascia toracica). Pensavate forse che io non fossi curiosa di provare questo gioiellino tecnologico? E quale giorno migliore per testarlo se non in un caldissimo giorno d’estate?

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Foto by Désirée Di Leo

A primo impatto, indossare il Tom Tom Runner Cardio significa mettersi al polso un orologio leggero e sottile che, attraverso il display extra-large, permette di monitorare a colpo d’occhio il battito cardiaco, la distanza percorsa, l’andatura e altre informazioni altrettanto importanti. È comodo perchè ha un pulsante di controllo unico: se si schiaccia a destra si sceglie lo sport, si attiva il GPS e si parte mentre, se lo si preme a sinistra, si torna indietro al menù. Se si tiene schiacciato per 2 secondi, invece, si mette in pausa, e con una pressione di altri 2 secondi il dispositivo si stoppa.

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Foto by Désirée Di Leo

 

A questo punto è lecito domandarsi: “L’assenza di fascia cardio indica comunque, in modo esatto, le mie pulsazioni?” Ho subito scoperto che TomTom Runner Cardio rileva la frequenza cardiaca grazie a un sensore ottico che a contatto con la pelle del polso, e insieme a un indicatore luminoso, monitora le variazioni di volume nel flusso del sangue.

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Foto by Désirée Di Leo

Un’altra importante caratteristica è che il TomTom Runner Cardio facilita l’esecuzione dell’allenamento nella propria zona di frequenza cardiaca ottimale. È possibile infatti selezionare una tra le cinque zone d’allenamento disponibili per raggiungere i propri obiettivi e, grazie ad avvisi puntuali, capire se è necessario aumentare o diminuire l’intensità della propria attività.

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Foto by Désirée Di Leo

 

Io ho testato il Tom Tom Runner Cardio nella versione Multi-Sport Cardio e ciò significa che questo orologio non è dedicato soltanto alla corsa, ma anche al nuoto e al ciclismo.

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Foto by Désirée Di Leo

Un’altra nota positiva è la funzione QuickGPSfix grazie alla quale l’orologio riceve il segnale GPS in pochi secondi, in qualsiasi luogo. Quindi, lo indossi e dopo qualche secondo sei pronto ad iniziare la tua attività. Aspetto importantissimo questo per chi, come me, di tempo proprio non ne ha, scende da casa e, pronti-via, subito inizia a correre.

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Foto by Désirée Di Leo

Ma non ci perdiamo in chiacchiere….volete il riassunto, rapido e conciso, del mio test sul Tom Tom Runner Cardio?

 

Bene, è un ottimo orologio per chi cerca praticità e vuole correre in totale libertà. Lo consiglio perchè è leggero e smart ed è anche fashion (si può tranquillamente indossare anche non necessariamente durante l’attività sportiva). Adatto sia ai neofiti che ai runners esperti. Però per chi ha bisogno di monitorare con estrema precisione (e dico ‘estrema’, quasi al limite del maniacale) la sua frequenza cardiaca ritengo che sia, ahimè, più efficace la fascia. È sicuramente, intendiamoci, un dispositivo molto preciso, ma talvolta subisce delle piccole oscillazioni, le variazioni di frequenza cardiaca talvolta arrivano con qualche secondo di ritardo. Ottimo, invece, il segnale GPS che non perde un colpo!

P.S. E per tutti quelli che si sono chiesti perchè le foto di questo post sono così belle, il merito è tutto di Désirée Di Leo, la bravissima fotografa che ringrazio di cuore per la sua pazienza e professionalità!!!

 

 

Alpe di Siusi, “mezza” gara e “mezza” vacanza

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Devo ammettere che all’Alpe di Siusi l’anno scorso un po’ il cuore ce lo avevo lasciato. E in qualche modo quest’anno ho cercato di andare a riprendermelo, ma niente, il mio cuore è rimasto ancora là.

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Esattamente 12 mesi fa avevo scoperto questo paradiso verde, l’altipiano addirittura più grande d’Europa, in occasione della Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi e avevo giurato che ci sarei tornata.

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E infatti eccomi qui a raccontare l’avventura di 21km lungo il verde di strade forestali e passerelle all’ombra dei giganti delle Dolomiti.

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E poichè non esiste esperienza straordinaria se non la si condivide con qualcuno di speciale, quest’anno la mia Alpe di Siusi, arrivata alla sua terza edizione, è stata tutta all’insegna dell’amicizia. A partire dai miei compagni di viaggio e d’avventura: Greta, Valeria, Raffaella e Luca, ma anche gli altri amici runners saliti sull’Alpe per correre per la prima volta questa tanto sognata “mezza”. Ritornare all’Alpe mi ha fatto ritrovare tante persone, a iniziare da Daniela del marketing del Consorzio Turistico, e Roberto dell’Ufficio Stampa fino a Gabriele, il coach che segue i ragazzi keniani in trasferta a Siusi per qualche settimana.

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Eh sì perchè l’Alpe di Siusi è un vero e proprio paradiso per i podisti tanto che offre un running park che comprende 20 tracciati, 11 punti di partenza, per un totale di 180 km che si snodano ad un’altitudine tra i 900 e i 2.300 metri. Ecco perchè l’Alpe di Siusi viene scelta da molti campioni per i loro allenamenti in altura, tra questi anche da molti team di keniani.

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Noi abbiamo soggiornato in un meraviglioso appartamento dell’Hotel Rosa, vicino a Castelrotto, la cui piscina con vista panoramica sulle Dolomiti lascia senza fiato facendoci quasi dimenticare che eravamo lì per una gara e non per una vacanza. Ma diciamolo, decidere di correre la Mezza dell’Alpe di Siusi è un po’ come scegliere di fare sì una gran faticaccia, dato il percorso della gara non troppo semplice, ma allo stesso tempo concedersi un momento di relax che non ha eguali. Quindi il mio consiglio è quello di trascorrere in qui almeno un weekend lungo per godere quanto più possibile della magia di questo luogo.

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Ma torniamo alla gara. Inutile che io vi racconti quanto il percorso sia tosto, stiamo parlando di 21km con 600 metri di dislivello su trada sterrata (e molto scivolosa) sotto lo sguardo dell’imponente massiccio dello Sciliar. Un percorso talmente strong da costringere molti, poco abituati come me a certe altitudini, a dover addirittura camminare in alcuni tratti di salita. Ma a rincuorarti c’è una distesa verde tutto intorno, le mucche al pascolo e tanti turisti che incroci mentre fanno trekking che non ti negano sorrisi e incitazione. A vincere questa edizione, a cui hanno partecipato 500 runners, è stato l’austriaco Simon Lechleitner che, dopo il secondo posto dello scorso anno, ha trionfato, con il tempo di 1:22′.44”. Non mi chiedete come un essere umano, dotato di gambe e non di zampe da stambecco, possa fare certi risultati su un percorso così, io davvero N O N L O S O!

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E comunque una certezza c’è, a ripagare di tutta la fatica fatta su queste salite e discese ci sono spettacolari piscine e spa, al profumo di fieno, pronte ad accoglierci corpo e mente. Va bene il dovere, ma viva il piacere!!!! Ormai per me è diventata quasi una tradizione: a luglio si va a corerre sull’Alpe di Siusi, punto e basta! Ciao cara Alpe, all’anno prossimo…

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