Iniziare a correre da zero. Step 1: L’equipaggiamento

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Dai, buttati! Continui a ripeterti che è ora di iniziare a correre, ma non ti decidi mai? Allora questo post è per te. Metti da parte le scuse e comincia subito! Tra qualche giorno inizierà la primavera, hai davanti a te mesi e mesi di belle giornate da goderti all’aria aperta, la prova costume si avvicina, potresti incontrare nuovi amici, scaricare le tensioni lavorative, insomma puoi trovare mille motivi per iniziare una nuova vita di corsa, quindi non c’è tempo da perdere, devi solo allacciarti le scarpette e partire!

E infatti partiamo subito dalle SCARPE. Metti ai piedi delle calzature adeguate, è fondamentale per proteggere il tuo corpo, in particolare le tue articolazioni, dall’impatto con il terreno. Per le prime uscite puoi anche usare scarpe non necessariamente da corsa, ma che siano minimamente ammortizzate e con la zona del tallone un po’ sollevata rispetto alla pianta del piede (per capirci, no alle scarpe da tennis totalmente piatte). Poi, con il tempo, se ti appassioni, potresti valutare l’acquisto di un paio di scarpe specifiche per il running presso un negozio specializzato in cui l’ideale sarebbe anche far analizzare (attraverso un semplice test) il tuo piede. Come potrai immaginare, non tutti i piedi sono uguali e soprattutto non tutti i piedi appoggiano a terra allo stesso modo. C’è chi ha un appoggio neutro, chi è pronatore (ha il piede rotato verso l’interno) e chi è supinatore (ha il piede rotato verso l’esterno). È importante sapere che appoggio si ha per scegliere la calzatura più adatta ed evitare eventuali piccoli (o grandi) traumi che possono insorgere con un allenamento prolungato nel tempo.

Al secondo posto, per importanza, c’è l’ABBIGLIAMENTO che deve necessariamente essere comodo e traspirante. Non copritevi eccessivamente solo per produrre una maggiore quantità di sudore credendo erroneamente di perdere peso più in fretta. Bastano pantaloncini e maglietta (o canotta) in estate e per l’ inverno aggiungete solo qualche strato in più. Pantaloni a ¾, una maglietta termica da indossare a contatto con la pelle, una t-shirt a maniche lunghe e un antivento sempre a portata di mano può fare al caso vostro.

Ci sono poi tutta una serie di ACCESSORI, consigliati ma non indispensabili, come guanti, cappellino, occhiali da sole, visiera e marsupio (mi raccomando, di quelli piatti eh, altrimenti balla tutto!). Con il tempo poi, valuterete voi personalmente quali optional diventeranno i vostri ‘indispensabili’ durante gli allenamenti.

Un optional che merita qualche parola in più è sicuramente l’OROLOGIO. Un classico segnatempo al polso ritengo sia sempre utile portarlo con sé per misurare il tempo durante il quale si corre e per valutare ì propri miglioramenti in termini di durata di attività. Per misurare, invece, altri parametri come distanza, velocità, frequenza cardiaca e calorie bruciate sono in vendita smartwatch dedicati proprio all’attività fisica. Ritengo che questo tipo di apparecchio (dato il costo) sia da acquistare soltanto quando la vostra attività fisica non è più saltuaria ma abbastanza frequente da giustificarne la spesa.

C’è poi chi corre con il CELLULARE. Se siete delle ragazze consiglio sempre di portare con voi il telefonino, specie se correte in orari particolari o in zone isolate. Esistono comodi portacellulari da braccio che non danno fastidio durante la corsa. Se portate con voi il cellulare potete anche utilizzare le tante App dedicate alla corsa tra cui Runtastic e Runkeeper che a fine allenamento vi daranno tutti i dettagli della vostra attività.

E poi ci sono quelli che non possono proprio correre senza MUSICA. Io suggerisco di iniziare a correre in tutta libertà per sentire e registrare al meglio il proprio ‘motore’, poi, una volta presa maggiore confidenza con il proprio corpo un buon lettore musicale (ma anche, ad esempio, la App Spotify direttamente sul cellulare) può rivelarsi un eccellente compagno di running quando ci si allena da soli.

Ecco tutto per quanto riguarda l’equipaggiamento, nel prossimo post si parte con l’allenamento. Iniziate a riscaldare i muscoli e…stay tuned!

Training, forti e combattivi con l’off road

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Dicono che ciò che non ti fa inciampare, ti fortifica. E allora quale migliore allenamento, magari durante un weekend lontano dalle solite strade di città, se non quello di correre veloce sui terreni sconnessi per migliorare la forza, perfezionare l’equilibrio, sviluppare la sensibilità al ritmo e potenziare la resistenza mentale.

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Mi sono allenata su un percorso di montagna a 1.800mt di altitudine in Valle Camonica, ho scelto di indossare un outfit super fluo (è fondamentale essere visibili il più possibile su tracciati innevati) della linea Pimkie Sport e ho colto l’occasione per testare le nuovissime New Balance Fresh Foam 1080, calzature “neutre” dotate di un’ottima ammortizzazione che si percepisce soprattutto quando si spinge in salita.

E via, sono partita alla ricerca di sentieri accidentati per allenarmi a diventare più agile e combattiva.

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Chi l’ha detto che le cosiddette “ripetute” vengono bene solo in pista? Dopo 15 minuti di riscaldamento, ho provato qualcosa di alternativo, un off road in cui, per esempio, correre forte per 3 minuti e recuperare per 1’30”, il tutto ripetuto per 6-8 volte. Per affinare, invece, la mia capacità di accelerare e decelerare, ho corso qualche sprint, da 100mt l’uno, con cambio di ritmo: 30mt a velocità medio-alta, 40mt forte e altri 30mt a un ritmo medio-alto.

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6ookInfine, per stimolare e potenziare la stabilità, basta alzare da terra un piede, piegarlo all’indietro e rimanere in equilibrio, con gli occhi chiusi, per mezzo minuto per poi ripeterlo anche con l’altro piede almeno 5 volte per parte.

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Qualche esercizio di stretching per allungare i muscoli e via al defaticamento che, con un panorama così, non può che giovare sì al corpo, ma soprattutto alla mente.

Ogni tanto si ha proprio la necessità di evadere lasciando a casa la solita “strada”.

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Semi, i “fantastici 7” alleati del benessere

Così piccoli eppure così potenti, i semi sono preziosissimi alleati della salute perchè dotati di mille proprietà benefiche grazie al loro contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine, sali minerali, fibre e proteine vegetali.

Non a caso, la natura ha affidato proprio ai semi la riproduzione della specie e proprio per questo li ha forniti di tutte quelle informazioni genetiche e di nutrienti che non possono mancare nelle nostre sane abitudini alimentari.

Attenzione, però, ad assumerli nelle giuste quantità, una manciatina al giorno è sufficiente per ottenere importanti benefici per tutto il nostro corpo.

Ecco qui un elenco dei miei “fantastici 7” che assumo quotidianamente un po’ con tutto, per esempio a colazione con frullati, muesli e cereali, nelle insalate e nelle macedonie di frutta, persino sulla pasta oppure semplicemente da soli come piccolo snack tra un pasto e l’altro. Andiamo a conoscerli…

Il mio smoothie a base di frutti rossi, avena, bacche di goji, semi di chia e semi di girasole
Il mio smoothie a base di frutti rossi, avena, bacche di goji, semi di chia e semi di girasole

1. SEMI DI CANAPA

Grazie al loro contenuto di Omega 3 e Omega 6 migliorano la crescita dei capelli e la salute della pelle, riducono le infiammazioni e possono stimolare il cervello e giovano all’apparato cardiocircolatorio. Grazie ai fitosteroli, mantengono bassi i livelli di colesterolo nel sangue. In più, essendo ricchi di fibra, favoriscono l’attività gastrointestinale. Sono d’aiuto nella prevenzione del cancro e di gravi malattie come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.

2. SEMI DI GIRASOLE

Sono fonte eccellente di vitamine E e del gruppo B, tra cui l’acido folico, importante per la gravidanza e per il sistema immunitario. Sono potenti antibatterici e antiossidanti che proteggono le cellule e prevengono il cancro. Sono anche ricchi di proteine e grassi che fanno bene al cuore. Migliorano la digestione e sono ricchi di rame e
selenio, utili per prevenire patologie cardiache.

3. SEMI DI SESAMO

Alcalinizzanti, energetici e ricostituenti. In medicina popolare il sesamo è noto per la sua capacità di rinforzare la memoria e le facoltà intellettuali. I semi di sesamo sono una delle più importanti fonti vegetali di calcio e sono in grado di combattere il colesterolo, di abbassare la pressione sanguigna e di riparare il fegato. Sono benefici anche in caso di artrite o osteoporosi e durante la menopausa.

4. SEMI DI ZUCCA

Ciò che li accomuna è la ricchezza di acidi grassi polinsaturi, minerali e oligoelementi, fibre e vitamina E. Hanno proprietà rilassanti, vermifughe e preventive nei confronti dei problemi alla prostata e dei disturbi dell’apparato urinario femminile. Aiutano a gestire i livelli di ansia, a dormire meglio e sono ricchi in ferro, in zinco ed in omega 3, abbassano il colesterolo cattivo e hanno benefici per la prevenzione di artrite e osteoporosi.

5. SEMI DI CHIA

Sono ricchi di ferro, acido folico, calcio, magnesio, acidi grassi omega-3 e fibra solubile. Sono importanti per la salute delle ossa e dei denti, mentre gli omega-3 aiutano il cuore abbassando i trigliceridi e i grassi cattivi nel sangue. Possono essere assunti anche da chi soffre di diabete, perché costituiscono un alimento a basso indice glicemico. Mantengono sotto controllo il livello della pressione arteriosa e sono un valido aiuto per l’intestino.

6. SEMI DI LINO

Proteggono l’organismo, prevenendo malattie a carico dell’apparato circolatorio. Migliorano le capacità digestive e prevengono l’osteoporosi ed altre patologie alle ossa, al cuore e all’apparato digerente. Sono di aiuto contro la stitichezza e la cistite e forniscono proteine, vitamine del gruppo B e sali minerali come il fosforo, il magnesio, il rame ed il manganese. Rinforzano, il sistema immunitario e contribuiscono alla depurazione dell’organismo e prevengono il tumore al seno, alla prostata e al colon.

7. SEMI DI PAPAVERO

Hanno un elevatissimo contenuto di Omega3, vantano proprietà calmanti e sedative per il sistema nervosa per cui vengono utilizzati come rimedio naturale contro ansia e stress. Il consumo di semi di papavero, inoltre, contribuisce a ridurre la concentrazione di colesterolo nel sangue e a tenere sotto controllo il livello di zuccheri.

Con Diadora una staffetta di 1500 km attraverso l’Europa

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Vi piacerebbe prendere parte a una staffetta di 1500 km?

Diadora, per celebrare la prima campagna di brand mondiale “Make it Bright”, ha organizzato la staffetta più spettacolare mai intrapresa prima. Sarà una corsa di 1500 km che attraverserà l’Europa e verrà seguita da un team di supporto e dalla troupe che fornirà aggiornamenti live dell’impresa sul sito dedicato.

Non sono richieste doti da maratoneta per partecipare, basta solo la passione per la corsa, quindi la selezione è aperta a tutti quelli che si candideranno su http://makeitbright.diadora.com/ fino al 30 gennaio.

La staffetta, che si terrà dall’11 al 19 febbraio, partirà dalla sede Diadora di Caerano di San Marco (TV), presso l’impianto in cui verrà avviata la produzione del primo paio di SS2016 N9000. Una volta uscito dallo stabilimento di produzione, questo paio di scarpe partirà alla scoperta dell’Europa per terminare la propria corsa in Spagna, dove verrà consegnato a Barcellona.

5 motivi per correre (a Nizza) la Prom’Classic

Correre la Prom’Classic è sempre un’ottima idea. Potrei elencarvi un milione di buoni motivi per andare a Nizza, nel weekend appena dopo l’Epifania, e partecipare a questa corsa di 10 km interamente lungo la Promenade des Anglais. Ma ne ho scelti solo 5 (per me i più importanti) perchè questa gara diventi un must del vostro calendario runnico.

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1.    Innanzitutto per tuffarsi qualche giorno in una vera e propria stagione primaverile (anche se si è a metà gennaio), rispolverare l’outfit da corsa estivo e azzardare, se si è fortunati, addirittura un bagno in mare post gara.

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2. Perché è una gara adatta a tutti, dai professionisti ai principianti (è completamente  piatta) e, novità di quest’ultima edizione, anche ai più piccoli che hanno potuto cimentarsi nelle distanze 1,5km per i bambini tra i 10 e gli 11 anni e 750m per quelli di età compresa tra 8 e 9 anni.

La corsa dei bimbi
La corsa dei bimbi

3. Poi perchè gareggiare proprio sotto l’Hotel Negresco ha un fascino senza eguali. Correre seguendo la sua famosa cupola rosa riporta alla magia della Belle Epoque. Lo sapevate che l’albergo fondato nel 1913 è considerato una sorta di Tour Eiffel di Nizza oltre che quasi un museo perchè custodisce numerose opere d’arte tra cui un ritratto di Luigi XIV, secondo per importanza solo a quello del Louvre?

All'orizzonte la cupola del Negresco
All’orizzonte la cupola del Negresco

4. Per godersi in assoluto relax il tramonto della baia seduti sulle celebri chaises bleues (le seggiole blu) lungo la Promenade des Anglais assaporando la brezza marina della Costa Azzurra.

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5. Per gustare, come recovery meal, la Socca (si pronuncia con l’accento sulla à), la sottilissima pasta di farina di ceci, simile alla nostra farinata, o la Pissaladière, tipica focaccia rustica con cipolle, acciughe e olive, passeggiando tra i vicoli della città vecchia.

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Fai il pieno di energia verde!

Se Braccio di Ferro, l’eroe forzuto per eccellenza, mangiava tanti spinaci un motivo ci sarà e dato che in questo periodo dell’anno c’è bisogno tanto di depurarsi quanto di recuperare le forze per iniziare alla grande il nuovo anno, ecco la ricetta di un succo vivo (estratto a freddo) semplice e veloce per fare il pieno di energia (verde naturalmente!).

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  • 1 avocado (apporta grasso linolenico e Omega 3, grassi buoni che contrastano il colesterolo).
  • 1 pompelmo rosa (grazie alla naringina riduce le tossine nel fegato e rende la pelle più bella).
  • 3 manciate di spinaci (hanno un elevato potere depurativo e aiutano, grazie alla clorofilla, la fissazione del calcio e del fosforo sia nelle ossa che nei denti).
  • 3 quadratini di zenzero (è un vero e proprio concentrato di virtù benefiche che vanno dall’azione antinfiammatoria a quella depurativa, antiossidante e antitumorale con benefici in particolare per lo stomaco, il cuore e il fegato).
  • 50 ml di acqua

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Relax, Recharge & Restart

C’è un tempo per correre e uno per fermarsi un po’ a prendere fiato. Lo chiede il corpo, lo pretende la mente. C’è un momento in cui la modalità ‘reset’ é d’obbligo e allora si mette ordine per ripartire più forte di prima.

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Dopo aver corso una maratona ti senti come svuotato. Passi mesi ad allenarti duramente con un unico obiettivo. I giorni passano scanditi da sudore, fatica, sacrificio e rinunce, poi quei 42 km ti ridanno tutto in un istante solo, proprio quando tagli quel traguardo che hai immaginato e sognato per così tanto tempo. E poi improvvisamente é il vuoto. Ti manca tutto.

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Ed é proprio in quel momento che si sente la necessità di ripartire da zero, di ripartire da se stessi. É un po’ quello che sta succedendo a me in questo periodo, insomma sento il bisogno di riscoprire quel piacere di correre, lontano dagli obiettivi forzati, dalle competizioni, dalle tabelle e dai tempi. Riappassionarmi, ecco, è la parola giusta.

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Prima regola, correre quando (e solo se) ne ho voglia. Lasciare l’orologio e la musica a casa e improvvisare un percorso al momento, meglio ancora se in un posto nuovo dove non sono mai stata. E poi sto riscoprendo anche il piacere di correre da sola, un po’ come quando tutto ebbe inizio. Solo io, la mia testa, il mio cuore e le mie gambe. E niente più.

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Nella mia personalissima fase di disintossicazione dalla corsa sto trovando spazio anche per altro, per lo yoga e per il training ad esempio. Fortificare mente e corpo sarà uno dei buoni propositi per l’anno che sta per iniziare.

Quando si vuole fare troppo i fenomeni, poi arriva un momento in cui si ha la necessità dì ritornare a sentirsi un po’ più umani…

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Quando il top misura i battiti

Monitorare il battito cardiaco è sempre stato un mio pallino e quando la tecnologia ‘sforna’ nuovi dispositivi in questo ambito sono sempre molto curiosa di provarli. In principio c’era solo la fascia toracica, a mio avviso la soluzione più performante (ma anche la più fastidiosa e spesso dolorosa quando la si indossa per allenamenti/gare lunghi), poi sono arrivati i cardiofrequenzimetri con rilevazione del battito direttamente dal polso, comodi sì, ma non del tutto precisi.

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E infine è arrivato il top (al maschile in versione t-shirt) con fascia direttamente incorporata. Ci ha pensato Kalenji, il brand di Decathlon dedicato al running, lanciando sul mercato una tecnologia applicata proprio agli indumenti. Attraverso degli elettrodi integrati alle trame del tessuto è possibile captare le frequenze cardiache durante la corsa senza la necessità di indossare la famosa cintura. Io ho provato il top, bellissimo nella sua variante verde acqua e giallo, che trovate negli store Decathlon a 14,95 euro.

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Prima di indossarlo ho semplicemente applicato, sul punto di attacco, il sensore del mio cardiofrequenzimetro Garmin (ma è compatibile un po’con tutti), l’ho messo su e ho aspettato che si sincronizzasse al mio orologio. Ho fatto una corsetta indoor di circa una mezz’ora dimenticandomi completamente di ciò che stavo indossando. Ineccepibile dal punto di vista tecnico (preciso e senza perdere la connessione) anche per quanto riguarda l’aspetto pratico, il Top Cardio è un ottimo prodotto. Si può infatti comodamente lavare in lavatrice (mi raccomando, senza sensore!).

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Ah, dimenticavo…se non avete un cardiofrequenzimetro potete acquistare a parte un sensore (costa intorno alle 20 euro) usandolo associato al vostro smartphone tramite un’app sportiva, tra cui ad esempio la Decathlon Coach, sia per iOS che per Android.

NYC Marathon 2015, finishing is your only fucking option!

New York. Ancora New York. Trecentosessantacinque giorni dopo la mia prima maratona nella Grande Mela, sono ancora qui sulla linea di partenza del Ponte di Verrazzano con la stessa emozione, gli stessi brividi che gelano i muscoli e contemporaneamente la stessa scarica di adrenalina che rende le gambe scalpitanti. Tutte sensazioni e stati d’animo fortissimi a cui non mi abituerei nemmeno dopo averne corse altre 100 di maratone. Cuore, testa e gambe sono pronti per il mio viaggio, ancora, attraverso i cinque quartieri di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. La testa si affolla di pensieri, il cuore inizia a pulsare sempre più forte e gli occhi si bagnano di gioia. E poi il boato, un colpo di cannone e via, più di 100mila piedi si mettono in viaggio verso la meta. Sto correndo la maratona più bella del mondo, mi sento piccola piccola, ma con un orgoglio grande e mi faccio trasportare dal fiume di energia positiva che catturo in tutti gli occhi che incrocio durante la mia corsa. Posso percepire la forza che mi trasmette chi, anche se lontanissimo, è lì accanto a me con il pensiero.

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Ogni passo è una lotta contro la fatica che cerco di combattere in nome di tanti mesi fatti di sudore e sacrifici. In nome di tutte le ore di sonno perse il sabato e la domenica mattina, quando la sveglia suona sempre e comunque alle 6. In nome delle corse sotto il sole torrido di agosto, ma anche sotto le piogge di fine stagione. Insomma, ogni passo e ogni goccia di sudore di questi 42,195 km ha una dedica speciale. È il momento del riscatto, la strada davanti è mia, devo solo conquistarla con un piede davanti all’altro. Ma l’entusiasmo a un certo punto lascia spazio alla stanchezza e a un momento di sconforto. Le prime a crollare sono le gambe, ho i crampi, e sono solo a metà, poi anche la testa fa un passo indietro e allora guardo il cielo azzurrissimo di una New York quasi primaverile, e cerco (perchè da qualche parte c’è) la forza di andare avanti. La trovo nell’abbraccio amorevole della folla che incita, applaude e incoraggia. La trovo nell’espressione di goia e sofferenza di chi sta correndo a fianco a me, chi cieco, chi senza un arto e chi ha sconfitto una malattia, tutti vicini, quasi fratelli, con un sogno comune. In prossimità di un ponte, mi si avvicina un uomo colombiano su una sedia a rotelle e mi chiede di aiutarlo a spingerlo nella salita. Non posso deludere quella voglia di far tremare l’asfalto che leggo nei suoi occhi, il suo coraggio diventa la mia forza.

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Penso che in fondo la maratona sia qualcosa che di più simile non c’è alla vita e alla vita, cavolo, non ci si può arrendere mai. Quindi prendo fiato sì, rallento, a tratti cammino, ma non mollo.

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Niente gambe e niente testa, questa volta è stato il cuore a portarmi all’arrivo. Quel cuore un po’ malconcio, quello con le cicatrici, quello deboluccio. Bhè quell cuoricino che batte sempre a mille, su cui non avrei scommesso nemmeno un centesimo, mi ha portato (trascinando anche testa e gambe) ancora una volta con le braccia alzate, a tagliare il traguardo di Central Park.

Piango e chi mi mette la medaglia al collo mi abbraccia forte quasi come fosse la mia mamma.

Non mi chiedete quanto ci ho messo…a New York il tempo non conta, vale solo il cuore.

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Correre alla giapponese. A Milano

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Correre una “numero zero” è sempre qualcosa che mi emoziona. Non so mai di preciso cosa mi aspetta e quell’“effetto sorpresa”, di solito, rende le mie gambe ancora più scalpitanti. Se poi alla trepidazione per una nuova esperienze di running ci aggiungi la formula “a staffetta” e un pizzico di atmosfera giapponese che anima il luogo dove di solito ti alleni, l’Arena di Milano, il divertimento non può che essere assicurato.

E così lo scorso sabato 26 settembre posso dire di aver corso “alla giapponese”. Ho corso quello che il popolo del Sol Levante chiama “ekiden” (eki= stazione e den=trasmettere) e da qui il nome di Ekirun, una gara a staffetta unica nel suo genere e dalle regole ben precise, proprio come vuole il rigore orientale, che ha debuttato in Italia.

Si tratta di una corsa, lunga come una maratona (42,195 km), che prevede la partecipazione di squadre composte da 6 corridori, maschili, femminili o miste. Ma la particolarità è che ad ogni cambio, i frazionisti sono tenuti a passare al compagno successivo una fascia da indossare a tracolla, il tasuki, tipico testimone della competizione diventato ormai il simbolo dell’evento.

A battezzare la prima edizione made in Italy della Edenred Ekirun c’era un sole caldo e un’aria frizzantina tutt’altro che autunnale e già dalle prime ore della mattina l’Arena si era gremita di un esercito di spettatori ed entusiasti runners, tra cui la mia squadra tutta al femminile. Un team messo insieme all’ultimo minuto e composto da sole 4 ragazze. Infatti tra le rigide regole della competizione era previsto di poter correre più di una frazione a patto che non fossero consecutive. E così, a presentarsi ai nastri di partenza accanto al nostro team “Cosmic Girls”, oltre 200 squadre, di cui 37 iscritte alla gara competitiva (tra cui 350 donne), e Annalisa, la nostra prima frazionista. Era pronta a partire per i suoi 7,195 km intorno all’Arena e al Parco Sempione con il testimone a tracolla, con su scritto “Run as One”, che la rendeva ancora più emozionata.

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A dare il via alla gara sono stati i suonatori di tamburi tradizionali Taiko dell’Associazione Italiana Shumei, che hanno caricato di adrenalina chi iniziava a correre e chi aspettava il suo turno per farlo. Greta, la seconda frazionista della nostra squadra, già pronta nella zona cambio allestita all’interno della pista di atletica scrutava impaziente all’orizzonte fino a quando Annalisa, a circa un centinaio di metri da lei si è tolta la fascia e con le braccia tese, come voleva il regolamento, gliel’ha affidata sfrecciando per il suo giro da 5 km. Ed è qui che sono entrata in gioco. Appena partita la mia compagna di squadra sono arrivata nella zona di cambio e durante quei 25 minuti in qui sono stata lì ad aspettare Greta mi sono davvero divertita nell’osservare i passaggi di testimone dei diversi team (molti dei quali organizzati tra colleghi di lavoro), dai nomi più disparati (da “Maidirebanzai” a “Ciaparatt” e “Le Paperelle”) stampati sulle magliette create ad hoc.

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La mia frazione era una di quelle “lunghe”, da 10 km e una volta indossata la mia fascia ho cominciato a correre a ritmo sostenuto perchè il fatto di avere un testimone da passare a una compagna mi faceva sentire carica di responsabilità. Ho percorso così due volte l’anello intorno allo storico tempio dello sport milanese, passando per il Castello Sforzesco, la Triennale e il Parco Sempione, tra spettatori incitanti e automobilisti adirati per il traffico bloccato. Il testimone passa così a Federica, la terza frazionista che percorre i suoi 5 km, e poi tocca ancora a Greta, che di chilomentri ne percorre 10, e poi il tasuki passa definitivamente ancora a me che lo porto al traguardo dopo altri 5 km. La nostra squadra, con grande soddisfazione, si classifica prima femminile nella categoria non competitiva. Ma in realtà ciò che ha vinto è stato lo spirito di squadra, l’unione delle forze e il supporto reciproco. Insomma, un esperimento ben riuscito questa Edenred Ekirun, una corsa che si è rivelata più una festa che una competizione i cui premi, nel rispetto della tradizione giapponese, non potevano che essere delle creazioni artistiche a forma di origami. E poi, per festeggiare (e per rimanere in tema) tutti a mangiare sushi, un ottimo recovery meal per rimettersi in forze!