Categoria: live diary

Salomon City Trail, correre sul tetto di Milano

È vero, sono ben 5 settimane che nel week-end non corro meno di 20 km (la Maratona di New York è sempre più vicina….aiutoooo!) ma la mia “ventina” dello scorso fine settimana è stata davvero speciale e divertente, insomma qualcosa di diverso rispetto al solito. Annunciata già da qualche mese come l’unica gara trail che si corre a Milano, le mie gambe scalpitavano per correre la Salomon Milano City Trail.

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Tra i due percorsi proposti, quello Fast di 13 km e quello Hard di 23,5 km, io non potevo che scegliere quello più tosto. La motivaziine della mia preferenza era soltanto una: volevo, a tutti i costi, salire sul tetto di Milano! La versione Hard, infatti, prevedeva una vera e propria “chicca” e cioè, più o meno al 19esimo km, la scalata di un grattacielo, 20 piani della Torre Allianz (che di piani ne ha 50 e che si trova nella zona di Citylife). Insomma, cinquecentocinquantasette gradini, ho detto 557 gradini da fare in salita e altrettanti da fare in discesa. Insomma, una sfida nella sfida che ripaga di tutto quando arrivi lassù e ammiri la città da un punto di vista diverso. Ma la gara, con partenza e arrivo presso l’Arena Gianni Brera, ha attraversato anche altri luoghi “mossi” e “verdi” della città come Monte Stella, la famosa ‘Montagnetta’ dei milanesi.

Certo, i veri trail sono un’altra cosa, ma ho trovato questa gara un’occasione per vivere e correre in modo diverso la città che per noi runner urbani è bellissima.

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Giusto per dare qualche numero: tra gli oltre 2mila partecipanti il primo uomo ad aver tagliato il traguardo ci ha messo, per la gara Hard, 1h28’36” mentre la prima donna 1h44’26”. Ma è stato un altro il risultato ad avermi lasciato a bocca aperta: il più veloce nel salire i 20 piani della Torre Allianz ci ha impiegato 2’49”.

Non c’è che dire, c’è solo da allenarsi duro per l’edizione dell’anno prossimo!

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Tom Tom Runner Cardio, finalmente liberi dalla fascia toracica!

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Foto by Désirée Di Leo

Sabato scorso a Milano il termometro segnava 34 gradi, già alle 8 di mattina. E questa settimana, l’appuntamento presso il Campo XXV aprile, lì dove solitamente ci alleniamo per la prossima Maratona di New York, era infuocato più del solito. Il training quel giorno prevedeva, oltre al riscaldamento sulla Montagnetta di San Siro, una sessione di ripetute in pista su 600mt, 400mt e 200mt, insomma una ‘faticaccia’ ad alto impatto che ti trasforma in un attimo in uno zombie sudato.

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Per me, tra le cose più fastidiose di quando sudi tanto c’è, senza dubbio, la fascia cardio. Se ne sta lì appiccicata al tuo torace e non ti molla un attimo. Stringe e spesso crea abrasioni sulla pelle e questo fa tanto male. Per me, con una pericardite alle spalle, però è fondamentale controllare lo stato dei miei battiti, quindi, male o non male, la fascia cardio e il cardiofrequenzimetro sono accessori imprescindibili quando corro.

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Indispensabili almeno fino a quando Tom Tom ha lanciato il suo Runner Cardio, l’orologio GPS sportivo con cardiofrequenzimetro integrato (quindi SENZA fascia toracica). Pensavate forse che io non fossi curiosa di provare questo gioiellino tecnologico? E quale giorno migliore per testarlo se non in un caldissimo giorno d’estate?

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Foto by Désirée Di Leo

A primo impatto, indossare il Tom Tom Runner Cardio significa mettersi al polso un orologio leggero e sottile che, attraverso il display extra-large, permette di monitorare a colpo d’occhio il battito cardiaco, la distanza percorsa, l’andatura e altre informazioni altrettanto importanti. È comodo perchè ha un pulsante di controllo unico: se si schiaccia a destra si sceglie lo sport, si attiva il GPS e si parte mentre, se lo si preme a sinistra, si torna indietro al menù. Se si tiene schiacciato per 2 secondi, invece, si mette in pausa, e con una pressione di altri 2 secondi il dispositivo si stoppa.

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Foto by Désirée Di Leo

 

A questo punto è lecito domandarsi: “L’assenza di fascia cardio indica comunque, in modo esatto, le mie pulsazioni?” Ho subito scoperto che TomTom Runner Cardio rileva la frequenza cardiaca grazie a un sensore ottico che a contatto con la pelle del polso, e insieme a un indicatore luminoso, monitora le variazioni di volume nel flusso del sangue.

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Foto by Désirée Di Leo

Un’altra importante caratteristica è che il TomTom Runner Cardio facilita l’esecuzione dell’allenamento nella propria zona di frequenza cardiaca ottimale. È possibile infatti selezionare una tra le cinque zone d’allenamento disponibili per raggiungere i propri obiettivi e, grazie ad avvisi puntuali, capire se è necessario aumentare o diminuire l’intensità della propria attività.

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Foto by Désirée Di Leo

 

Io ho testato il Tom Tom Runner Cardio nella versione Multi-Sport Cardio e ciò significa che questo orologio non è dedicato soltanto alla corsa, ma anche al nuoto e al ciclismo.

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Foto by Désirée Di Leo

Un’altra nota positiva è la funzione QuickGPSfix grazie alla quale l’orologio riceve il segnale GPS in pochi secondi, in qualsiasi luogo. Quindi, lo indossi e dopo qualche secondo sei pronto ad iniziare la tua attività. Aspetto importantissimo questo per chi, come me, di tempo proprio non ne ha, scende da casa e, pronti-via, subito inizia a correre.

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Foto by Désirée Di Leo

Ma non ci perdiamo in chiacchiere….volete il riassunto, rapido e conciso, del mio test sul Tom Tom Runner Cardio?

 

Bene, è un ottimo orologio per chi cerca praticità e vuole correre in totale libertà. Lo consiglio perchè è leggero e smart ed è anche fashion (si può tranquillamente indossare anche non necessariamente durante l’attività sportiva). Adatto sia ai neofiti che ai runners esperti. Però per chi ha bisogno di monitorare con estrema precisione (e dico ‘estrema’, quasi al limite del maniacale) la sua frequenza cardiaca ritengo che sia, ahimè, più efficace la fascia. È sicuramente, intendiamoci, un dispositivo molto preciso, ma talvolta subisce delle piccole oscillazioni, le variazioni di frequenza cardiaca talvolta arrivano con qualche secondo di ritardo. Ottimo, invece, il segnale GPS che non perde un colpo!

P.S. E per tutti quelli che si sono chiesti perchè le foto di questo post sono così belle, il merito è tutto di Désirée Di Leo, la bravissima fotografa che ringrazio di cuore per la sua pazienza e professionalità!!!

 

 

Alpe di Siusi, “mezza” gara e “mezza” vacanza

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Devo ammettere che all’Alpe di Siusi l’anno scorso un po’ il cuore ce lo avevo lasciato. E in qualche modo quest’anno ho cercato di andare a riprendermelo, ma niente, il mio cuore è rimasto ancora là.

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Esattamente 12 mesi fa avevo scoperto questo paradiso verde, l’altipiano addirittura più grande d’Europa, in occasione della Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi e avevo giurato che ci sarei tornata.

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E infatti eccomi qui a raccontare l’avventura di 21km lungo il verde di strade forestali e passerelle all’ombra dei giganti delle Dolomiti.

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E poichè non esiste esperienza straordinaria se non la si condivide con qualcuno di speciale, quest’anno la mia Alpe di Siusi, arrivata alla sua terza edizione, è stata tutta all’insegna dell’amicizia. A partire dai miei compagni di viaggio e d’avventura: Greta, Valeria, Raffaella e Luca, ma anche gli altri amici runners saliti sull’Alpe per correre per la prima volta questa tanto sognata “mezza”. Ritornare all’Alpe mi ha fatto ritrovare tante persone, a iniziare da Daniela del marketing del Consorzio Turistico, e Roberto dell’Ufficio Stampa fino a Gabriele, il coach che segue i ragazzi keniani in trasferta a Siusi per qualche settimana.

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Eh sì perchè l’Alpe di Siusi è un vero e proprio paradiso per i podisti tanto che offre un running park che comprende 20 tracciati, 11 punti di partenza, per un totale di 180 km che si snodano ad un’altitudine tra i 900 e i 2.300 metri. Ecco perchè l’Alpe di Siusi viene scelta da molti campioni per i loro allenamenti in altura, tra questi anche da molti team di keniani.

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Noi abbiamo soggiornato in un meraviglioso appartamento dell’Hotel Rosa, vicino a Castelrotto, la cui piscina con vista panoramica sulle Dolomiti lascia senza fiato facendoci quasi dimenticare che eravamo lì per una gara e non per una vacanza. Ma diciamolo, decidere di correre la Mezza dell’Alpe di Siusi è un po’ come scegliere di fare sì una gran faticaccia, dato il percorso della gara non troppo semplice, ma allo stesso tempo concedersi un momento di relax che non ha eguali. Quindi il mio consiglio è quello di trascorrere in qui almeno un weekend lungo per godere quanto più possibile della magia di questo luogo.

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Ma torniamo alla gara. Inutile che io vi racconti quanto il percorso sia tosto, stiamo parlando di 21km con 600 metri di dislivello su trada sterrata (e molto scivolosa) sotto lo sguardo dell’imponente massiccio dello Sciliar. Un percorso talmente strong da costringere molti, poco abituati come me a certe altitudini, a dover addirittura camminare in alcuni tratti di salita. Ma a rincuorarti c’è una distesa verde tutto intorno, le mucche al pascolo e tanti turisti che incroci mentre fanno trekking che non ti negano sorrisi e incitazione. A vincere questa edizione, a cui hanno partecipato 500 runners, è stato l’austriaco Simon Lechleitner che, dopo il secondo posto dello scorso anno, ha trionfato, con il tempo di 1:22′.44”. Non mi chiedete come un essere umano, dotato di gambe e non di zampe da stambecco, possa fare certi risultati su un percorso così, io davvero N O N L O S O!

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E comunque una certezza c’è, a ripagare di tutta la fatica fatta su queste salite e discese ci sono spettacolari piscine e spa, al profumo di fieno, pronte ad accoglierci corpo e mente. Va bene il dovere, ma viva il piacere!!!! Ormai per me è diventata quasi una tradizione: a luglio si va a corerre sull’Alpe di Siusi, punto e basta! Ciao cara Alpe, all’anno prossimo…

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Wings for Life, che spettacolo correre con il mondo!

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Avevo intuito che sarebbe stata una gara fuori dal normale, e così è stata. La Wings for Life è una corsa pazzesca, prima di tutto perchè è una, anzi “la”, World Run. Ciò significa che lo sparo d’inizio avviene contemporaneamente in 35 Paesi del mondo. Ciò significa che in una parte del mondo si corre di giorno e nell’altra di notte, da una parte si corre d’inverno e dall’altra d’estate. L’unica cosa comune è che si corre. Quanto? Non si sa. Non si sa perchè non c’è traguardo. Tu inizi a correre e quando la Catcher Car ti raggiunge, la tua gara è finita. C’è chi percorre 5 km e c’è chi ne corre addirittura 80. Sai da dove parti, ma no sai di preciso dove arriverai. E questo la rende una gara unica. Unica soprattutto perchè si corre per tutti quelli che non possono farlo. Il 100% del ricavato della Wings for Life, infatti, va in beneficienza a sostegno della ricerca contro le lesioni del midollo spinale.

Arrivo a Verona, la città italiana scelta per l’evento, a metà mattina, giusto il tempo di ritirare il pettorale e sono già sulla linea di partenza, proprio davanti all’Arena, emozionatissima come sempre. Tanto emozionata quanto tecnologica. Al polso indosso, oltre al mio inseparabile Garmin Forerunner 220, il nuovissimo Garmin Vivovit 2 con l’obiettivo di accumulare passi per sostenere il progetto “Ogni tuo passo conta” che permette di aiutare la fondazione Bimbingamba di Alex Zanardi. La sfida dell’iniziativa è quella di arrivare a registrare un miliardo di passi. E io spero, con questa gara, di farne il più possibile.

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Ecco lo sparo, si parte! A Verona sono le ore 13. Il percorso inizialmente attraversa la città, si passa da Piazza delle Erbe e dai luoghi storici dell’amore tra Giulietta e Romeo, poi lo scenario urbano lascia spazio alla natura lungo il fiume Adige e ci si addentra nel cuore del Veneto. Al mio fianco corre il runner esperto, il signore anziano, ma anche tanti giovani, molti dei quali in carrozzella che al loro passaggio ti mettono i brividi quanto a determinazione. Per me, invece, questo è più un gioco che una gara, una specie di “acchiapparello” dei giorni nostri. Ogni tanto mi volto indietro per vedere se arriva la tanto temuta Catcher Car, ma c’è silenzio, nessun rumore di motore all’orizzonte, a parlare è solo la natura che ci circonda. I chilometri scorrono veloci fino a quando arriva un gruppo di bici ad avvisarci che la Car si sta avvicinando: è ora di mettere il turbo! Cerco di correre più veloce che posso, ma sento che si avvicina sempre di più. Corro, scappo, scappo, corro. Ecco, mi ha acchiappata. La mia gara finisce al 16esimo chilometro (con circa 22mila passi compiuti). La Catcher Car va avanti ad acciuffare altri runner e lo farà ancora per molte ore dopo.

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Una navetta ci riporta in città dove all’alba delle ore 16.30 finalmente si pranza. Il tempo di rifocillarsi con un bel piatto di tortellini panna, speck e rucola, e via tutti in piazza Bra seduti davanti al megaschermo che trasmette in diretta le immagini delle gare di tutto mondo.

Arriva la prima donna italiana, Chiara Moras, che chiude con 39,2 km. Poi si fa tutti il tifo per l’ultimo uomo che corre a Verona, Giorgio Calcaterra, campione del mondo della 100 km. Giorgio vince per il secondo anno consecutivo la tappa italiana della Wings for Life World Run e conquista il 4° posto nella classifica mondiale con 78,53 km percorsi. Il vincitore assoluto, un etiope che ha corso in Austria, sfiora gli 80km!

È inevitabile sentirsi piccoli piccoli di fronte a cotanti risultati!!!!

E così anche la seconda edizione della Wings for Life vola via con numeri record: 100mila runners nel mondo coinvolti, di cui 3mila solo a Verona, per un bottino di circa 4.200.000 euro.

Confermo da subito la mia partecipazione all’anno prossimo. Obiettivo: almeno i 21 km!

Ho corso con una leggenda

Per chi ancora non lo sapesse, ho corso con Gebre. Per chi ancora non lo conoscesse, dico solo che ha 27 record mondiali e due medaglie olimpiche. È una leggenda del running. E io ho corso accanto a lui per qualche chilometro. Il mio racconto è stato pubblicato sul numero di maggio di Runner’s World, ora in edicola. Lo trovate all’interno di una bellissima intervista che è stata fatta al campione proprio in occasione della sua partecipazione alla Milano City Marathon.

Buona lettura! 

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Runner’s World – Maggio 2015

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#cityrunners alla conquista della RomaOstia come gladiatori

Una settimana fa ero di ritorno dalla RomaOstia, ecco qui il mio racconto, scritto per il blog di adidas a questo link: http://adidascityrunners.com/blog/post/-cityrunners-alla-conquista-della-RomaOstia-come-gladiatori/

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Non siamo più solo un gruppo, ormai siamo una squadra. Poco più di dodici mesi fa, quando è partito il progetto #cityrunners eravamo dei corridori solitari, ognuno concentrato sulla propria strada (o tapis roulant che sia). Oggi siamo tutti dei runners (ho detto tutti, anche se chi più e chi meno!) con la consapevolezza che correre insieme è più bello. Ci incontriamo la sera per allenarci, stanchi dopo il lavoro, o il sabato mattina quando potremmo stare comodamente sotto le coperte, chattiamo su Whatsapp più che con i nostri fidanzati programmando gare e allenamenti con estrema precisione. Tutto questo per correre sì, ma anche (e in molti casi, soprattutto) per stare insieme e condividere questa esperienza.

Siamo corridori di città, noi #cityrunners, ma ci elettrizza l’idea di conquistare (rigorosamente insieme) ogni angolo del globo. E quando adidas ci ha chiesto se volevamo partecipare alla RomaOstia, la mezza maratona più partecipata d’Italia, molti di noi non hanno capito più niente. Quella sarebbe stata la prima partecipazione ufficiale di noi #cityrunners, come squadra, fuori dalla nostra città e l’euforia ha preso il sopravvento. Una mini delegazione di #cityrunners scalpitante non vedeva l’ora di partire per il week end romano. E così dopo il viaggio in treno ci siamo ritrovati in una soleggiata Capitale che ci ha catapultato in un anticipo di primavera. L’appuntamento con il team di adidas è stato presso l’Expo della RomaOstia dove la madrina dell’evento, Annalisa Minetti, ci ha consegnato i nostri pettorali caricandoci come solo lei, con la sua grinta, sa fare. Allo stand c’era anche il campione Danilo Goffi che ci ha dato alcune dritte sulla strategia di gara e sull’alimentazione da seguire la sera prima della corsa. Consigli che abbiamo seguito solo in parte dato che la nostra cena è stata a base di spaghetti all’amatriciana e tonnarelli cacio e pepe!

La mattina dopo, probabilmente con ancora qualche leccornia romanesca sullo stomaco, ci siamo ritrovati tutti sulla start line nei pressi dell’Eur, davanti a noi 21 km che ci separavano dal mare di Ostia. Daje regà!

Ventuno chilometri è l’equivalente di un piccolo viaggio, quello che gli abitanti di Roma, nell’antichità probabilmente percorrevano a piedi per portare la famiglia al mare. Ventuno chilometri corsi dritti nella storia. Eh sì, perchè la RomaOstia è una gara in cui non ti puoi sbagliare, devi correre sempre dritto finchè praticamente non ti trovi i piedi nella sabbia dei lidi di Ostia. E così è stato, siamo partiti che in città era primavera e abbiamo tagliato il traguardo come fossimo già in estate. Nonostante i tempi di arrivo diversi (molto diversi), quel traguardo è come se l’avessimo tagliato tutti insieme. Insieme anche a tutti gli altri #cityrunners che sono rimasti a casa. Siamo #cityrunners, siamo una squadra!

 

PS Un ringraziamento speciale va a Cristina, Pier, Nino, Gianfranco e Tony che hanno condiviso come me questa esperienza e a Manlio che mi ha tenuto su il morale per tutti i 21 km. Mi ha portato acqua e spugnette impedendomi di fermarmi ai ristori (conoscendo la mia attitudine all’happy hour durante le gare) e ha diviso con me la sua unica porzione di miele nel momento del più aggressivo calo glicemico ovvero quando abbiamo cominciato a vedere il mare sulla interminabile via Cristoforo Colombo, scoprendo poi che era solo un miraggio!

A quando la prossima conquista? Noi, UltraBoost allacciate, siamo già pronti per ripartire!

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#cityrunners, allenamento “speciale” con Annalisa Minetti

In attesa di vederla correre la Euroma2Run, la 5 km che prenderà il via domenica prossima in occasione della RomaOstia, Annalisa Minetti è stata la protagonista di un allenamento “speciale” in compagnia dei cityrunners di adidas.

Ecco il mio racconto, scritto per Runner’s World a questo link: http://www.runnersworld.it/annalisa-minetti-corre-coi-cityrunners-adidas-runners-4510

Annalisa sarà presente, in veste di madrina della manifestazione romana, sabato 28 febbraio alle ore 16.00 allo stand adidas all’interno dell’area Expo di RomaOstia, allestita presso il Salone delle Fontane all’EUR.

Annalisa Minetti
Annalisa Minetti

Molto più di una running session per il terzo appuntamento #cityrunners targato adidas. Un vero e proprio momento motivazionale, un esempio di  grande passione per lo sport, per la corsa in particolare, e una testimonianza di vero amore per la vita. Non un mental coach però, ma una madrina d’eccezione ha scaldato gli animi dei runner chiamati a raccolta al PalaBadminton di Milano.

Ospite a sorpresa Annalisa Minetti, medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Londra 2012 nei 1.500 m e oggi ambassador di adidas.

Bella come una miss, voce da usignolo e gambe d’acciao, Annalisa è una vera forza della natura, un fiume in piena di racconti ad alto tasso emozionale, che hanno tenuto i #cityrunners incollati alla sedia  per oltre un’ora, tutti in religioso silenzio ad ascoltare, mentre fuori la pioggia scendeva a catinelle.

«La corsa mi ha permesso di diventare una campionessa di vita. All’inizio è stato lo strumento di comunicazione per esprimere il mio dolore e, poi, il mezzo per dimostrare che tutto e’ possibile. Basta sapere ciò che si vuole ottenere».

Grande emozione, poi, quando Annalisa ha raccontato come, in seguito alla perdita della vista, proprio grazie alla corsa sia riuscita a riscoprire la gioia di vedere attraverso la sua immaginazione e attraverso gli occhi del suo coach: «Ho sempre fatto palestra, praticavo  boxe e spinning. Pensavo che essere non vedente fosse incompatibile con il running. Mi sbagliavo! Oggi corro legata al braccio del mio allenatore, che mi “presta” i suoi occhi, e vedo la strada lì davanti a me grazie alla mia forza di volontà e quel pizzico di  bella incoscienza che da sempre mi accompagna in tutto cio’ che faccio».

Tra i tanti consigli che Annalisa ha dato ai cityrunners, uno su tutti: «Migliore è chi è disposto a migliorare».

Una donna tutta grinta, coraggio e sorrisi che ha una voglia matta di tornare alle Olimpiadi: «Da quando ho vinto Londra penso a Rio 2016. Avrò 39 anni, gareggerò contro donne molto più giovani di me. Ma questo non mi scoraggia. Al contrario, mi sento avvantaggiata perche’ saro’ sicuramente piu’ esperta e assennata di loro. In più io ho un pensiero fisso in testa: vincere sugli 800 mt e portarmi a casa un’altra medaglia».

Dopo una tale iniezione di energia positiva per i #cityrunners e’ arrivato anche il momento dell’allenamento, sotto una pioggia torrenziale, al Campo XXV. Sotto l’egida del coach Giorgio Rondelli, una mezz’ora di esercizi di riscaldamento e poi tutti in pista per 4 km di interval training.

Il prossimo appuntamento all’inizio di marzo vedrà alcuni #cityrunners impegnati nella Mezza Maratona RomaOstia, mentre altri si daranno appuntamento per correre tutti insieme al Parco Sempione.

Giulietta e Romeo Half Marathon, correre in nome dell’amore

Ricordando la Giulietta e Romeo Half Marathon. Vi riporto le mie impressioni di gara che ho scritto per Runner’s World a questo link: http://www.runnersworld.it/impressioni-giulietta-e-romeo-half-marathon-2015-runners-4505

Cosa c’è di più bello (e romantico) che correre (magari in coppia) nella città dell’amore proprio in concomitanza di San Valentino? Lo scorso 15 febbraio Verona ha ospitato l’ottava edizione della Gensan Giulietta & Romeo Half Marathon. Diecimila runners, tra mezza maratona e la staffetta Duo Half Marathon (8 km+13 km), si sono dati appuntamento allo Stadio Bentegodi per correre tra le vie della città, ornata di cuori in ogni angolo, con tanto entusiasmo, voglia di attraversare la mitica Arena, come fossero gladiatori, e tagliare il traguardo in piazza Bra sul Liston tra due ali di folla.

Cupido si è mobilitato per non fare piovere. Eh già perché mentre mezzo Nord Italia era flagellato da acqua e neve, Verona è stata un’isola felice per tutta la gara. Solo un pò di vento ha accarezzato il percorso fatto di tanti dolci saliscendi, molti dei quali su e giu dai ponti del fiume Adige.

Ventuno chilometri in cui si è respirato amore in tutte le sue forme: c’è chi ha corso con la propria compagna, moglie, amica, con il proprio cane e chi ha corso accompagnando i ragazzi in carrozzina dei Maratonabili che hanno cantato per tutto il tragitto mettendo allegria a chiunque incrociasse il loro passo.

E c’è chi ha corso in nome dell’amicizia. Il foltissimo gruppo dei Friends Running, nato su Facebook, si è dato appuntamento proprio a Verona per conoscersi dal vivo. Con i loro colori fluorescenti hanno abbagliato le strade di Verona lasciando una magica scia fatta di selfie e video rigorosamente sorridenti.

Molti hanno poi avuto il piacere di correre accanto a Gianni Morandi. Il cantante bolognese, appassionato di corsa, con i suoi 71 anni ha iniziato la gara canticchiando la sua “Uno su mille ce la fa” e ha tagliato il traguardo dopo 1:57’04”, accompagnato da Laura Fogli, sua allenatrice ed ex maratoneta azzurra.

Tutt’altro timing per i vincitori. Il podio è stato tutto dei colori del Kenia: ha vinto Elijah Tirop Serem in 1:01’08” a cui non è riuscita l’impresa di battere il record del percorso, seguito dai connazionali Robert Ndiwa (1:02’08”) e Bernard Bett (1:03’05”). Il primo italiano a tagliare il traguardo è stato Gabriele Carletti che con 1:04’49” ha polverizzato il suo personal best e si è classificato sesto.

Prima tra le donne è arrivata l’italiana Sara Dossena in 1:13’25”, seguita dalla svizzera Patricia Morceli (1:14’43”) e dall’azzurra Deborah Toniolo (1:15’29”).

Il prossimo appuntamento con il running tra le vie scaligere è per il 15 novembre quando si correranno la Veronamarathon da 42,195km e la 2a edizione della Cangrande Half Marathon da 21,097km oltre alla non competitiva e solidale Last 10 Km Marathon

#cityrunners, 1st running session: survivors!

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La parola d’ordine del primo allenamento di questa stagione è stata: sopravvivenza!

Resistere alla sveglia che suona, di sabato mattina, alle 6.45. Resistere al freddo, il termometro segna -1 grado. Resistere a coach Rondelli, più carico che mai.

Sulla pista del Campo XXV Aprile (là dove si allenano i campioni veri, per capirci), c’è il ghiaccio, ma ci siamo anche noi #cityrunners: abbiamo voglia di correre e di riscaldare quelle corsie.

Il menù di coach Rondelli ha proposto:

– riscaldamento e breve sessione di stretching;

– 4 km a ritmo medio+recupero+2 km a ritmo più veloce;

– defaticamento

Meno male che c’è poi il recovery meal che fa dimenticare ogni cosa: fatica, freddo, sonno…e ritorniamo tutti un pò Spartani!!!

La vera forza di uno Spartano è il guerriero al suo fianco