Il vademecum della buona idratazione pregara

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Domenica 2 aprile si correranno contemporaneamente due importantissimi eventi podistici, la Maratona di Milano e la Maratona di Roma. Siete in tantissimi a chiedermi consigli su cosa mangiare, come vestirvi, ecc.. Il mio consiglio principale è però quello legato all’idratazione: “Bevete, bevete tanto perchè l’acqua è il primo motore di una buona performance”. Lo sapete che una perdita del 2% del peso corporeo dovuta ad uno stato di disidratazione può diminuire le prestazioni sportive di ben il 20%? Quello di bere è uno dei gesti più naturali, soprattutto quando si fa sport. Eppure moltissime persone non bevono abbastanza, sportivi compresi, semplicemente per dimenticanza in mezzo alle mille attività quotidiane (secondo una ricerca di SodaStream – l’azienda israeliana che produce dispositivi per preparare a casa acqua gasata – per addirittura il 54% degli italiani si dimentica di bere nell’arco della giornata). Se nella quotidianità bisognerebbe bere circa 1,5 litri di acqua al giorno (indicativamente 8 bicchieri), durante la pratica sportiva questo fabbisogno aumenta. “Il mio consiglio – suggerisce il Dott. Paolo Cavalli, medico chirurgo esperto in Scienza dell’Alimentazione, Dietetica e Dietoterapia a Milano – è quello di fare una riserva d’acqua al mattino, per anticipare le perdite d’acqua che avverranno con lo sforzo fisico”.

Ecco quindi che SodaStream ha lanciato un promemoria a misura di podista per la perfetta idratazione pregara:

  1. ·      Attendere lo stimolo della sete per bere, soprattutto durante l’attività fisica vuol dire essere già disidratati. Prima di iniziare una gara o comunque un’attività sportiva (75/90 minuti prima) è salutare acquisire tra i 300 e i 500 cc di acqua.
  2. ·      Durante lo sforzo fisico è necessario compensare le perdite di acqua dovute alla sudorazione: in media le perdite di acqua determinate dalla sudorazione sono dello 0,5/1 litro all’ora e possono raggiungere i 3 litri nei praticanti molto allenati.
  3. ·      Qual è l’acqua giusta per il runner? A temperatura ambiente, intorno ai 15 gradi per evitare problemi gastrici e bevuta a piccoli sorsi. Per chi non rinuncia al piacere delle bolle ricordiamo che non ci sono particolari controindicazioni per chi desidera bere acqua frizzante, e che l’acqua del rubinetto è una scelta sicura e sostenibile.
  4. ·      Sarebbe molto importante bere sempre prima di avvertire lo stimolo della sete. I principali sintomi legati ad uno stato di disidratazione durante la corsa sono proprio sensazione di sete, insieme ad un aumento della frequenza cardiaca e diminuzione della performance. Quando subentra anche uno solo di questi sintomi è già troppo tardi per reagire, perché la capacità di assorbimento dello stomaco è insufficiente per colmare rapidamente una disidratazione.
  5. ·      Dopo la corsa è necessario reintegrare i liquidi persi: una buona idratazione è utile anche per prevenire la possibile comparsa di dolori muscolari.

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Per una corretta idratazione quotidiana, non soltanto prima di una corsa, ecco qualche consiglio da tenere in mente tutti i giorni:

  1. ·      Bere un bicchiere d’acqua appena svegli, prima di colazione. Un accorgimento utile potrebbe essere quello di tenere il bicchiere sul comodino.
  2. ·      La quantità indicativa di acqua da bere durante la giornata, secondo gli esperti, è di 8 bicchieri al giorno, da ripartire nell’arco della giornata. L’ideale sarebbe distribuirne 4 al mattino e altri 4 tra pomeriggio e sera.
  3. ·      Tenere l’acqua sempre a portata di mano (e di vista): avere sempre accanto una brocca di acqua sulla scrivania dell’ufficio oppure una bottiglietta, se si svolge un lavoro non sedentario, è un ottimo espediente per mantenere una corretta idratazione durante la giornata.
  4. ·      Bere sempre durante i pasti e gli spuntini: un consiglio utile per sentirsi anche più sazi e mangiare più lentamente.
  5. ·      Usare il bicchiere giusto: i bicchieri piccoli, bassi e larghi, pur contenendo molta acqua, sono in grado di ingannare la vista e quindi vi sembrerà di bere meno.
  6. ·      Bere sempre a piccoli sorsi: bere tanta acqua tutta in una volta sola non è certamente il modo giusto di idratarsi, anzi può essere persino controproducente in quanto può affaticare i reni. La scelta migliore è di un sorso ogni quarto d’ora, utile anche per regolare i processi metabolici.
  7. ·      Rendere l’acqua più gradevole: l’acqua frizzante è un’ottima soluzione per idratarsi in modo più piacevole e gustoso.
  8. ·      Se proprio non si ha voglia di bere acqua un’alternativa possono essere le tisane o le bevande aromatizzate (ma attenzione ai troppi zuccheri).
  9. ·      Mangiare tanta frutta e verdura: sono infatti alimenti ricchi di acqua e rappresentano un modo gradevole e alternativo di idratarsi durante la giornata. I frutti più ricchi di acqua sono angurie e fragole, seguite da arance, uva, ciliegie, pomodori, spinaci e ravanelli.

Buone corse! :-)

Fitbit Semi de Paris, la ‘mezza’ dei coraggiosi

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Le previsioni meteorologiche lo avevano annunciato: il primo weekend di marzo a Parigi sarebbe stato tanto freddo, piovoso e ventoso e quindi la prima cosa che ho messo nel mio zaino prima di partire è stata una buona dose di coraggio che, associata a un pizzico di follia e tanto entusiasmo, ero certa che mi avrebbe portato al traguardo fino a stringere forte tra le mani quella splendida medaglia che ancora adesso faccio fatica a togliere dal collo. Ci sono medaglie che pesano più di altre…e questa, fidatevi, è stata conquistata davvero con le unghie e con i denti, quindi il suo valore è almeno triplo.

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Ma facciamo un passo indietro. Fitbit, l’azienda famosa per i suoi activity tracker (e sponsor della mezza maratona parigina), ha invitato un team di ragazzi appassionati di sport da tutta Europa a correre i 21 km della Ville Lumière e io e il mitico trainer Paolo Zotta siamo stati, con tanto onore, i portabandiera italiani. L’idea di correre a Parigi mi ha elettrizzato da subito, sono stata molte volte in questa meravigliosa città, ma mai con le scarpe da running ai piedi. E anche il percorso della gara mi incuriosiva dato che avrebbe toccato la parte est della città, zona da me ancora poco conosciuta. Insomma, contavo i giorni, non vedevo l’ora di partire.

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Ci ha accolti una Parigi splendida e magica, nonostante il grigiore e l’umidità che la rendono romantica fino all’eccesso. Passeggiare sulla Senna con gli ombrelli ha decisamente il suo perchè. Ed è stato proprio con questa atmosfera soave che ci siamo diretti verso Il Parc Floral, nel Bosco di Vincennes, dove era allestito il Villaggio della Semi de Paris. È bastato avvicinarsi a quella zona per capire che la musica stava decisamente cambiando. Il romanticismo ha lasciato, in un attimo, il posto alla scarica di energia che trasmetteva l’esercito di runners venuti lì a ritirare i propri pettorali di gara.

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L’entusiasmo era palpabile, facce felici si aggiravano per gli stand, ci accomunava la voglia matta di correre anche se fuori la pioggia non dava tregua. Ed è stato proprio allo stand Fitbit che abbiamo conosciuto gli altri ragazzi del Fitbit Team con cui abbiamo subito stabilito un feeling internazionale scandito dalla comune passione per la corsa. C’è chi arrivava dalla Francia, chi dall’Inghilterra, dalla Spagna e dall’Irlanda. Ritirato il pettorale e la t-shirt (pazzesca) della gara, ci siamo diretti verso il giardino delle Tuileries ad ammirare il tramonto dietro la Tour Eiffel, uno spettacolo!

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A cena, di solito prima di una gara, cerco di mangiare pasta e di stare leggera, ma Parigi vale uno strappo alla regola e tutto il Fitbit Team è stato invitato in un ristorante thailandese in zona Bastille. Davanti a un bel piatto di Phad Thai la mia strategia di gara, e quella degli altri Fitbit Friends, iniziava a prendere forma.

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La routine del runner vuole che prima di andare a dormire si posizioni tutto l’abbigliamento e il necessaire della gara del giorno dopo sul letto e che ci si soffermi a ragionare su cosa sarebbe meglio indossare. In questa fase, a mio avviso delicatissima soprattutto se si correrà una gara lunga, ho avuto una sola certezza: avrebbe fatto tanto freddo e avrebbe piovuto parecchio, quindi kway e maglia termica a manica lunga d’obbligo. Ora potevo andare a dormire tranquilla.

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Ho sperato fino all’ultimo che le previsioni potessero sbagliare e quando appena sveglia ho visto un cielo vagamente azzurro mi sono addirittura illusa di poter cambiare abbigliamento al volo e sfoggiare un pantaloncino corto con maglietta. E invece da lì a poco le nuvole hanno coperto il cielo di Parigi non lasciando a noi runner più alcuna speranza: avremmo corso in condizioni meteorologiche decisamente sfavorevoli. Ma quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare e sulla linea di partenza eravamo in 48mila a scalpitare per conquistare quella medaglia.

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I miei primi 15 chilometri sono trascorsi abbastanza in allegria, con buone sensazioni nonostante la pioggia forte e il vento insistente. Nel mio viaggio a piedi ho incontrato tanti runners che correvano per una buona causa, chi si era inventato un costume ad hoc per stupire (da applausi il signore vestito da Tour Eiffel!), chi correva da solo con la sua musica nelle orecchie e chi correva festosamente in gruppo. Insomma, l’unione faceva la forza anche se il viaggio era ancora lungo e difficile.

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Dal 15° ho avuto freddo, tanto freddo…l’umidità la sentivo nelle ossa (kway e maglia termica completamente zuppi), mani e piedi iniziavano ad essere insensibili. Ho cercato addirittura di ripararmi dal vento stando dietro a chi era più grande di me, ma era come correre sotto la doccia.

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Più di un paio di volte ho cercato di rallentare camminando sulle salite dei diversi ponti che ho incontrato sul percorso, ma appena accennavo di fermarmi sentivo una mano sulla spalla che mi incitava: “courage, courage!”. Ed è stato proprio quel “coraggio” che mi ha impedito di mollare e mi ha fatto tagliare quel benedettissimo e tanto sognato traguardo. Quello stesso coraggio che ti costa tanto, ma che non ti tradisce mai. Soprattutto quando all’arrivo c’è un private party ad aspettarti con tutti i tuoi Fitbit Friends zuppi (e zoppi) come te!

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Il mio Fitbit ha detto che il mio viaggio alla conquista di Parigi è durato 2h 04’, sono felice e soddisfatta così. Poteva andare meglio? Forse. Peggio? Chissà. Io non cambierei niente di questa gara, pioggia compresa!

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Non chiedete a un runner: “Ma chi te lo ha fatto fare?”. Vi risponderà solo con un sorriso.

Pain is temporary, pride is forever.

Un pensiero particolare va a tutti i ragazzi del Fitbit Team, allo staff Fitbit e a Paolo e Alessandra, grazie ragazzi! :-)

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5 consigli per prepararsi alla Fitbit Semi de Paris

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Tra poco meno di due settimane correrò la Fitbit Semi de Paris, la mezza maratona che si terrà nella capitale francese il 5 marzo. Ormai manca davvero poco alla gara ed è proprio in questa manciata di giorni che si tirano le somme sulla propria preparazione che deve andare ben oltre il solo allenamento fisico. Come prepararsi al meglio, quindi, in attesa del fatidico ‘big day’? Ecco qui i miei 5 consigli, tutti da vivere con al polso l’activity tracker Fitbit che correrà con me a Parigi insieme a tutto il Fitbit Team europeo.

1.     FAR GIRARE LE GAMBE

Ormai quello che è fatto, è fatto. Trascorrete gli ultimi giorni prima di una mezza maratona correndo sì, ma senza esagerare. Fate un po’ quello che vi sentite di fare, correte a sensazione. L’obiettivo in questa fase è muovere le gambe, più che macinare chilometri o sfrecciare come delle saette. Usate il buon senso e la moderazione ed eviterete così possibili infortuni che potrebbero compromettere tutto l’allenamento fatto fino ad oggi e addirittura la gara stessa.

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(Qui è quando mi diverto a ricapitolare il mio allenamento, rigorosamente con foto, attraverso l’app di Fitbit)

2.     MANGIARE SANO

Soprattutto in questi giorni evitate gli stravizi e prediligete un alimentazione sana basata sui carboidrati che devono essere aumentati di circa il 20% nei tre giorni che precedono la gara per fornire all’organismo l’energia sufficiente per correre 21 km. Ricordatevi che un corretto regime alimentare prevede 5 pasti al giorno (una ricca ed energica colazione, uno spuntino spezza-fame, un pranzo ricco di carboidrati, un altro spuntino spezza-fame e una cena leggera).

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(Lo sapevate che attraverso l’app di Fitbit potete tenere una sorta di diario alimentare giornaliero in cui appuntare i cibi assunti e le loro calorie e fare un paragone tra quelle assunte e quelle bruciate?).

3.     BERE, BERE, BERE!

L’acqua è il migliore amico dello sportivo. È l’elemento fondamentale per mantenere un’alta capacità prestativa e un corretto stato di idratazione. Quindi bevete più del solito nei giorni che precedono la gara perchè perderete molti liquidi durante la corsa. L’ideale sarebbe bere non meno di 1,5 litri al giorno e assumere, magari, anche qualche integratore.

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(L’app Fitbit vi permette di fissare un obiettivo di quantità d’acqua da assumere in un giorno così potrete tenere il conto di quanto bevete!)

4.     RIPOSARE

Anche se non sembra, il riposo è un vero e proprio mezzo di allenamento. Andate a letto presto, leggete un libro, e godetevi un buon sonno rigeneratore.

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(Ogni mattina la prima cosa che faccio quando sono sveglia è verificare la mia qualità del sonno. Attraverso l’app di Fitbit potrete visualizzare quante ore avete dormito, quanti risvegli e quanti momenti di agitazione avete avuto).

5.     LIBERARE LA MENTE

Concedetevi momenti di relax all’aria aperta visitando magari luoghi nuovi che vi riempiano gli occhi e i polmoni e vi svuotino la mente dai pensieri per fare spazio alla concentrazione, ne avrete bisogno!

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(Vi capita mai di avere bisogno durante la vostra frenetica giornata di fermarvi un attimo e respirare a fondo? Attraverso il braccialetto Fitbit potrete vivere due minuti di respirazione guidata e dedicarvi così soltanto a voi stessi e al vostro relax. Inspirate….espirate, inspirate…espirate!!!).

Qui l’adrenalina sale, ci vediamo sulla linea di partenza!

Tu corri e la città racconta storie

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Avevo dimenticato quanto è bello correre in città. Negli ultimi mesi sono stata spesso in luoghi di montagna dedicando le mie corse a terreni sterrati, climi gelidi e panorami mozzafiato. Così mi sono quasi abituata all’aria leggera, al silenzio delle valli, allo sguardo che cerca l’orizzonte. La città, da qui, sembra lontanissima.

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Vi sembrerà strano, ma allenarmi a Milano un po’ mi è mancato. Fatta eccezione per lo smog, allenarsi nel caos può avere il suo perchè e può risultare, a volte, persino terapeutico. Mentre la metropoli attorno a te si affanna seguendo ritmi serratissimi, tu sei lì avvolto nel tuo mondo a dettare il tuo personalissimo ritmo. Mentre corri la città racconta storie e la tua mente vola con loro. Immagini di incontrare i pensieri della gente che ti passa accanto, ti chiedi dove vanno così di fretta, fantastichi sulle loro vite. E i chilometri scorrono veloci, rapidissimi, attaccati a quelle favole che crei con il pensiero. Ma non ti distrai.

La città potrebbe anche implodere ora, ma quell’energia darebbe solo altra forza alle tue gambe, niente ti distoglierà dal tuo percorso fatto di strisce pedonali, marciapiedi e zig zag tra la folla assorta. E la mente così si allena a concentrarsi. Una via, poi l’altra. Imbocchi una strada, poi l’altra. Dal chiasso prepotente tutto d’un tratto ti trovi nel gelido silenzio della periferia e ti guardi attorno un po’ intimidita.

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Avevo dimenticato quanto è bello correre nelle strade di quartiere, in quelle zone suburbane così lontane dalle vetrine scintillanti, dai parchi rigogliosi del centro. In quelle vie marginali i blocchi di cemento si susseguono, ti accompagnano per chilometri raccontando per immagini la vita di una periferia multietnica. La strada scorre e i sottopassaggi diventano gallerie d’arte. I personaggi dei graffiti stanno lì a guardarti, invidiano la tua corsa, muoiono dalla voglia di staccarsi di dosso quella loro eterna staticità che li blocca al muro. C’è più vita di quanto credi in quei luoghi desolati. C’è rumore anche qui, forse non lo senti. Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Perchè, anche il silenzio è una cosa che si ascolta.

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Ogni tanto concedetevi una corsa in questi posti, spingetevi oltre i vostri percorsi abituali, andate ai limiti, cabiate punto di vista, osservate, respirate, ascoltate. Andate a caccia dei margini della città che si racconta attraverso la vostra mente.

Di corsa, of course!

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Come motivarsi a una vita più sana con Fitbit

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Oggi vi voglio raccontare della mia, appena nata, convivenza con Fitbit. Sto parlando, per chi ancora non la conoscesse, di quei braccialetti intelligenti che ti permettono di tracciare un po’ tutto quello che fai durante la giornata, da quante calorie bruci a quanti passi e chilometri percorri fino addirittura come dormi. E a me, questa cosa del monitorare le attività del mio corpo mi piace un sacco ed è per questo che sono molto felice di testare nuovi prodotti e tecnologie di questo tipo che ti spronano a condurre una vita più sana.

Sono solo tre settimane che indosso al mio polso il nuovo modello Fitbit Charge2 e penso proprio che non lo toglierò più. Potrei scrivere pagine e pagine sulle innumerevoli funzioni di questo braccialetto (molte delle quali devo ancora scoprire), ma cercherò di essere più concisa possibile nel raccontarvi le sue caratteristiche principali e dandovi comunque il consiglio di provarlo, perché sono sicura che, come me, difficilmente ve ne separerete.

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– Una delle funzioni principali di Fitbit Charge2 è il MONITORAGGIO DEL BATTITO CARDIACO direttamente dal polso, attraverso la tecnologia PurePulse. Vedrete una lucina verde lampeggiare sul vostro polso, ecco quella indicherà la rilevazione continua e automatica del pulsare del vostro cuore. Ricordate che tenere sotto controllo il cuore è importante, per la propria salute, ma anche per il proprio livello di allenamento e di stato di forma. È possibile quindi, tramite questo dispositivo indossabile: raggiungere OBIETTIVI DI PESO tenendo sotto controllo le calorie bruciate tutto il giorno e durante l’attività; OTTIMIZZARE L’ALLENAMENTO utilizzando i margini del battito cardiaco in tempo reale per l’intera durata degli esercizi e TRACCIARE IL LIVELLO DI SALUTE E ALLENAMENTO calcolando il battito cardiaco a riposo e il livello di allenamento cardio. Inoltre, attraverso una funzione che io adoro essendo una yoga addicted, è possibile gestire lo stress rilassandosi con SESSIONI DI RESPIRAZIONE GUIDATE in base al proprio battito cardiaco.

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– Tra le caratteristiche più significative del Fitbit Charge2 ci sono però anche la MODALITÀ MULTISPORT che permette di registrare allenamenti specifici di diversi sport, come corsa, pesi o yoga e il e GPS CONDIVISO. Collegandosi al GPS del proprio smartphone è possibile visualizzare le statistiche della corsa in tempo reale, come velocità e distanza, direttamente sul polso e una mappa del percorso.

– Un’altra chicca, che mi piace tanto, di questo braccialetto è la possibilità di ESSERE AVVISATO DI UNA CHIAMATA O DI UN SMS in arrivo sul proprio smartphone tramite una leggera vibrazione al polso e un avviso grafico sul display con il nome della persona che ci ha telefonato o messaggiato. Un avviso analogo è previsto per gli eventi registrati sul CALENDARIO del nostro telefono. Quindi potete anche allontanarvi dal vostro telefonino che tanto ci pensa il vostro braccialetto ad avvisarvi se qualcuno vi chiama.
 
– E poi, per aiutare a rimanere attivo tutto il giorno, Charge 2 invia dei PROMEMORIA PER IL MOVIMENTO che ricordano di completare 250 passi ogni ora e REGISTRA L’ATTIVITÀ DELL’INTERA GIORNATA tenendo traccia di passi, distanza, calorie bruciate, piani saliti, e minuti attivi con una batteria che dura fino a 5 giorni.

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– Infine, una delle mie funzioni preferite è quella del MONITORAGGIO DEL SONNO. Charge2 registra automaticamente durata e qualità del sonno. Quindi, ad esempio, viene registrata l’ora in cui si va a letto, l’ora in cui ci si sveglia, quanti risvegli si hanno in una notte, quanti momenti di agitazione e la loro durata. La mattina, appena sveglia, sono sempre molto curiosa di verificare come ho dormito!

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Per avere un quadro generale della propria attività basta collegarsi alla comodissima app Fitbit (l’interfaccia è davvero semplice e intuitiva) in cui è possibile trovare anche un promemoria su cosa si è mangiato giorno per giorno (registrando gli alimenti anche tramite codice a barre) e la quantità d’acqua bevuta (paragonandola all’obiettivo fissato).

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Ah, dimenticavo, i cinturini per Fitbit Charge2, in tre misure, sono intercambiabili e sono disponibili sia in leggerissimo silicone (decisamente più sportivi) che in pelle. E poi c’è una versione special edition in doppio colore che è stratosferica!

Ora, indossatene uno anche voi per 24h e ditemi, quale funzione vi è più utile e vi diverte di più? Se siete curiosi di conoscere più nel dettaglio il mondo Fitbit e i suoi prodotti https://www.facebook.com/fitbit/

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Tutta la community europea Adidas Runners unita al Metal Event di Barcellona

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Un cosa così pazzesca io non l’avevo mai vissuta. Prendete un centinaio di scatenati Adidas Runners provenienti da ogni parte d’Europa, portateli a Barcellona e fateli convivere per un intero weekend in nome della loro passione per la corsa. Ora ditemi come questo mix esplosivo non poteva non creare un boom di energia positiva altamente contagiosa che difficilmente chi era lì dimenticherà.

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Grazie ad Adidas, sabato 17 dicembre io e altri 11 Adidas Runners di Milano (molti dei quali conosciuti per la prima volta direttamente in aeroporto!) siamo volati in Spagna per partecipare al misterioso Metal Event organizzato dagli Adidas Runners di Barcellona. Prima della partenza poco o nulla si sapeva di questo evento, i cui dettagli sono stati lasciati volutamente top secret fino alla fine. Unica certezza: “Portate l’abbigliamento da running, si correrà”.

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Arrivati nella città catalana abbiamo subito addocchiato gli altri membri delle diverse community europee Adidas Runners. Non potevi non riconoscerli, si aggiravano tutti per la hall dell’albergo in tuta e scarpette da running ai piedi, ti abbracciavano e con la scusa di darti una pacca sulla spalla ti appiccicavano addosso l’adesivo del loro club. Era un modo per dirti: “Hey, sei uno di noi!”.

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Stiamo parlando di giovanissimi ragazzi amanti dello sport arrivati da ben quattordici città europee, da Parigi, Londra, Stoccolma, Zurigo, Atene, Amburgo, Praga, Varsavia, Monaco, Francoforte, Copenhagen, Vienna e Bratislava. È bastato un pranzo tutti insieme a base di tapas, prosciutto iberico, pan con tomate, birra e vino rosso per diventare tutti amici e finire in pullman a cantare gli inni nazionali dei nostri Paesi e a scambiarci le nostre magliette e i nostri gadget. Gemellaggio fatto.

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Abbiamo visitato lo store Adidas del centro città dove abbiamo ritirato le magliette ufficiali dell’evento e lì abbiamo cominciato a captare che qualcosa di veramente grandioso bolliva in pentola per la serata. L’appuntamento era per le ore 19 in un posto insolito per una corsa: la Zona Franca del porto di Barcellona. Dress code: ognuno con la t-shirt ufficiale della propria città.

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Ad aspettarci c’erano più di 500 runner in una location suburbana mozzafiato piena di tir e container (ah ecco perchè ‘metal’ event). C’era la musica, c’era la gente, c’era la voglia di correre, ma soprattutto c’era la voglia di farlo tutti insieme.

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Divisi in gruppi a secondo della nostra andatura e guidati da folli pacer abbiamo iniziato la nostra corsa attraverso il metallo e i giochi di luce. Ogni due giri del percorso era previsto uno stop nello spiazzale dell’evento in cui un’energica trainer degli Adidas Runners di Barcellona ci aspettava per sessione di esercizi ad alto impatto (e ad alto volume di musica!). Circa 6 km di pazza corsa in cui immagino nessuno abbia pensato alla performance quanto piuttosto a scattarsi selfie.

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Nell’aria c’era solo tanta allegria e quando il dj ha iniziato a suonare è iniziata la festa. Fiumi di birra, nachos a volontà e, forse un po’ per il freddo e un po’ per scaricare l’adrenalina, si è ballato e cantato tanto, fino a notte fonda. Ed è stato proprio lì che il concetto di community ha preso davvero forma.

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Ragazzi che prima di allora non si conoscevano e o che erano ‘amici’ solo virtuali sui social network, in un attimo erano lì faccia a faccia, in una città bellissima, a correre insieme, farsi fotografie e video insieme, brindare insieme, mangiare insieme, ballare insieme, ridere insieme. Ora ditemi se con questa valangata di energia positiva non viene voglia anche a voi di correre per il mondo a fare nuove amicizie abbattendo i confini reali e virtuali. Potere della corsa.

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Volevo ringraziare prima di tutto Adidas (ormai la mia seconda famiglia), tutta la community internazionale degli Adidas Runners, ma anche il team Adidas Runners Milano che mi ha accompagnata in questa splendida avventura: Roberto, Saverio, Red, Paola, Federico, Andrea, Viviana, Erika, Matteo, Giovanni ed Enrica. E ovviamente, grazie Barcellona!

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Yoga in pausa pranzo? Da provare allo Spazio Garibaldi 77

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Sessanta minuti di pausa pranzo. Cosa si può fare? C’è chi velocemente pranza con la sua ‘schiscetta’ davanti al computer, chi lo fa più serenamente in un localino vegan e chi invece si dà al pazzo shopping, chi va dal parrucchiere a farsi bella e chi, ahimè, va in posta a pagare le bollette. Io ho provato lo yoga in pausa pranzo. Sono stata da allo Spazio Garibaldi 77, un luogo tranquillo e luminoso nel cuore di Milano interamente dedicato al benessere di corpo e mente e ho seguito un corso tenuto dalla bravissima insegnante Eva Messa.

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In questo spazio, creato dalla venture capitalist e insegnante di Hatha Yoga, Elena Vitale, si possono seguire corsi di Yoga (Vinyasa Flow, Hatha Yoga, Prana Vashya, Rocket Yoga, Ashtanga Yoga, Kundalini, Hatha Flow, Dharma Yoga…) e Pilates per adulti (anche pre-maman), e bambini. E per chi, come me, ha poco tempo. Infatti è possibile acquistare un carnet da 10 ingressi a 100 euro, utilizzabile 3 giorni a settimana, per lezioni di soli 60 minuti, perfette  per la pausa pranzo.

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All’interno dello spazio, inoltre, è possibile anche acquistare le collezioni YogaEssential, capi di abbigliamento in fibre naturali ispirate ai colori e ai simboli dei chakra e alle linee morbide della natura.

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Se siete curiosi di visitare questo angolo di armonia, potete farci un salto già domani, sabato 17 dicembre, giornata in cui verrà organizzato un pomeriggio all’insegna dello yoga, dello shopping solidale e dell’arte. Potrete così partecipare ai corsi di yoga per adulti e bambini organizzati per l’occasione a fronte di un’offerta libera che verrà devoluta #savinglives di Oxfam Italia, progetto che verrà sostenuto anche da parte del ricavato della vendita dei capi di abbigliamento YogaEssential.

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Mai senza riscaldamento!

Verona per tutti i gusti: si corre la 42k, la 21k e la 10k

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Un weekend a Verona è sempre una buona idea. Soprattutto quando nella città di Giulietta e Romeo si corre. Se non avete ancora programmi per il prossimo fine settimana, ecco qui una buona idea per una gita fuori porta di corsa.

Domenica 20 novembre a Verona ci sarà una giornata di festa dedicata a tutti i runners che si cimenteranno su diversi percorsi rendendo la corsa accessibile proprio a tutti: a partire dai maratoneti più allenati capaci di correre la distanza olimpica di 42.195km fino ai mezzi maratoneti che voleranno nella terza edizione della Cangrande Half Marathon da 21,097km e persino ai corridori della Last 10km Veronamarathon, la 10km sia competitiva che ludico motoria (per famiglie e bambini compresi), che con ben 16 onlus coinvolte ha anche uno scopo benefico.

Cosa aspettate, le iscrizioni sono ancora aperte! Per info http://veronamarathoneventi.com

 

Corri di più con la compressione

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Avete presente quell’abbigliamento super aderente, spesso di colore scuro, che indossano i top atleti? Sì proprio quello che li fa sembrare ancora più extraterrestri di quanto già lo siano (esaltando la loro eccellente forma fisica). Stiamo parlando di pantaloni, maglie e calze realizzati con un particolare tessuto che comprime zone specifiche del corpo con l’obiettivo di migliorare sia la performance durante l’attività sportiva che il recupero post allenamento o gara. Cerchiamo di capire perché ultimamente sono di grande interesse anche per i runner amatoriali.

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Lo sapevate che quando i muscoli non ricevono abbastanza ossigeno, producono acido lattico e di conseguenza fanno male? L’abbigliamento tecnico a compressione, “comprimendo”, nel vero senso della parola, la fibra muscolare in modo variabile favorisce la circolazione del sangue e quindi l’ossigenazione dei tessuti.  Quindi, in sostanza:

  • 1.     Minor affaticamento muscolare
  • 2.     Maggiore efficacia muscolare
  • 3.     Riduzione del pericolo di strappi o contratture
  • 4.     Minor tempo di recupero post workout
  • 5.     Riscaldamento localizzato dei muscoli

Presa dalla curiosità ho deciso di provare qualche prodotto per la compressione di BV Sport. Questa azienda francese, che si trova a Saint-Etienne, è pioniera nella ricerca medicale sul ritorno venoso ed è quella che ha inventato il famoso Booster, la calza (senza piede) contenitiva specifica per la corsa. In particolare ho testato maglietta e pantaloncino della nuovissima gamma RTech e i gambali Booster Elite.

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La prima osservazione che ho fatto tirando fuori questi prodotti dalle loro confezioni è stata: “Sono strettissimi, non ci entrerò mai!”. In effetti prima di indossarli sembrano un po’ rigidi e striminziti, come fossero vestiti per le bambole. E invece, con grande facilità ci si entra, comodamente, eccome. È importante scegliere la misura giusta, sulle confezioni, infatti, sono riportate comode tabelle che permettono, tramite la misurazione di circonferenza, altezza e peso, la misura più adatta al proprio fisico. La prima sensazione, una volta indossati, è quella di un piacevole contenimento del muscolo che però risulta del tutto libero nei movimenti.

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Tra le principali caratteristiche della linea c’è infatti proprio il supporto ai principali gruppi muscolari interessati dall’attività fisica svolta. Il tessuto utilizzato è il Dryarn, una microfibra in polipropilene, riciclabile ed ecologica ma soprattutto idrofoba che non assorbe l’umidità e si asciuga rapidamente in modo da migliorare lo scambio termico ed ottimizzare la regolazione della temperatura del corpo.

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Il Booster Elite, invece, che deve essere portato esclusivamente durante lo svolgimento dell’attività fisica (ma ne esistono altri specifici per il post workout) favorisce l’azione longitudinale dei muscoli gemelli superiori e del muscolo soleo, riducendo così il movimento oscillatorio e le vibrazioni causa di affaticamento e lesioni. Allo stesso tempo, grazie alla sua azione di contenimento/compressione più ridotta a livello della caviglia e più intensa sul polpaccio, migliora il ritorno venoso favorendo l’ossigenazione muscolare, tendinosa e legamentare.

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In attesa di testarli su una gara “lunga”, li ho provati durante diversi allenamenti e posso dire che sicuramente l’effetto contenitivo dà una minima sensazione di rigidità sulla schiena che però migliora decisamente la postura. Altro plus è senza dubbio che il loro essere così aderenti creano zero strofinamenti fastidiosissimi sulla pelle. In sostanza, senza entrare nel merito di un giudizio sul miglioramento della performance che a mio avviso è una questione molto soggettiva e dipende da una molteplicità di fattori tra cui sicuramente anche quella legata all’abbigliamento, posso dire che ho riscontrato soprattutto una minore sensazione di affaticamento muscolare post allenamento provata decisamente di più nella zona dei polpacci e delle spalle.  Penso inoltre che questo tipo di abbigliamento sia ideale anche per gli allenamenti e le gare invernali da indossare come intimo.

E voi, cosa ne pensate? Usate l’abbigliamento a compressione? Raccontatemi le vostre esperienze!

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