Categoria: live diary

#cityrunners second edition: “fuori la grinta!”

Squadra che vince non si cambia. Ma si arricchisce di nuove leve. È partita la seconda edizione del progetto #cityrunners, la running community di Adidas, che per la sua versione 2.0 ha arruolato una cinquantina di nuovi runner in erba che si sono dati appuntamento, sabato scorso, presso l’headquarter del brand delle tre strisce a Monza. Anche quest’anno l’obiettivo è quello di correre la Milano City Marathon, da soli o in staffetta, ciò che cambia è che durante questa nuova edizione si farà sul serio. Il primo anno è servito per rodare le gomme, addesso c’è da correre duro.

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C’è un fitto programma di allenamento che ci aspetta, ma soprattutto a bordo pista ci aspetta lui, coach Giorgio Rondelli, che già dalle sue prime battute sembra carichissimo: “Qui ci vuole il saio francescano della fatica”, ha detto. “Bisogna credere, obbedire, macinare chilometri e ripetute”. I neofiti sono avvisati!

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E poi ci sono loro, le Utra Boost, le nuovissime scarpe da running firmate Adidas che, come promette il claim, faranno rivoluzione nel mondo della corsa. Presentate il 23 gennaio a New York, le Ultra Boost saranno in vendita in Italia a partire dal 1° marzo, ma i #cityrunners, esseri privilegiati, avranno la possibilità di testarle da subito, in anteprima.

Ma torniamo al kick off 2015: innanzitutto sono stati premiati i #cityrunners più meritevoli dello scorso anno in fatto di performance, attività sui social e fedeltà al brand, ma sono stati anche nominati alcuni ambassador che organizzeranno, nel corso del prossimo quadrimestre, allenamenti collettivi di corsa nelle diverse zone di Milano.

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per concludere in bellezza il primo incontro, sapete chi è venuto a trovarci? Sulle note di “Notti magiche” di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, è spuntato a sorpresa la leggenda del calcio italiano, l’ex difesore Beppe Bergomi, che ci ha raccontato della sua passione per la corsa e in particolare dell’importanza di essere parte di una squadra: “Correre da soli – ha detto – é faticoso, quando si trova un gruppo unito é più facile raggiungere grandi risultati”.

E il punto di forza dei #cityrunners è proprio l’unità. I presupposti per una grintosissima stagione di corsa ci sono tutti, non ci resta che allacciare le scarpette e sgambettare alla conquista della città.

Prom’Classic, correre d’inverno in Costa Azzurra come fosse primavera

Eh già, non ci sono più le mezze stagioni. Lasci una Milano invernale e dopo sole 3 ore di macchina (ho detto di macchina, non di aereo!) ti ritrovi in piena primavera. A gennaio.

Parti con jeans, Ugg e maglione di lana e ti ritrovi in costume, a mangiare sulla spiaggia a piedi nudi, con gli occhiali da sole e i gabbiani (ho detto gabbiani, non piccioni!) che ti svolazzano sulla testa.

Succede a Nizza, nel secondo week end dell’anno, dove è organizzata la 16esima edizione della Prom’Classic, la 10 km che si corre ogni anno a Nizza, sulla soleggiata Promenade des Anglais. E noi non potevamo mancare. Dico “noi” perchè in questa trasferta “azzurra” non ero da sola, ma accompagnata da un dream team d’eccezione, gli amici Greta, Raffaella e Luca.

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La Prom’Classic è tra le più importanti 10 km di Francia, è la prima corsa dell’anno nel calendario di gare nazionali ed europee ed è diventata un appuntamento da non perdere per gli appassionati della corsa attirando molti partecipanti soprattutto di Paesi vicini, come Italia e Svizzera.

Alla partenza, preceduta da un minuto di silenzio per commemorare le vittime di Charlie Hebdo, c’erano 8.700 atleti divisi in griglie, tra cui una appositamente dedicata alle donne. Sul podio femminile arriva Sophie Duarte (33’06”) e su quello maschile Abdellatif Meftah (29’01”), entrambi francesi.

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La gara, come lo scorso anno, è stata sponsorizzata da Kalenji, brand del colosso francese Decathlon dedicato al running, che per l’occasione ha presentato le sue novità di prodotto targate 2015.

Oltre all’abbigliamento tecnico e agli accessori, per cui Kalenji è già molto conosciuto per il rapporto qualità-prezzo, il brand negli ultimi anni si sta focalizzando sempre di più anche sul settore delle running shoes performanti. In particolare, quest’anno ha lanciato una ricca linea di 7 modelli (4 da strada e 3 per il trail), per un totale di 16 referenze di calzature dedicate all’uomo e alla donna.

Durante la Prom’Classic ho avuto l’occasione di testare le nuove Kalenji Kiprun SD, nella variante fucsia e blu, modello dedicato all’universo femminile. Le ho trovate leggere, ma allo stesso tempo confortevoli (sinceramente più di quanto immaginassi), e dal design accattivante. Insomma, una scarpa sicuramente adatta alle brevi distanze che fa la sua bella figura anche per il tempo libero, sotto un paio di jeans. 

Da questo week end, tutto omelette, baguette e crepes, ho imparato sostanzialmente 3 cose:

–       Nizza è la città in cui mi trasferirei a vivere anche subito

–       Kalenji fa delle scarpe da running oltre ogni aspettativa

–       ….e senza gli amici, niente sarebbe come è. Grazie!

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Relax and take it easy!

20141228_133458_Amber_SmokeSono esattamente 27 giorni che non corro complice una simpatica tracheite che ha deciso di diventare la mia migliore amica proprio nei giorni di festa. Ho pensato di sfruttare questo periodo di stop forzato, quindi, dedicandomi un po’ a me e al mio relax leggendo, cucinando, ascoltando musica, insomma coccolando corpo e mente e cercando di soffocare quell’Hannibal inside tipico dell’astinenza da corsa.

Tra i regali che mi ha portato Babbo Natale c’é una cosa di cui ignoravo l’esistenza e di cui ora non posso più fare a meno.  Qualcuno di voi conosce già il Mysa? É un tappetino chiodato per agopressione, prodotto in Svezia. Sdraiandosi su di esso, le sue circa 6mila punte a densità bilanciata stimolano il rilascio di endorfina (l’ormone della felicità) e ossitocina (l’ormone dell’amore e della serenità) con effetti analgesici e rilassanti.

Scioglie tensioni a schiena, area cervicale e muscoli contratti regalando tanto relax conciliando persino il sonno.

Io l’ho provato anche sotto i piedi come riflessologia plantare, top! E ho scoperto che può essere associato anche allo yoga con tanto di corsi organizzati ad hoc!

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É tempo di letterine. Chi ha detto che Babbo Natale non esiste?

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Caro Babbo Natale,

quest’anno sono stata buona, forse addirittura troppo, qualcuno mi dice. Tu piuttosto, sono 25 anni che aspetto il “Dolce Forno” e il “Camper di Barbie”….vabbè, penso che ormai siano fuori produzione quindi se vuoi farti perdonare per tutti quei Natale che, speranzosa, scartavo regali trovando solo calze, guanti e cappelli, tutti rigorosamente di lana manco vivessi io al Polo Nord, ti ho fatto una lista facile facile di desideri che spero vengano esauditi prima che io compia i 50 anni.

PS vedi di non deludermi altrimenti, al posto della tazza di latte caldo e dei biscotti, ti lascio Ugo affamato sul terrazzo. Sappi che ha un debole per le renne!!! Non vorrai mica consegnare i regali a tutti i bimbi del mondo a piedi, vero???

With love, Rossana

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Ecco, iniziamo con un tris di “cosucce” del mio brand del cuore, adidas, tutte facilmente acquistabili sul sito www.adidas.it:

felpa con cappuccio climaheat, ideale per correre d’inverno senza avere più la scusa del “fa freddo”

scarpe Supernova Gilde Boost, belle per camminarci e super veloci per correrci

tight bicolor adidas by Stella McCartney, correre più fashion di così proprio non si può

Avrei adocchiato anche una t-shirt tecnica di Almostthere che parla da sola: “in direzione ostinata e contraria”, che giusto mi si addice. Acquistabile su www.almostthere.eu

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Passando alle cose più frivole, che tanto mi piacciono, avrei messo gli occhi sul Samsung Note 4, sai il mio Note 2 ormai é un po’ vecchiotto e poi, si sa, la tecnologia avanza…bisogna stare al passo con i tempi, o no? Su www.samsung.com puoi trovare tutte le caratteristiche di questo “phablet”.  Ti dico solo: fotocamera da 16 Mpx!!!!

A proposito di vecchiume, anche il mio Garmin ormai é un orologio vintage, che però nonostante gli anni non sbaglia un colpo. La nuova versione del Forerunner 220 non é niente male, sappi che sono pronta al cambio! (http://www.garmin.com/it-IT)

Caro Babbo Natale, sai che amo il Bio, il the, le tisane e tutte le brodaglie calde, anche d’estate. Perciò se fai un salto al negozio di Lov Organic di via Victor Hugo, a Milano (o se proprio non hai tempo anche su www.lov-organic.com) potresti scegliere “Lov is Zen“, una tisana a base di rooibos aromatizzato alla mela, arancia e caramello. Ideale per i momenti di relax.

Ah, dimenticavo, ho scovato un brand francese di bijoux, Grizzly Chérie (http://grizzlycheri.com/) che fa delle cose troppo carine. Ti ho segnalato un paio di orecchini che non puoi proprio non regalarmi.

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Il Regalo con la “R” maiuscola, però, l’ho lasciato per ultimo. É una scatola che contiene una promessa, quella di correre ancora la Maratona di New York! Tu che di sogni e di promesse te ne intendi, ci puoi mettere una buona parola? Io, come al solito ci metterò, anima, cuore e gambe. Prometto.

Pain & pride in NY

Ho nostalgia di New York, è passata solo una settimana da quando sono tornata e già mi manca. Sento la mancanza di quel crash, di quel cortocircuito di emozioni che mi ha provocato girando per la città giorno e notte, ma una certezza c’è: ci ritornerò, ancora di corsa e ancora con lo stesso entusiasmo. Ho raccontato la “mia” NY, la mia avventura a stelle e strisce su Mood, il lifestyle magazine di Pambianco. (http://mood.pambianconews.com/paine-pride-in-ny/). Enjoy!

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“New York dorme. All’alba della prima domenica di novembre, nella città che non dorme mai, c’è uno strano silenzio, urla solo il vento. New York “sembra” che dorma, in realtà già da qualche ora migliaia di persone hanno già allacciato le loro scarpette da running, hanno già fatto la loro colazione super energetica e stanno scaldando i loro muscoli spalmandosi balsamo di tigre sulle gambe. È il giorno in cui si corre la 44esima edizione della New York City Marathon, l’evento podistico per eccellenza, il sogno di chi corre, e da lì a poco la Big Apple esploderà. Fa freddo, il termometro segna i 3 gradi, ma il percepito sfiora lo zero, tutta colpa di un vento gelido con raffiche che raggiungono i 70 km/h. È la Maratona newyorkese più fredda degli ultimi 20 anni, così dicono. E io sono lì per la prima volta.

Per raggiungere la start line, che si trova sul Ponte di Verrazzano, nel distretto di Staten Island, io e il gruppo di runner con cui sono arrivata dall’Italia, prendiamo un pullman che ci porta, in un’oretta di viaggio, dritto al villaggio della Maratona, nell’accampamento militare di Fort Wadsworth che ci ospiterà, ovviamente all’aperto, per le tre ore che precedono la gara. I controlli sono serratissimi, la temperatura scende e l’emozione sale. Nell’attesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi si copre con una tuta da sci, chi schiaccia un pisolino nel sacco a pelo, chi cammina avvolto nel piumone del letto e chi, secondo le proprie usanze, si ciba di piselli e fagioli, oppure, secondo le proprie scaramanzie, indossa calzini spaiati. Siamo oltre 50mila tra professionisti e amatori, provenienti da 125 Paesi (con l’Italia al terzo posto dopo Stati Uniti e Francia per numero di partecipanti). Intorno a me ci sono tutte le etnie, c’è il biondo, il moro, quello con gli occhi a mandorla e quello con la pelle scura. C’è quello con il fisico snello, ma anche quello con la pancetta, c’è la mamma, ma anche la nonna, c’è il gruppone rumoroso di amici e il solitario, c’è chi prega e chi canta. Insomma, ci siamo tutti, così diversi, ma così uguali grazie alla stessa passione per la corsa che ci rende quasi fratelli. Manca poco, le gambe gelate iniziano a scalpitare, ci si sorride, ci si scambiano chiacchiere anche se non si parla la stessa lingua, ci si carica a vicenda. Il tempo di qualche high-five di qua e di là ed ecco il cannone segnare ufficialmente l’inizio della gara. Per molti, e per me, è l’inizio del sogno di una vita, nelle orecchie vibra la voce di Liza Minnelli che canta “New York, New York”, si parte!

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Dal ponte di Verrazzano, che attraversa il canale Narrows, partono i top runner, prima le donne e poi gli uomini, e, a seguire le famose 4 wave, ondate programmate ogni 20 minuti circa per evitare la congestione alla linea di partenza. La mia è la seconda, alle 10.05 sono già sul ponte, frastornata da pensieri confusi tra cui il “chi me l’ha fatto fare?” e il “è il giorno più bello della mia vita!” e davanti a me 42,195 km o, per dirla all’americana, 26,2 miglia da correre. “Central Park mi aspetta”, continuo a ripetermi e inizio a correre. La salita sul Verrazzano è più dura del previsto, i muscoli sono freddi, le gambe girano a fatica, e nell’aria risuonano solo i respiri affannosi e le scarpette che sfiorano l’asfalto. Superato il ponte il percorso prosegue fino al quartiere di Brooklyn dove l’impatto è caldissimo: centinaia di persone urlanti si accalcano alle transenne per fare il tifo: ha inizio la festa!

Il calore della gente riscalda i cuori (e i muscoli) e da qui si comincia a svestirsi: c’è chi abbandona la tuta e il k-way e chi si libera di cappello e guanti. Tutti gli indumenti dismessi vengono lanciati ai bordi della strada e verranno poi raccolti per andare in beneficienza.

You can do it! Go, go, go!”, incita la gente. Il popolo di New York è tutto ai bordi delle strade per offrirti qualcosa: c’è chi ti porge acqua, biscotti e frutta o solo un sorriso, e chi applaude in uno scenario ricco di cartelli colorati incitanti che farebbero sentire importante chiunque passi di lì. Ti fanno sentire un prode, ma in fondo stai solo correndo. Sul percorso, 130 band musicali danno il ritmo alla nostra corsa.

Ed ecco scorgere il distretto del Queens, siamo più o meno al 13esimo miglio, metà gara è andata. Se mi guardo intorno vedo migliaia di magliette di persone che corrono per qualcuno o per qualcosa. Davanti a me corre una ragazza cieca con il suo accompagnatore, ma lungo il mio viaggio incontrerò anche tanti giovani in carrozzella e senza arti superiori con una determinazione a tagliare quel traguardo da mettere i brividi.

Poi, le gambe iniziano a cedere e un momento di sconforto prende il sopravvento. Ma è lì che, tra 50mila persone, incontro per caso un amico, una sorta di angelo custode, che mi accompagnerà per tutta la seconda parte della gara, spronandomi a “non mollare” fino all’arrivo.

Una volta raggiunto, e superato, il tanto temuto Queensboro Bridge, “il ponte dei crampi”, come l’ho rinominato a causa della salita infinta, inizia la lunghissima 1st Avenue che regala uno scorcio incredibile della città: siamo a Manhattan. La gara prosegue poi fino all’entrata nel quartiere del Bronx e successivamente lungo le strade di Harlem dove è tutto un saliscendi accompagnato da cori gospel. E da lì si corre verso il centro di Manhattan lungo la 5th Avenue, per arrivare finalmente in Central Park.

Gli ultimi chilometri sono quelli delle emozioni che prendono il sopravvento dove è la forza mentale a sorreggere il dolore e l’affaticamento muscolare. Le bandiere sventolano nell’aria, la folla di spettatori si fa sempre più fitta e sempre più festante, urla il tuo nome e grida “almost there”. Il traguardo è proprio lì davanti ai miei occhi, basta un solo passo, alzo le braccia al cielo e con l’ultima energia rimasta cerco di realizzare e convincermi di avercela fatta davvero. Le gambe crollano, le tiene su solo l’orgoglio perché chi termina una maratona, vince la gara più dura, quella contro se stesso. E il tempo che ci metti a percorrerla non conta. A New York, che tu ci metta 2h 10’59” come il vincitore, il keniano Wilson Kipsang, o 8 ore (il tempo limite della gara), sei considerato comunque un eroe”.

Pain is temporary, pride is forever.

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Appuntamento al buio con Run Light

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Ormai siamo in autunno, le giornate si accorciano e le notti si allungano. Inoltre, a fine ottobre, tornerà l’ora solare, le lancette andranno indietro di un’ora e il buio accompagnerà le nostre corse mattutine e quelle dopo il lavoro. Vediamo di non farci trovare impreparati.

Giusto l’altra notte, correndo la Midnight Run, la corsa partita a mezzanotte dall’Arco della Pace per raccogliere fondi a favore dell’Anlaids, mi sono posta il problema di correre al buio sulle strade di Milano, non proprio così sicure, e ho pensato che una luce mi avrebbe proprio fatto comodo.

Vedere ed essere visti quando si corre è di primaria importanza e l’ho capito quando sono stata invitata da Decathlon a provare la Run Light, una lampada specifica per il running che fa parte della gamma Kalenji By Night. Appuntamento alle sei di mattina, lungo le strade della cittò ancora addormentata, per testare il nuovo prodotto correndo accanto al suo inventore, Gilles Ralite, Kalenji Accessories Product Manager.

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La prima peculiarità della Run Light è che è la prima lampada da indossare al petto, un’alternativa reale alle luci frontali. “Essendo posizionata sul petto – ha detto Gilles – la lampada illumina sempre il percorso di fronte al runner, anche se quest’ultimo gira la testa, soprattutto i primi 20 metri, proprio nel punto in cui poggerà i piedi, consentendogli di evitare facilmente eventuali ostacoli”.

E poi è leggerissima, grazie ai suoi 200 grammi di peso, è come non averla addosso e non interferisce in alcun modo con il cardiofrequenzimetro. La batteria è posizionata sulla schiena bilanciando così il peso e ha 3 Led integrati intermittenti che consentono di essere sempre visibili anche di spalle.

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Possiede tre intensità di illuminazione e la batteria al litio, dura, a seconda della modalità di illuminazione, dalle 2 alle 5 ore e può essere ricaricata attraverso un cavo usb. La Run Light, la cui progettazione ha impeganto il team Kalenji per circa 18 mesi ed è stata pluripremiata agli Oxylane Innovation Awards, è già in vendita negli store Decathlon a 39,95 euro.

Must-have!

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Vacanze romane, #cityrunners alla Blood Runner

Grazie Roma. Dimmi cos’è, 
che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. Dimmi cos’é”. Così cantava Antonello Venditti qualche anno fa e così mi viene da canticchiare dopo lo scorso week-end trascorso nella Capitale per correre la Blood Runner.

Roma ti regala sempre cose belle, a partire dal clima. Lasci Milano con una leggera pioggerellina che ti ricorda che l’autunno è alle porte e dopo solo tre ore di treno arrivi dove 30° ti riportano in piena estate.

E poi Roma ti regala la gente. Io, Giulia e Danilo Goffi, trio (campione + #cityrunners) nato alle pendici dell’Alpe di Siusi e ormai affiatato più della Banda Bassotti, siamo sbarcati a Roma per correre la Blood Runner di domenica 21 settembre. La gara, arrivata alla sua 13esima edizione, promuove l’importanza delle donazioni di sangue coinvolgendo il mondo dello sport e in particolare bambini e ragazzi, che saranno poi i donatori di domani.

Moldiv_1411421933374Il giorno prima della gara, però, il “magico trio”, sotto l’ala protettrice del nostro angelo custode adidas, Pietro, è stato invitato a una tappa del Boost Experience Tour che si è tenuta presso il negozio Lbm Sport, punto di riferimento per i runners capitolini. Obiettivo dell’evento è stato far conoscere le nuove adidas Energy Boost con la possibilità di fare anche un’analisi del piede a chiunque entrasse nello store. Ed è lì che, oltre allo staff adidas e al team Lbm, c’è stato l’incontro con la gente romana (pazzesca) con la quale abbiamo scambiato consigli e abbiamo condiviso storie di corsa individuando anche qualche potenziale #cityrunners in erba.

Degna conclusione della serata è stata la cena da Mimmo Er Podista, corridore che oltre ad aver partecipato alle riprese del film Spirit of the Marathon 2 è proprietario della pizzeria, nel quartiere San Lorenzo, dove si respira solo aria di running. Il locale, in perfetto stile romanaccio, è infatti un elogio ai grandi campioni (ma anche ai “tapascioni”, come li chiama Mimmo) della corsa le cui gesta sono appese in ogni angolo. Pizza ottima, ma anche baccalà fritto e supplì da urlo!

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Frittura varia ancora da digerire, capelli in piedi e occhi da pesce lesso, così io Giulia e Danilo, con questa stessa faccia, ci siamo ritrovati alle ore 7 del giorno seguente per la colazione. Da lì a poco ci saremmo catapultati al Gianicolo per la partenza della gara. Otto km (sia per la competitiva che per la non competitiva) che si sono snodati all’interno di Villa Pamphili e del quartier Monteverde in un saliscendi dal panorama mozzafiato. Inutile dire che Danilo non ha tradito il suo pettorale N°1 e ha vinto la gara competitiva in 26′ mentre il nostro Pietro ha vinto la non competitiva facendoci portare a casa un bottino di ben due coppe. Dopo le gare dei grandi è stata la volta dei più piccoli con la corsa delle ‘Goccioline’, dedicata a bambini dai 4 ai 10 anni.

Dopo aver ammirato, a bocca aperta, tutta Roma dall’alto della terrazza di Piazza Garibaldi ci siamo diretti a Trastevere. Il tempo di un veloce aperitivo dove i campioni si sono rifocillati a boccali di birra, e noi girlz a litri di Mojito (ovviamente Virgin), e la nostra vacanza romana è terminata con quel romanesco “Daje regà” che ancor non m’abbanda…

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#boostyourun, l’energia pink dei #cityrunners conquista Milano

#cityrunners alla conquista del Duomo
#cityrunners alla conquista del Duomo

È da fine luglio che, con grande curiosità, l’aspettavo e finalmente la tanto attesa “notte rosa” di Adidas ha conquistato la città di Milano.

Ci avevano accennato che il 12 settembre ci sarebbe stato un super evento dedicato a noi #cityrunners, ma nemmeno la mia fervida immaginazione era arrivata a tanto.

A partire dalla location, uno dei luoghi più affascinanti di una Milano che non ti aspetti. Appuntamento alle ore 19.30 davanti alla superba Villa Necchi Campiglio, in via Mozart, una dimora storica in un angolo silenzioso della città che Adidas ha trasformato in cool party pieno zeppo di appassionati di sport.

Il giardino di Villa Necchi Campiglio
Il giardino di Villa Necchi Campiglio

L’invito parlava chiaro: le nuovissime Energy Boost 2 ai piedi e look total pink, colore di punta della nuova collezione running di Adidas.

#cityrunners look
#cityrunners look

La “Boost your Run”, la “corsa” e non “gara”, riservata alla community #cityrunners ha attraversato le vie più simboliche del centro lungo un percorso di circa 7 km che ci ha portato da corso Venezia verso piazza Duomo, fino a sfiorare il Castello, attraverso Brera, lungo corso Garibaldi e ad attraversare i giardini Indro Montanelli per far ritorno a Villa Necchi lasciando una scia di colore rosa intenso che la città difficilmente dimenticherà.

Tra i #cityrunners c’erano anche volti noti di ragazze sportive tra le quali la madrina dell’evento Federica Nargi (a cui è stata affidata una sessione di riscaldamento pre-corsa), la campionessa olimpica di fioretto Arianna Errigo e l’argento olimpico di short track Arianna Fontana. Ma anche il capitano del Milan Riccardo Montolivo e il CT della nazionale di ciclismo Davide Cassani non sono potuti mancare alla festa nel magico giardino della Villa.

Il riscaldamento
Il riscaldamento

Dopo la corsa il recovery meal è stato affidato niente di meno che a Davide Oldani, chef milanese tra i più quotati e appassionato di sport, che ha preparato in diretta un risotto dedicato al rosa della serata.

La serata è proseguita fino a tardi con il dj set curato da Ema Stokholma e Andrea Delogu che hanno fatto ballare come uno scatenato addirittura coach Giorgio Rondelli.

Con lo chef Davide Oldani
Con lo chef Davide Oldani

 

Boost Your Run from adidas running italia on Vimeo.

Running in technicolor

C’é proprio bisogno di colore. Imbrattarsi di polvere colorata come se non ci fosse un domani, ecco come ho trascorso il mio sabato pomeriggio. Sarei potuta andare a fare shopping, al mare (complice una splendida giornata di sole) o alle terme e invece no, ho scelto di rotolarmi in una nuvola multicolore con le mie amiche #cityrunners e ritornare così un po’ bambina. La Color Run é una corsa che prevede di partire tutti puliti in abiti candidi e di attraversare, di corsa o camminando, quattro stazioni colore, su un percorso di 5 km, e arrivare al traguardo più zozzi possibile (e orgogliosi di esserlo).

Dopo diverse tappe che hanno toccato Torino, Trieste, Marina di Pietrasanta e Rimini, la corsa più pazza del pianeta ha concluso il suo tour sbarcando a Milano. Partenza e arrivo a San Siro, proprio sul piazzale dello stadio. Quasi 20mila “affamati” di colore, tra cui anche tanti bambini, nonne, mamma e addirittura cani di diversa taglia, si sono dati appuntamento per un evento che più che una corsa podistica sembrava un rave party.

Ho preferito raccontarvi questa Color Run per immagini piuttosto che soffermarmi sulle parole per farvi capire esattamente di che follia si tratta.

PS mentre scrivo ho ancora tracce di fucsia sul corpo e un bel tatuaggio stampato sulla guancia, manco fosse vero!

Enjoy the colors!

Alla partenza
Alla partenza
Alla stazione colore giallo
Alla stazione colore giallo

 

Selfie colorato
Selfie colorato

 

All'arrivo
All’arrivo

 

Tatuaggi che non vanno più via
Tatuaggi che non vanno più via

 

 

 

#cityrunners ad alta quota. Alpe di Siusi, due passi in paradiso con i keniani

 

L'altipiano
L’altipiano

 

Ecco, correre tre metri sotto il cielo ancora mi mancava eppure Adidas, meglio di una Lampada di Aladino, è riuscita ad avverare anche questo.

Noi #cityrunners, si sa, siamo abituati a correre in città, come sottolinea tra l’altro anche il nostro nome, dove tutto è monotonamente piatto, quindi quando ci è stato proposto di partecipare alla Mezza dell’Alpe di Siusi l’entusiasmo e la curiosità si sono subito impennati. Correre a 2mila metri? La risposta è stata immediata: sì, lo voglio!

E subito ho cercato qualche dettaglio in più: si tratta di una gara, sponsorizzata da Adidas, di 21.097 metri con 600 metri di dislivello, riservata a soli 500 partecipanti, che si svolge, da due edizioni, sull’altipiano più grande d’Europa (ampio ben 60 km2), l’Alpe di Siusi, una sorta di porta che si apre sulle Dolomiti.

Molto convinte dai paesaggi mozzafiato che Google image ci ha anticipato e forse un po’ troppo ignare che si trattasse di una gara definita “abbastanza tosta” dagli addetti ai lavori, io e Giulia, l’altra #cityrunners coinvolta con me in questa avventura, ci siamo dirette alla conquista dell’Alpe.

Siamo partite in auto sabato mattina dal campo XXV aprile in compagnia niente di meno che di Danilo Goffi, nostro complice e angelo custode per tutto il week end, ma soprattutto campione italiano in carica di maratona che alla Mezza dell’Alpe di Siusi avrebbe gareggiato per allenarsi in vista dei suoi futuri impegni agonistici. Dopo uno spassosissimo viaggio, che mi ha ricordato le gite delle medie a suon di chiacchiericcio e patatine, siamo arrivati a Compaccio, piccolo insediamento e punto di partenza della maggior parte dei sentieri escursionistici dell’Alpe. Ad aspettarci una meravigliosa stanza del Seiser Alm Urthaler, hotel costruito interamente in legno secondo le regole della bio-architettura. Lì abbiamo conosciuto il nostro secondo angelo custode Pietro, del marketing di Adidas, che con la guida di Daniela del Consorzio Turistico ci ha accompagnati per un piccolo giro nel comprensorio del Bullaccia con tanto di viaggio in cabinovia.

E così ho scoperto che l’Alpe di Siusi è un vero e proprio paradiso per i podisti tanto che offre un running park che comprende 20 tracciati, 11 punti di partenza, per un totale di 180 km che si snodano ad un’altitudine tra i 900 e i 2.300 metri. Ecco perchè l’Alpe di Siusi viene scelta da molti campioni per i loro allenamenti in altura, tra questi anche da molti team di keniani.

Quest’anno era presente all’Alpe, per un training di due settimane, la squadra di keniani di coach Gianni De Madonna formata da Caroline Jepchirchir Chepkwony, seconda alla Vienna City Marathon, Mercy Jerotich Kibarus, Titus Kwemoi Masai, classe 1989, con un personal best sotto l’ora alla Mezza Maratona di Ras Al Khaimah nel 2010, Patrick Kipyegon Terer, vincitore quest’anno nella Maratona di Praga, e Lawi Kiptui.

E proprio con i keniani, il loro coach e Danilo abbiamo improvvisato un mini (e chiamiamolo “mini”) allenamento pomeridiano di 40’. Inutile dire che sono riuscita a seguirli, nonostante per la loro andatura andassero pianissimo, per nemmeno 10 minuti, poi ho deciso di deviare preferendo una doccia rigenerante pre-cena pittosto che stramazzare sul cucuzzolo della montagna inseguendo l’inseguibile.

Pronti per l'allenamento
Pronti per l’allenamento
Foto storica: io davanti alle keniane?????
Foto storica: io davanti alle keniane????

Durante la cena, dato che erano seduti proprio al nostro stesso tavolo, ho avuto modo di analizzare da vicino questi campioni che vivono e si allenano a Iten, su un altipiano del Kenya. Ho scoperto che amano le barbabietole, che mangiano tante carote, patate, insalata, pollo e pesce e che accompagnano il tutto con una tazza di latte caldo zuccherato. Sono ghiotti di frutta, in particolare di banane (“ndizi” in lingua Swahili) e di kiwi. Ma la loro bevanda preferita è il Chai Tea: acqua, zucchero, latte e thè. Dormono in media dalle 21 alle 8, e corrono due volte al giorno. La domenica si allenano solo una volta perchè vanno in chiesa e un altro giorno recuperano allenandosi tre volte, per un totale di circa 150 km a settimana. Dopo una lunga session fotografica ricca di selfie con i keniani la serata si è conclusa in albergo a vedere la partita di calcio Olanda-Costa Rica davanti a birra e noccioline per scongiurare l’ansia pre-gara che poi non ci ha fatto chiudere occhio durante la notte.

A cena con i keniani
A cena con i keniani
Keniani a cena
Il post cena: vai con lo shooting!!!

La sveglia è suonata alle 7, ma in realtà sia io che Giulia eravamo sveglie già da un pezzo con le farfalle nello stomaco. Dopo una rapida colazione a base di thè e fette biscottate con la marmellata e dopo aver deliberato che era meglio correre in corto (il sole quando faceva capolino tra le nuvole era davvero caldo) le #cityrunners erano pronte sulla griglia di partenza. O meglio, mentre Giulia aspettava lo sparo io sono stata accompagnata (addirittura con il furgone dei pompieri!!!) circa al decimo chilometro per correre la seconda metà della gara in una staffetta speciale.

Selfie in ascensore
#cityrunners selfie

Oltre alla nostra staffetta ne era prevista anche un’altra di beneficienza composta da 21 concorrenti che dovevano correre però soltanto un chilometro a testa con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’organizzazione “Medici dell’Alto Adige per il Mondo”.

Io, Danilo e Giulia
Io, Danilo e Giulia
#cityrunners alla partenza
#cityrunners alla partenza

E da lì mi si è aperto un mondo fatto di salite impossibili (fino al 30%) e discese ripide, mucche e cavalli liberi, ciclisti e famiglie che facevano trekking sul nostro stesso percorso, prati fioriti, ruscelli, ponticelli, e poi quel senso di totale libertà che placa qualsiasi segno di stanchezza. D’altra parte correre al cospetto del Sasso Piatto e del Sasso Lungo e sotto lo sguardo del Massiccio dello Sciliar, non è cosa da tutti i giorni.

E poi, ancora, la solidarità di chi ti supera, si gira e ti dice di non mollare, di chi ti incita e ti applaude dal bordo del percorso facendoti sentire importante anche se non ti conosce. Ecco, lo sport è questo e non c’è distanza o dislivello che ti faccia paura. Senza poi parlare di quando tagli il traguardo e ti senti, per un attimo, invincibile anche se non salirai mai sul podio. Non c’è che dire, più che stancarmi la corsa mi fortifica ed è tutto tremendamente bello.

A 50 metri dal traguardo
A 50 metri dal traguardo
La finish line
La finish line

E la felicità è aumentata quando all’arrivo ho ritrovato Giulia (ancora tutta intera!) e ho scoperto che Danilo era arrivato 3° assoluto con il tempo di 1:23’33’’ (ma non doveva essere solo un allenamento, Dani????) e abbiamo festeggiato tutti con canederli, salsiccette, strudel di mele e cioccolata con panna, alla faccia del recovery meal!

Io, Danilo e Giulia all'arrivo
Io, Danilo e Giulia all’arrivo
Il podio "vero"
Il podio “vero”
Il podio "falso"
Il podio “falso”
#cityrunners e Danilo Goffi
Una squadra fortissimi

Scendere dall’Alpe di Siusi e tornare in città non è stato facile, ma d’altraparte noi siamo #cityrunners che possono trasformarsi in stambecchi sì, ma solo per un giorno!

Un grazie speciale va innanzitutto ad Adidas per l’opportunità che ci ha dato facendoci sentire delle principesse in scarpe da ginnastica, a Giulia, impavida #cityrunners con cui spero di aver iniziato una bella amicizia, e a Danilo, il campione sempre sorridente dall’infinita carriera sportiva e dalla semplicità immensa, da cui tutti noi aspiranti runner dovremmo prendere esempio.