Categoria: live diary

Mega lezione di yoga: 1.500 Om sotto il cielo di Milano

FreeYoga-by-Oysho_07062014_MG_0672-ok

Lo yoga è sempre stato in cima alla lista dei miei desideri, ma, un po’ perché il concetto di calma proprio mi sfugge, un po’ perchè sono perennemente di corsa, ho sempre rimandato il mio incontro con questa disciplina definita “scienza dell’anima”. Almeno fino a qualche giorno fa quando Milano è diventata, per un giorno, capitale dello yoga.

Per il mio debutto da “yogini” ho voluto fare le cose in grande e ho partecipato alla prima edizione italiana di Free Yoga by Oysho, una masterclass, totalmente gratuita, che ha riunito oltre 1.500 persone all’interno di Parco Sempione, una delle zone più verdi nel cuore della città. Posso dire di aver partecipato al più grande evento di yoga mai organizzato nel nostro Paese.

La maxi lezione è stata tenuta dalle insegnanti di fama internazionale Anna Inferrera e Giselle Bridger insieme a Xuan-Lan Trinh, una delle tre fondatrici del progetto Free Yoga, mentre dell’equipaggiamento dei partecipanti (tappetino, maglietta e zainetto ricco di prodotti) se ne è occupato Oysho, brand di underwear, beachwear e abbigliamento per il tempo libero del gruppo spagnolo Inditex a cui fa capo anche Zara.

Milano si ferma e diventa improvvisamente silenziosa. Tra asanas e sauti al sole, si sentono vibrare solo 1.500 Om che viaggiano all’unisono.

Ho percepito che lo yoga, al pari della corsa, è un allenamento ma in questo caso si tratta di un esercizio alla tranquillità interiore tramite concentrazione, movimento e respirazione.

Quello di Milano è stato il secondo appuntamento Free Yoga by Oysho di quest’anno, lo yoga gratuito è partito da Madrid, in Plaza Mayor, il 24 maggio e sbarcherà per la terza volta a Bercellona il 4 ottobre.

Namasté!

10350340_10202634004185857_1674883276401118505_n-ok

 

Quelli che…sì, siamo #cityrunners

In giro di una settimana mi sono trasformata da allodola in gufetto. Dopo la Run 5.30, corsa appunto alle ore 5.30 della mattina, mi sono cimentata in una gara notturna, giusto per non farmi mancare nulla e per mandare un po’ in tilt il bioritmo.

A Milano è una sera di primavera, all’apparenza, qualunque. Sono quasi le 21.30 e nell’aria soffia un vento strano, non per quelle nuvole che minacciano l’orizzonte quanto piuttosto per il clima elettrizzante che di lì a poco avrebbe travolto le strade della città. 

Più ti avvicini a Piazza Gae Aulenti e più ti rendi conto che quello non è un tramonto qualunque. Un esercito di 7.500 donne scatenate è pronto sulla linea di partenza della “We Own The Night”, la corsa di 10 km organizzata da Nike che arriva a Milano dopo aver raccolto il testimone da Londra, la prima città che ha dato inizio alla serie di gare tutte al femminile, che poi si trasferirà a Berlino, Amsterdam e Parigi. 

Moldiv_1401826603332Il plotone delle runners (tra cui un’altissima percentuale di ‘novelle’ della corsa e qualche maschietto infiltrato con tanto di parrucca) ha le idee chiare: l’importante, più che tagliare il traguardo o fare il proprio “personal best”, è essere fashion ai massimi livelli, costi quel che costi. Trucco impeccabile e look ricercatissimo per la maggioranza e non manca chi si intrattiene sorseggiando cocktail quasi come fosse all’aperitivo nella vicina Corso Como più che in attesa dello sparo di una gara podistica.

D’obbligo le scarpe da ginnastica fluo e la t-shirt ufficiale turchese, con il baffo (di Nike) in evidenza. Chi non la indossa è guardato un po’ male, specie se ad essere “diverso” è il team #cityrunners di Adidas che veste in fucsia e che occupa la coda della start line. La gente mormora, l’agonismo sale così come si impenna il senso di appartenenza a una squadra, anche se si corre una “non competitiva”.

Parte la gara, il percorso porta le runners attraverso i punti più belli della città tra cui Piazza Duomo, l’Arena Civica, dove un inaspettato gioco di luci ha scandito il primo chilometro, lo storico Teatro alla Scala e Piazza dei Mercanti, dove un’orchestra dal vivo ha tenuto un concerto di musica classica.

C’è chi corre seriamente lottando contro il cronometro, alcune passeggiano e chiacchierano tra loro fitto fitto come fossero dal parrucchiere, altre si sparano selfie ogni 50 metri, è un momento di mondanità da immortalare che coinvolge una popolazione eterogenea accomunata da un entusiasmo adolescenziale. Milano diventa così the place to be.

All’arrivo, tra innumerevoli gesti di solidarietà, mani tese e tifo da stadio di parenti e amici, c’è chi, nonostante i 10mila metri percorsi, ha ancora la forza di indicare le magliette diversamente scarlatte e di sussurrare qualcosa all’amica di fianco: “ci sono i cityrunners!”. Bene, altro che notte conquistata, qui si tratta di aver conquistato un’identità, e anche bella forte pare! Avanti così.

IMG_31487594027340

 

 

Correre alle 5.30 della mattina. #cityrunners not in a bed mood

Ore 4.30, manca un'ora alla Run 5.30
Ore 4.30, manca un’ora alla Run 5.30

La sveglia suona alle 4.15, spalanco gli occhi e mi dico: “è buio, c’è troppo silenzio, è presto per andare a lavorare, vabbè mi giro dall’altra parte, ho ancora un paio di ore di sonno da fare”. Abbasso le palpebre e inizio a sognare una cosa veramente assurda.

Immagino che quella sveglia sia stata puntata all’alba per andare a correre la Run 5.30, una sgambettata non competitiva alle 5.30 del mattino di un giorno feriale per il centro di Milano. Mi alzo dal letto e al buio (sperando di non svegliare Ugo, can che dorme) mi vesto e, come se fossi una ladra (in casa mia), in punta di piedi esco dalla porta con le mie Adidas Supernova Glide Boost in mano. In un attimo mi trovo in mezzo alla strada: nessuna forma di vita. Nemmeno l’edicola all’angolo ha ancora aperto eppure io, a quell’ora non sono in pigiama bensì in pantaloncini e maglietta, occhi stropicciati e forma del cuscino stampata sulla faccia, e sto andando a correre: l’orologio segna le 4.45.

#cityrunners alla partenza
#cityrunners alla partenza
All'arrivo
All’arrivo

Alle 5.00 arriva Mirko, qualche secondo dopo appare anche Lucia, una minidelegazione di #cityrunners non troppo normali è pronta per raggiungere, in macchina gialla, il parco Indro Montanelli dove c’è la partenza della gara. Dopo esserci congiunti con il resto della banda #cityrunners, ecco lo sparo: si va! Siamo quasi 2mila partecipanti, una lunga scia arancione che dà il buongiorno a Milano.

Si dice che per godersi appieno una città bisogna ammirala quando tutti dormono, niente di più vero. Prima corso Venezia, poi piazza San Babila, la Galleria Vittorio Emanuele, Palazzo Reale, il Duomo, via Montenapoleone…in una mezz’oretta arriva il traguardo e intanto il sole inizia a spuntare. Una corsa iniziata di notte e terminata di giorno non è cosa da poco soprattutto se all’arrivo ti aspettano per colazione le ciliege, le prime che mangi della stagione. Sono le ore 6, “tra 3 ore devo essere a lavoro”, mi dico, e mentre l’ansia mi assale solo all’idea di “tornareacasafareladocciavestirmiportarefuoriugoprenderelametro” spalanco gli occhi e mi ritrovo nel mio letto. É stato solo un sogno!

Al ritiro della maglia con il Topo Gigio della Run 5.30
Al ritiro della maglia con il Topo Gigio della Run 5.30

 

 

A day with… Jawbone UP24

image

Finalmente è arrivato in Italia! L’UP24 di Jawbone è sbarcato in quasi tutti gli angoli del globo (si conta che sia oggi distribuito in 29 Paesi) e per festeggiare il suo debutto tricolore ho deciso di passare 24 ore “cheek to cheek” con questo braccialetto per farvi capire come funziona.

Innanzitutto, per chi ancora non lo conoscesse, UP24 è il sistema integrato, braccialetto più applicazione (scaricabile sul proprio smartphone) con tecnologia bluetooth 4.0 per il monitoraggio del sonno, del movimento, del cibo e dell’umore che si aggiunge al noto UP, la versione tradizionale già in commercio, per migliorare il proprio stile di vita.

 La novità principale è che questo nuovo braccialetto, rispetto al suo “fratello maggiore”, si sincronizza via wireless al dispositivo iOS o Android per accedere in tempo reale ai dati. Tra le altre caratteristiche di questo vero e proprio “tracker dello stile di vita” ci sono ad esempio l’“obiettivo di oggi”, ovvero impegni su una tra tre categorie (sonno, movimento o assunzione di acqua), che invitano a raggiungere un obiettivo suggerito nell’arco di una giornata oppure la funzione “smart alarm” che ti sveglia nel momento ottimale del proprio ciclo di sonno, così che ti possa sentirsi perfettamente riposato o ancora, dopo un lungo periodo di inattività, l’UP24 ti avvisa cercando di incoraggiarti a muoverti.

UP24 registra camminate e allenamenti di ogni tipo osservando ad esempio le calorie bruciate e l’intensità della sessione. Monitora ciò che mangi e bevi e tiene il conto delle ore in cui dormi, il sonno leggero, quello profondo e le fasi di veglia.
UP24 registra camminate e allenamenti di ogni tipo osservando ad esempio le calorie bruciate e l’intensità della sessione. Monitora ciò che mangi e bevi e tiene il conto delle ore in cui dormi, il sonno leggero, quello profondo e le fasi di veglia.

C’è poi l’applicazione “UP Coffee “ (disponibile per iOS) che, consapevole dei milioni di amanti del caffè in tutto il mondo, consente di monitorare il consumo personale di caffeina , avvisandoquando si sta superando la dose consigliata, e comprenderne l’impatto sul sonno.

Il braccialetto UP24, la cui batteria ha un’autonomia di circa 7 giorni, è disponibile in tre taglie (S,M, L) nei colori arancione e nero e può essere acquistato, al prezzo di 149,99 euro.

Ogni utilizzatore di UP24, inoltre, ha un account che gli permette di entrare in una vera e propria community per condividere obiettivi welness e incontrare virtualmente altri UP24 addicted. La community UP ha già registrato oltre 500 miliardi di passi e 50 milioni di notti di sonno!

image

Stefano Baldini: la maratona? È questione di palle

Stefano Baldini
Stefano Baldini

La prima cosa che noti di lui sono i suoi occhi azzurrissimi, limpidi come la sua anima gentile e rispettosa. Eh sì perché la stoffa del vero campione é fatta anche di quello. Lui non ha solo muscoli perfetti, gambe lunghissime e fiato da vendere, lui ha soprattutto cuore e chi lo conosce lo sa, Stefano Baldini é un numero uno tanto nello sport quanto nella vita.

Tra qualche mese, il 29 agosto, saranno 10 anni che Stefano é entrato nella storia dell’atletica con la vittoria della maratona alle Olimpiadi di Atene 2004. Devo ammettere che quando la mia motivazione per la corsa scende riguardo all’infinito il video di quella mitica gara, l’entrata solitaria di Stefano nello stadio Panathinakos, le sue braccia alzate al cielo mentre taglia il traguardo e il suo urlo liberatorio sono tra i momenti più emozionanti per chiunque abbia un qualche legame con la corsa.

Ha dato tanto all’atletica da essere stato recentemente premiato dal magazine Runner’s World perché considerato tra gli “eroi del running”. Abbandonata la carriera agonistica, oggi il suo impegno é rivolto soprattutto verso i giovani. Verso quelli talentuosi (é direttore tecnico del settore giovanile Fidal) ma anche verso quelli in difficoltà (ormai corre solo per beneficienza). Alla Milano City Marathon, appena trascorsa, ha corso una staffetta in favore dell’associazione Anpil per i bambini del Congo.

Ho fatto quattro chiacchiere con il “Dio di maratona” (come lo titolava la Gazzetta dello Sport il giorno dopo la sua leggendaria Olimpiade) per carpirgli qualche segreto, ma sembra proprio che trucchi non ce ne siano: guerrieri si nasce e basta.

Stefano alla Maratona di New York 2013
Stefano alla Maratona di New York 2013

Che cosa ti è stato più utile per diventare un campione?

L’educazione che ho ricevuto, l’aver rispetto per me stesso e per gli altri, l’accettazione del risultato di una gara e dei propri limiti anche dopo aver dato il massimo.  

Ti ricordi il tuo primo paio di scarpe da running?

Certo, non erano vere e proprie scarpe da running, negli anni 80 mica c’era tutta l’offerta, la tecnologia e le possibilità di oggi. Ma si correva lo stesso, forte e col sorriso sulle labbra.  

“Nella vita, qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre” è il tuo diktat, cosa significa per te?

Che la corsa è la metafora perfetta del quotidiano: se riesci a reagire ai problemi, a piangere ma a ripartire, sei un campione di vita. Chi corre ha una marcia in più in tutte le cose che fa perchè è allenato a farlo ogni volta che calza le scarpe da running.   

Il posto più bello dove hai corso e quello dove ti piacerebbe correre?

Mi sono innamorato della Namibia, ci ho passato 400 giorni in 10 anni di allenamenti, quei colori e quei paesaggi non me li scorderò mai, mi piacerebbe tornarci presto. Dove mi piacerebbe correre? In Nuova Zelanda, e starci un paio d’anni.  

Correre per te è un pò come…?

Correre mi regala una serenità e una lucidità incredibili. Mentre corro riesco a trovare le soluzioni ai problemi quotidiani.  

Ritieni che la maratona sia una questione di pelle?

Se ami la corsa prima o poi proverai attrazione per i 42km, è troppo stimolante. Per me è stato amore a prima vista, quindi una questione prima di pelle….e poi di palle, correre la maratona mica è facile.  

La prima cosa che temi al mondo qual è?

La mancanza di sicurezza e serenità delle persone a me care.  

Cosa mangi? Segui una dieta particolare?

Quando preparavo le gare più importanti la dieta era legata all’allenamento precedente e successivo al pasto. Oggi posso permettermi qualcosa di diverso ma sempre rispettoso per il corpo. Chi corre si sa autoregolare.  

Le tre cose (a parte le scarpe da corsa) che non devono mai mancare nella tua valigia?

Un libro, le ciabatte e il mio beauty: col passare degli anni sono diventato molto più maniaco dell’igiene, ma penso che sia normale.  

Io e Stefano alla Venice Marathon
Io e Stefano alla Venice Marathon 2011

C’è stato un momento in cui hai pensato: “basta”?

Ce ne sono stati tanti, però correre mi piace troppo e mi sono sempre divertito, anche quando c’erano da correre gare molto importanti come le Olimpiadi.  

Oggi stai vivendo il mondo dello sport da una nuova prospettiva….

E’ bello anche così, guardare cosa fanno gli altri, commentare e cercare di aiutare qualche giovane a coltivare i propri sogni. Dopo aver ricevuto tanto dallo sport, è giusto anche che sia io a donare un pò di ciò che ho imparato.

 

#cityrunners heroes: missione compiuta!

#cityrunners? Yes I am!
#cityrunners? Yes I am!

Quando respiri aria di running per un intero week end (purtroppo volato via come un soffio) vedi tutto più bello intorno a te. Sei felice e rilassata come se fossi stata in vacanza alle Maldive e persino il lunedì sembra meno amaro. Quello appena trascorso non è stato però un fine settimana di corsa qualsiasi, ma quello della Milano City Marathon, quello che i #cityrunners di adidas hanno aspettato, desiderato e temuto per più di due mesi di duro allenamento e così la “prova del nove”, il “banco di prova”, il “giorno del giudizio”, insomma, “il momento della verità” è arrivato.

A dare la carica alla community di #cityrunners, in versione “emozionatissimi”, convocati da adidas al marathon village, per il ritiro delle maglie e pettorali, c’erano proprio tutti: oltre allo staff adidas running al completo non sono mancati il mental coach Fabrizio Pintus per l’ultima session motivazionale, il campione Davide Cassani per qualche consiglio pratico da chi, con alle spalle svariati mondiali, l’ansia pre-gara ha imparato a gestirla, il coach Giorgio Rondelli per le dritte sulla strategia di gara da adottare (in sintesi: “non partite a bomba!), la nutrizionista Elena Casiraghi per ricordarci quanto siano importanti i pasti pre e post gara e, dulcis in fundo, Aldo Rock, eccentrico triatleta-maratoneta-deejay, che si è aldo cimentato in un vero e proprio show (“la vita non premia il più veloce, ma il più tenace”, é diventato il mio diktat) facendo impennare l’adrenalina di tutti noi.

L’atmosfera frizzante si é  poi dissipata anche fuori dallo stand di adidas coinvolgendo un via vai di gente eterogenea accomunata dalla sola passione per la corsa. Uomini e donne, giovani e meno giovani, esperti e neofiti, che con le scarpe da running ai piedi risultavano però tutti uguali. Che si trattasse di maratoneti o staffettisti poco importava c’era la stessa “fame di asfalto” nei piedi di ciascuno di loro, così forte da diventare addirittura contagiosa.

Così dilagante che ti rendi conto si tratti di una vera e propria epidemia quando il giorno della gara, per la città di Milano (a piedi, sul tram, in metro, in bici), si aggirano solo runners che scendono in strada per correre, in cerca del proprio start: i maratoneti verso Rho, gli staffettisti verso le proprie zone di cambio.

#cityrunners - the day before
#cityrunners friends

La mia frazione, la quarta e cioè l’ultima, partiva da via Mario Pagano dove sarei potuta arrivare comodamente intorno alle 12.30 e invece alle 10.30 ero già lì scalpitante. “Non posso perdermi il passaggio dei top runners”, così mi raccontavo, e invece non volevo ammettere di avere una considerevole ansia da prestazione (sì sì proprio quella di cui parlavano Pintus e Cassani). Cercavo di scorgere l’arrivo di Cristiano (il mio compagno di squadra che avrebbe dovuto passarmi il testimone), lo vedevo in ogni maglietta blu che passava, sussultavo, poi mi dicevo “no, non è lui” e sospiravo. Bhè sono andata avanti così, tra visioni e miraggi vari, per circa un’oretta e poi, proprio mentre tentavo di praticare una sorta di training autogeno, è arrivato lui, #cityrunners con pettorale numero 28, il mio terzo staffettista, che ho accolto con un sorriso nemmeno fosse il Principe Azzurro. Presto agguantato il testimone-chip dalle sue mani è iniziata la mia folle corsa verso il traguardo: primo km a 5’10’’ e subito mi è comparsa nella mente la faccina di coach Rondelli che mi rimproverava: “cosa ti avevo detto? Non si parte a bomba! Se non rallenti non arriverai nemmeno in corso Sempione!”. Ops, ho subito tirato il freno anche perchè il caldo non perdonava (erano le ore 13 e il sole puntava dritto dritto alla testa) e io mi sarei bevuta tutta la Enervit (in senso globale) già al terzo km. Per tutto il percorso ho adottato la tecnica del “punta e acchiappa” ovvero scegliere un runner davanti a me, magari quello con la maglietta con la scritta più particolare, e piano piano cercare di raggiungerlo. E una volta preso il suo passo, scegliere un’altra “preda” da raggiungere e superare. Così i miei km (che sulla carta dovevano essere 8,7, ma alla fine sono diventati più di 9,5!) sono trascorsi (più o meno) velocemente e all’arrivo sono arrivata in circa 58’ facendo concludere a tutta la mia squadra una maratona sotto le 4 ore.

#cityrunners friends part 2
#cityrunners friends part 2

All’arrivo poi, fiesta per tutti allo stand adidas a suon di musica, birra, crostate e biscotti (scusa Elena, tàppati le orecchie, per una nutrizionista può suonare come un sacrilegio, ma qui c’era proprio bisogno di festeggiare alla grande!). 

Tra l’atro adidas è stata una delle aziende che ha iscritto più squadre alla staffetta legata alla Maratona, e così facendo è riuscita a donare un contributo di 5 mila euro all’istituto Maria Letizia Verga, l’associazione di Monza che si occupa di ricerca e cura della leucemia dei bambini.

E così la prima “mission impossible” dei #cityrunners é stata portata a termine a testa alta e con grande soddisfazione per tutti. Ora si può (e si deve) solo migliorare. Gli eroi di adidas, con ormai solo energy boost nelle vene, sono già pronti per nuove epiche sfide.

to be continued….

 

 

 

 

 

 

 

#cityrunners part 5: last call on running track

I #cityrunners in pista con Giorgio Rondelli e Danilo Goffi. Io e Mirko, 2 di 4 dello squadrone per staffettaMI
I #cityrunners in pista con Giorgio Rondelli e Danilo Goffi. Io e Mirko, 2 di 4 dello squadrone per staffettaMI

Per l’ultima running session dei #cityrunners, Adidas ha scelto il mitico campo XXV aprile (punto di ritrovo per numerosi appassionati di jogging e di aspiranti maratoneti milanesi e non) per un allenamento in pista sotto la supervisione di coach Giorgio Rondelli.

La sottoscritta, purtroppo, non ha potuto allenarsi con il gruppo: quando il corpo manda segnali di stop bisogna anche essere capaci di fermarsi (ho detto fermata eh, non sosta!!!). Ma non ho voluto comunque abbandonare i mie compagni di avventura e all’appuntamento presso il vicino Palabadminton (centro polifunzionale dedicato a questo singolare sport nato in India addirittura nel 3.000 a.C.!) non ho potuto rinunciare. Anzi, ho colto l’occasione per socializzare di più con gli altri #cityrunners con cui ormai formiamo una grande famiglia.

Il battesimo della pista per i #cityrunners è stato un successone. Dal bordo del campo di atletica ho potuto scorgere (con non poca invidia) il loro entusiasmo: sgambettare sullo stesso terreno dei grandi campioni li ha elettrizzati e sono andati forte, fortissimo alcuni sono addirittura riusciti a stare al passo di Danilo Goffi, maratoneta guest star invitato da Adidas per svelarci i suoi segreti sportivi. Altri invece si sono cimentati nelle ripetute da 1.000mt (con 200mt di recupero) e altri ancora, in previsione della Stramilano che avrebbero corso il giorno seguente, hanno corricchiato più tranquillamente fuori dal campo lungo gli sterrati di Monte Stella (la Montagnetta di San Siro, per capirci!).

L’appuntamento è stato anche l’occasione per formare e ufficializzare le staffette di #cityrunners che correranno la Milano City Marathon il 6 aprile. Il mio “squadrone” è così composto: Valeria 13,5km, Mirko 10 km, Cristiano 10km e io 8,7km. Per ora le squadre iscritte alla Relay Marathon sono circa 2.238 più 4.148 maratoneti. Una certezza c’è: ci sarà da divertirsi!!!

I #cityrunners vi danno appuntamento il 5 aprile al Marathon Village allestito presso la piazza di Palazzo Lombardia, in via Melchiorre Gioia.

#cityrunners part 4: prima sfida al Trofeo Sempione

Il rito del pettorale
Il rito del pettorale e del chip

É iniziato il countdown. Ormai manca meno di un mese al grande giorno. La Milano City Marathon si avvicina e noi #cityrunners siamo stati chiamati alla prima sgambettata ufficiale per testare la nostra performance sui 10k. Il banco di prova, o meglio la pista di riscaldamento, è stato il Parco Sempione che domenica 9 marzo ha visto correre sul suo famoso sterrato circa un migliaio di podisti, tra cui appunto noi “cuccioli” di Adidas.

Per i più curiosi, la competizione che oggi si chiama Trofeo Sempione é nata nel 1977 con il nome di Passo del Ciovasso (appunto una passeggiata che partiva da via Ciovasso e finiva in via Ciovassino, entrambe strade del quartiere di Brera). Nel 1989 diventò poi quel Trofeo Sempione che oggi é arrivato alla sua 26esima edizione lasciando le vie trafficate della città per trasferirsi in uno dei più suggestivi polmoni verdi nel cuore di Milano.

Moldiv_1394552004948-ok

Ed eccoci qui…appuntamento alla Sala (d’onore) Appiani dell’Arena Civica, il piú antico centro sportivo al mondo ancora in funzione voluto (per noi milanesi) e inaugurato da Napoleone nel 1807, dove ci sono stati assegnati i pettorali e i chip per la rilevazione del tempo nonostante noi gareggiassimo (grazie a Dio!) per la non competitiva. Poi é stato il momento del mental coach Patrizio Pintus che ci ha caricato a dovere in stile Marines americani con tanto di urlo finale di gruppo e poi via di riscaldamento con i coach Stefano e Irene per prendere confidenza con il luogo e attivare la modalità: COMPETITION ON.

Da lì a poco, lo sparo dello start ci ha avvisati che era tempo di muovere le gambette: i top runner davanti e i #cityrunners giusto “qualche” passo più indietro. Nonostante alcune buche e un paio di panchine e tombini da schivare, il percorso é stato piacevole, soprattutto il passaggio davanti al Castello Sforzesco e all’Arco della Pace. Inutile dire che il momento più bello é stata l’entrata finale (e trionfale) all’Arena: 200 mt di pura adrenalina in cui i primi 9.800mt ormai non te li ricordavi già più. Chi prima (intorno ai 41′) chi dopo (intorno all’ora e poco più) tutti noi #cityrunners abbiamo tagliato il traguardo centrando l’obiettivo: conquistare i mitici 10k.

Da adesso in poi la Milano City Marathon ci farà un po’ meno paura…piccoli passi (da giganti) per iniziare a crederci!

Who run the world? #cityrunners!

L'arrivo
L’arrivo

 

#cityrunners part 3: “siamo quello che mangiamo”

Proud to be #cityrunners
Proud to be #cityrunners

“Nutrirsi fa parte dell’allenamento”, con questo diktat é iniziato il terzo appuntamento di adidas #cityrunners, sabato scorso, ancora una volta presso l’Aspria Harbour Club, per l’occasione baciato da uno splendido sole. A svelare i segreti per una sana alimentazione, fondamentale per la performance di qualunque sportivo, c’era la nutrizionista Elena Casiraghi, che staresti ore ed ore ad ascoltare quando parla di nutrienti e di ciò che è bene e ciò che non lo è a tavola. Guest star dell’incontro Arianna Errigo, schermitrice medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012.

Ho preso appunti, tanti, perchè tanto c’era di interessante e di curioso nelle parole di Elena, a partire dalla sua prima frase: “Il miglior maratoneta di sempre non è Stefano Baldini, ma, udite, udite, l’homo sapiens perchè faceva tanta attività fisica e seguiva una dieta povera di carboidrati”. E poi Elena, che oltre ad essere stata un’azzurra del canottaggio e oggi una triatleta, è responsabile dell’Enervit Nutrition Center for Sport and Wellness di Milano, ha parlato di false “leggende” che arrivano alle nostre orecchie dalla pubblicità: “c’è chi dice che l’acqua povera di sodio fa dimagrire, falso! Il sodio è un minerale importantissimo per la nostra salute e non va eliminato dalla nostra dieta così come è falsa la diceria che i cornflakes hanno poche calorie. Equivalgono più o meno addirittura alla stessa quantità di una tazza di zucchero bianco!”. Sembra che anche un eccessivo consumo di frutta non faccia bene, la dose indicata è quella che prevede al massimo 5 porzioni al giorno. E via un’altra certezza che se ne va!

Fermo restando che “dimagrire significa perdere massa grassa e non peso e liquidi”, Elena ha rivelato le 5 regole per migliorare il proprio stile di vita:

1- Fare sempre colazione, ed entro un’ora dal risveglio, perchè il nostro cervello anche di notte lavora, più lentamente sì, ma comunque lavora! Inserire nel breakfast anche qualche proteina (e non troppi carboidrati), sarebbe meglio.

2- Mangiare poco, ma spesso, l’ideale prevede tre pasti principali +2/3 spuntini

3- Bilanciare carboidrati, proteine e lipidi che servono tutti insieme, nessuno escluso.

4- Idratarsi, idratarsi e idratarsi, poco e spesso

5- Recuperare dopo l’allenamento con il “recovery meal”, il cosidetto spuntino del recupero, che può essere ad esempio un pezzetto di grana con del cioccolato fondente (evvai! :-))

L’incontro si è poi concluso con un focus su alcool e caffè. Il primo favorisce la disidratazione, rallenta i tempi di recupero e aumenta l’infiammazione, quindi è da consumare con parsimonia e magari non proprio prima di una gara o di un allenamento. Il caffè, invece, ha degli aspetti sia positivi che negativi: velocizza l’assorbimento dei carboidrati, favorisce la digestione, migliora il flusso del sangue nel cervello, ha capacità antiossidanti e aumenta il consumo di glicogeno, ma contemporaneamente incrementa la mobilità intestinale e la possibilità di disidratazione. Fino al 2005 era addirittura considerato una sostanza dopante mentre oggi è una sostanza monitorata. Si consiglia quindi di non bere più di 2-3 tazzine nelle tre ore precedenti la gara.

Mattinata intensa, quindi, ma solo dal punto di vista teorico, perchè a farci muovere le gambe è stata poi un’intensa running session al parco di Trenno. Affidati ai “perfidi” assistenti di coach Giorgio Rondelli (impegnato ad Ancona per i Campionati Italiani Assoluti indoor di atletica) il programma di allenamento ha previsto per noi #cityrunners una bella sessione di ripetute: 2k di riscaldamento + 10 x 500 sotto i 2’20”…e l’acido lattico mi ha fatto compagnia per tutto il week-end! Nota positiva della giornata: ho un motivo in più per abbuffarmi di cioccolato, tanto l’ha detto Elena! Dopo la fatica, una bella tazza di latte e Nesquik, che ripara i muscoli stanchi, e torna subito il sorriso!

Time
A matter of time
A matter of shoes
A matter of shoes

 

What’s new: discovering Nike Flyknit Lunar2

Shooting in store
Shooting in store

La settimana scorsa ho avuto l’onore di far parte del Team di Runner’s World che ha testato in anteprima le nuove Nike Flyknit Lunar2. Appuntamento alle 18.30 presso il Nike Store di piazza Gae Aulenti per provare (naturalmente di corsa), su un percorso di 6 km attraverso il cuore della città, quelle che nella versione precedente sono state elette “scarpe dell’anno” dalle redazioni di Runner’s World di tutto il mondo.

Le migliorie di questo secondo modello riguardano in particolare la tomaia, costruita con la rivoluzionaria tecnologia Flyknit, che è stata ridisegnata per una maggiore traspirabilità; una linguetta integrata per un comfort maggiore e una suola caratterizzata da tasselli concentrici a diversa densità che adattano il grip alla pressione esercitata sull’avampiede per un maggiore ammortizzamento. In sintesi l’obiettivo di Nike è stato quello di creare una scarpa da running “straordinariamente leggera e incredibilmente resistente”. La nuova Nike Flyknit Lunar2 è in vendita da pochi giorni al prezzo di 160 euro.

Ecco le mie personalissime sensazioni di corsa con le Flyknit Lunar2: È il caso di dire che alle volte gli occhi tradiscono. Devo essere sincera, ad un primo incontro visivo le Flyknit Lunar2 mi sono sembrate ‘troppo leggere’ e ‘poco ammortizzate’ per correre, ma sono bastati i 6 km percorsi lungo le vie meneghine, per ricredermi. Quella della Flyknit Lunar 2 la definirei proprio una miglioria riuscita. Le scarpe risultano sì leggere nella parte della tomaia (e traspiranti – ho percepito addirittura l’aria sulle dita dei piedi!!!), ma allo stesso tempo la sensazione è quella di indossare una scarpa discretamente strutturata sul tallone e con un sistema ammortizzante più efficace di quanto potessi immaginare, nonostante la sottile intersuola. Non ho avvertito minimamente la sensazione di “piede per terra” come invece mi è capitato con le Free Run. La calzata, però, l’ho trovata un po’ stretta rispetto al mio numero abituale. L’ho avvertita come una scarpa reattiva, secondo me ideale per allunghi e distanze non superiori ai 10 km. Dal punto di vista estetico, ineccepibili come sempre, accostamenti cromatici azzeccati, in perfetto stile Nike. La mia unica perplessità riguarda i pronatori (anche se non è il mio caso): sono adatte per questo tipo di piedi? Voto: 7,5″.

Photo credits: Runner's World
Il running team di Runner’s World davanti al Nike Store.
Il Runner's World Team prima della partenza
Il running team prima della partenza
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Alla conquista del Duomo
Alla conquista del Duomo
 Photo credits: Runner’s World