#cityrunners part 3: “siamo quello che mangiamo”

Proud to be #cityrunners
Proud to be #cityrunners

“Nutrirsi fa parte dell’allenamento”, con questo diktat é iniziato il terzo appuntamento di adidas #cityrunners, sabato scorso, ancora una volta presso l’Aspria Harbour Club, per l’occasione baciato da uno splendido sole. A svelare i segreti per una sana alimentazione, fondamentale per la performance di qualunque sportivo, c’era la nutrizionista Elena Casiraghi, che staresti ore ed ore ad ascoltare quando parla di nutrienti e di ciò che è bene e ciò che non lo è a tavola. Guest star dell’incontro Arianna Errigo, schermitrice medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012.

Ho preso appunti, tanti, perchè tanto c’era di interessante e di curioso nelle parole di Elena, a partire dalla sua prima frase: “Il miglior maratoneta di sempre non è Stefano Baldini, ma, udite, udite, l’homo sapiens perchè faceva tanta attività fisica e seguiva una dieta povera di carboidrati”. E poi Elena, che oltre ad essere stata un’azzurra del canottaggio e oggi una triatleta, è responsabile dell’Enervit Nutrition Center for Sport and Wellness di Milano, ha parlato di false “leggende” che arrivano alle nostre orecchie dalla pubblicità: “c’è chi dice che l’acqua povera di sodio fa dimagrire, falso! Il sodio è un minerale importantissimo per la nostra salute e non va eliminato dalla nostra dieta così come è falsa la diceria che i cornflakes hanno poche calorie. Equivalgono più o meno addirittura alla stessa quantità di una tazza di zucchero bianco!”. Sembra che anche un eccessivo consumo di frutta non faccia bene, la dose indicata è quella che prevede al massimo 5 porzioni al giorno. E via un’altra certezza che se ne va!

Fermo restando che “dimagrire significa perdere massa grassa e non peso e liquidi”, Elena ha rivelato le 5 regole per migliorare il proprio stile di vita:

1- Fare sempre colazione, ed entro un’ora dal risveglio, perchè il nostro cervello anche di notte lavora, più lentamente sì, ma comunque lavora! Inserire nel breakfast anche qualche proteina (e non troppi carboidrati), sarebbe meglio.

2- Mangiare poco, ma spesso, l’ideale prevede tre pasti principali +2/3 spuntini

3- Bilanciare carboidrati, proteine e lipidi che servono tutti insieme, nessuno escluso.

4- Idratarsi, idratarsi e idratarsi, poco e spesso

5- Recuperare dopo l’allenamento con il “recovery meal”, il cosidetto spuntino del recupero, che può essere ad esempio un pezzetto di grana con del cioccolato fondente (evvai! :-))

L’incontro si è poi concluso con un focus su alcool e caffè. Il primo favorisce la disidratazione, rallenta i tempi di recupero e aumenta l’infiammazione, quindi è da consumare con parsimonia e magari non proprio prima di una gara o di un allenamento. Il caffè, invece, ha degli aspetti sia positivi che negativi: velocizza l’assorbimento dei carboidrati, favorisce la digestione, migliora il flusso del sangue nel cervello, ha capacità antiossidanti e aumenta il consumo di glicogeno, ma contemporaneamente incrementa la mobilità intestinale e la possibilità di disidratazione. Fino al 2005 era addirittura considerato una sostanza dopante mentre oggi è una sostanza monitorata. Si consiglia quindi di non bere più di 2-3 tazzine nelle tre ore precedenti la gara.

Mattinata intensa, quindi, ma solo dal punto di vista teorico, perchè a farci muovere le gambe è stata poi un’intensa running session al parco di Trenno. Affidati ai “perfidi” assistenti di coach Giorgio Rondelli (impegnato ad Ancona per i Campionati Italiani Assoluti indoor di atletica) il programma di allenamento ha previsto per noi #cityrunners una bella sessione di ripetute: 2k di riscaldamento + 10 x 500 sotto i 2’20”…e l’acido lattico mi ha fatto compagnia per tutto il week-end! Nota positiva della giornata: ho un motivo in più per abbuffarmi di cioccolato, tanto l’ha detto Elena! Dopo la fatica, una bella tazza di latte e Nesquik, che ripara i muscoli stanchi, e torna subito il sorriso!

Time
A matter of time
A matter of shoes
A matter of shoes

 

What’s new: discovering Nike Flyknit Lunar2

Shooting in store
Shooting in store

La settimana scorsa ho avuto l’onore di far parte del Team di Runner’s World che ha testato in anteprima le nuove Nike Flyknit Lunar2. Appuntamento alle 18.30 presso il Nike Store di piazza Gae Aulenti per provare (naturalmente di corsa), su un percorso di 6 km attraverso il cuore della città, quelle che nella versione precedente sono state elette “scarpe dell’anno” dalle redazioni di Runner’s World di tutto il mondo.

Le migliorie di questo secondo modello riguardano in particolare la tomaia, costruita con la rivoluzionaria tecnologia Flyknit, che è stata ridisegnata per una maggiore traspirabilità; una linguetta integrata per un comfort maggiore e una suola caratterizzata da tasselli concentrici a diversa densità che adattano il grip alla pressione esercitata sull’avampiede per un maggiore ammortizzamento. In sintesi l’obiettivo di Nike è stato quello di creare una scarpa da running “straordinariamente leggera e incredibilmente resistente”. La nuova Nike Flyknit Lunar2 è in vendita da pochi giorni al prezzo di 160 euro.

Ecco le mie personalissime sensazioni di corsa con le Flyknit Lunar2: È il caso di dire che alle volte gli occhi tradiscono. Devo essere sincera, ad un primo incontro visivo le Flyknit Lunar2 mi sono sembrate ‘troppo leggere’ e ‘poco ammortizzate’ per correre, ma sono bastati i 6 km percorsi lungo le vie meneghine, per ricredermi. Quella della Flyknit Lunar 2 la definirei proprio una miglioria riuscita. Le scarpe risultano sì leggere nella parte della tomaia (e traspiranti – ho percepito addirittura l’aria sulle dita dei piedi!!!), ma allo stesso tempo la sensazione è quella di indossare una scarpa discretamente strutturata sul tallone e con un sistema ammortizzante più efficace di quanto potessi immaginare, nonostante la sottile intersuola. Non ho avvertito minimamente la sensazione di “piede per terra” come invece mi è capitato con le Free Run. La calzata, però, l’ho trovata un po’ stretta rispetto al mio numero abituale. L’ho avvertita come una scarpa reattiva, secondo me ideale per allunghi e distanze non superiori ai 10 km. Dal punto di vista estetico, ineccepibili come sempre, accostamenti cromatici azzeccati, in perfetto stile Nike. La mia unica perplessità riguarda i pronatori (anche se non è il mio caso): sono adatte per questo tipo di piedi? Voto: 7,5″.

Photo credits: Runner's World
Il running team di Runner’s World davanti al Nike Store.
Il Runner's World Team prima della partenza
Il running team prima della partenza
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Alla conquista del Duomo
Alla conquista del Duomo
 Photo credits: Runner’s World

 

Kilian, quella linea sottile dove la strada finisce e resta solo il cielo

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Devo ammetterlo, ignoravo il significato preciso della parola “skyrunning” (anche se avevo acutamente intuito che aveva qualcosa a che fare con il cielo, e quindi con qualcosa di troppo grande per me), fino a quando ho conosciuto, per caso e purtroppo solo virtualmente, lui Kilian Jornet Burgada, catalano, classe 1987, per il quale la parola “impossibile” non esiste.

Tanto da essere nominato “adventurer of the year 2014” dalla rivista National Geographic. E subito, neanche a dirlo, mi sono appassionata alla sua storia. A partire dal suo sogno di bambino: “Da grande – diceva alla sua maestra – voglio fare il contatore di laghi”. Una professione un pò strana, è vero, ma in un certo qual modo quel sogno l’ha realizzato. Anzi, ha fatto molto di più. A 6 anni ha scalato i suoi primi “4mila” e a 10 anni ha attraversato i Pirenei in 42 giorni diventando con gli anni il protagonista indiscusso degli sport di montagna, dall’ultratrail, allo skyrunning allo scialpinismo polverizzando qualsiasi record in alta quota con quell’umiltà che lo contraddistingue. 

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Giusto per dare qualche numero, nel 2011 é suo il record dell’Ultra Trail del Monte Bianco: 196 km e 9.700 metri di dislivello in 20h 36’ 43’’ ed è sua la conquista della vetta del Cervino (4.476 m) e discesa, la scorsa estate, in 2h 52’ 02’’. Ma il suo palmares é talmente lungo quasi da annoiare, quindi, per motivi di spazio ve lo risparmio!
Una follia per qualsiasi essere umano eppure a sentir parlare lui, ragazzo semplice, dice: “eh ma alla fine, se ti alleni, non è così difficile”. E a proposito di follia, suo pane quotidiano, Kilian attualmente è impegnato nel progetto “Summit Of My Life”: salire e scendere, entro il 2015, le cime più celebri del pianeta, dall’Elbrus, all’Aconcagua fino alla vetta più alta, l’Everest (8.848 m). Del progetto é già possibile vedere il film documentario “A fine line” che io ho trovato stupendo e da mozzare il fiato. Se non vi basta e volete sapere proprio tutto su di lui vi consiglio la sua biografia “Correre o morire“, edita da i Licheni, in attesa della versione italiana del suo secondo libro “La frontera invisible“. Qualche mese fa, Kilian é stato ospite da Fazio a “Che tempo che fa”, se recuperate il video su youtube potrete conoscere anche il suo lato, diciamo così, “umano”, se di umano qualcosa ancora c’è in questo extraterrestre dalla faccia di bambino.

PS Kilian, se sei in ascolto, avrei una domanda da farti: “C’è qualcosa che ti fa paura?”

image“In fondo la montagna é come una persona: per amarla bisogna prima conoscerla, e quando la conosci puoi sapere se é arrabbiata o se é contenta, come trattarla, come giocare con lei, come prendertene cura quando le fanno del male, quando é meglio non disturbarla…Ma la differenza rispetto a qualsiasi persona é che la montagna, la natura, la Terra, sono immensamente più grandi di te. Non devi mai dimenticare che tu sei solo un piccolo punto nello spazio, nell’infinito, e che é lei a poter decidere in qualsiasi momento se vuole cancellare o meno quel punto”. 

(Dal libro “Correre o morire”)

 

#cityrunners training part 2: inizia la salita!

L'incontro con il mental coach e Davide Cassani
L’incontro con il mental coach e Davide Cassani

Cari #cityrunners, eravamo in astinenza da endorfine? Bene, dopo due settimane dal kickoff ufficiale, adidas ci ha convocati tutti e 42 per il secondo step del progetto che ci porterà dritti dritti alla Milano City Marathon. L’incontro numero 2 di questa avventura si è tenuto sabato scorso, 8 febbraio, nello splendido scenario dell’Aspria Harbour Club, luogo di perdizione per qualsiasi sport lover meneghino. Ad anticipare la prima running session è stato uno speech del mental coach Patrizio Pintus accompagnato da un ospite d’eccezione, il grande Davide Cassani, ex ciclista e commentatore televisivo oggi CT della nazionale di ciclismo su strada con la passione per la corsa scoperta di recente. Succo del discorso: “Avere sempre degli obiettivi”, “la gara, in fondo, é solo con se stessi”, “é tutta questione di tenacia”, “non cedere mai alle difficoltà”, ” É importante fare squadra”….

Stretching time!

Tanti concetti, affrontati apposta per farci caricare come molle per la seconda parte dell’incontro, quella strettamente pratica, quella più faticosa: il tanto temuto allenamento al Parco di Trenno a cura di coach Giorgio Rondelli e dei suoi assistenti. Graziati dalla pioggia, e dopo una breve fase di riscaldamento a suon di skip, allunghi e saltelli vari, siamo partiti con un paio di km blandi per poi essere divisi nei tre gruppi: runners, sportivi e neofiti. E lì é iniziata la faticaccia: abbiamo percorso 4 volte il percorso da 2 km con il coach che registrava i tempi e faceva facce perplesse, della serie: “datevi agli scacchi che é meglio!”. 

Unico pensiero consolatore (oltre naturalmente a quello della doccia calda post training) lui, il signor buffet, che ha cancellato in un battibaleno qualsiasi segno di stanchezza, almeno fino al giorno dopo quando le gambe hanno definitivamente dato forfait! Riflettendo su questa seconda tappa devo dire che si sta formando proprio un bel gruppo, un mix & match formidabile da cui, c’è da giurarlo, prenderanno vita spassosissime staffette.

Cari #cityrunners, avanti così, siamo una squadra fortissimi!

…alla prossima!

Il riscaldamento
Il riscaldamento

Il parco di Trenno
Il parco di Trenno

 

Topshop, una capsule X adidas Originals

Mentre Topshop è pronta a inaugurare a New York un megastore di quasi 4mila mq tra la Fifth Avenue e la 49th Street, arriva la notizia che il retailer britannico collaborerà con adidas  Originals per una capsule collection che unirà sportswear e fashion streetstyle.

Per la prossima P/E i designer del team di Topshop hanno reinterpretato i capi e le sneaker più iconici di adidas Originals creando una linea caratterizzata da stampe inedite e colorate fantasie. La collezione, che si compone di una ventina di pezzi tra cui felpe, pantaloncini, canotte, t-shirt e, naturalmente, scarpe, sarà disponibile worldwide dal 20 marzo 2014 e avrà un range di prezzo tra i 35 e i 135 dollari. Non ci resta che (impazientemente) attendere!

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Stan’s back!

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Sono parte della storia, anzi, hanno fatto la storia delle sneakers facendo impazzire intere generazioni (la mia compresa!). Alzi la mano chi, quando era adolescente, non ha avuto (o anche soltanto sognato) un paio di Stan Smith. Nel mio caso le ho sempre bramate, ma mai avute (in quel periodo calzavo le adidas Gazelle!)

Ebbene, le mitiche scarpe da tennis bianche, in pelle, con il trifoglio sul tallone e piccoli buchini che formavano le tre strisce del marchio, sono tornate, pronte a riprendere posto nell’Olimpo degli oggetti culto. A trasformale in leggenda, negli anni 60, è stato appunto il signor Stan Smith, campione del tennis mondiale, che le indossò durante i suoi match. Uscite poi dai campi da tennis le Stan Smith sono entrate nei guardaroba sia maschili che femminili e non ci sono più uscite fino a 3 anni fa quando sparirono dal mercato.

Da qualche settimana però sono nuovamente in vendita, in alcuni selezionati negozi e online sul sito di adidas (nella versione bianco/verde, bianco/rosso, bianco/blu (a €95 euro) e nero (a €120 euro). E finalmente anche io ce le ho!

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#cityrunners ai blocchi di partenza: 60 giorni con adidas verso la maratona

Moldiv_1390928242134Sembra proprio che io abbia le antenne alzate ogni volta che c’è nell’aria qualcosa legato alla corsa. Riesco sempre a captare quando c’è qualcosa di elettrizzante che il running mi possa portare. Ecco, potevo, quindi, perdermi l’avventura di essere tra i #cityrunners di adidas?

Vi spiego meglio, adidas, che quest’anno è partner tecnico della SuisseGas Milano Marathon del 6 aprile, ha organizzato tre mesi di allenamento dedicati a 42 (come il numero dei km di una maratona) tra giornalisti, bloggers e influencers, che racconteranno la loro impresa sul web e sui social network. Obiettivo: correre una frazione della staffetta della gara meneghina. In particolare, verranno condivise foto, emozioni, pensieri (e naturalmente anchegli sforzi e il sudore) attraverso l’hashtag #cityrunners e il sito ufficiale adidascityrunners.com il cui wall è già stato bersagliato di post.

L’invito di adidas è quindi stato accolto da me medesima con il solito entusiasmo da running addict che non mi fa dormire la notte tanta è l’adrenalina che ho in corpo. Il kickoff ufficiale del progetto si è tenuto sabato scorso, 25 gennaio, presso la brand house di adidas a Monza dove il team ci ha subito messo a dura prova. A curare il programma di allenamento ci sono i trainer professionisti Elisa Cova, Stefano Pozzi e Irene Petrolini capitanati dal grande Giorgio Rondelli (che udite, udite, è stato preparatore atletico di tanti olimpionici). Completano il team la nutrizionista Elena Casiraghi e il mental coach Patrizio Pintus.

Ma, torniamo alla cronaca. Ad accoglierci nella splendida casa di adidas (una vera e propria dream factory con tanto di palestra annessa) un armadietto personalizzato che custodiva per ciascuno di noi il kit del perfetto runner. Tra t-shirt, calzoncini e persino calzini griffati con le tre strisce, ecco scintillare loro, le Supernova Glide, le scarpe ufficiali dell’evento nella nuova versione 6 dotate della tecnologia Boost. Le mie, neanche a dirlo, sono di colore lilla, o meglio “radiant orchid”, eletto proprio colore dell’anno 2014, così anche il lato fashion si può dire appagato. Parlando, invece di stato di fitness la faccenda si fa più complicata. La prima sessione di allenamento si è così svolta: misurazione di peso, massa grassa e BMI (indice di massa corporea), riscaldamento in palestra con Giorgio Rondelli (che mi ha ricordato le lezioni di educazione fisica delle scuole medie) e test di corsa sul tapis roulant. Sette minuti a 12 km/h per poi ricevere una lettera: B. Sono nel gruppo B, quello a metà tra i top runner e quelli che in gergo si chiamano tapascioni. Nonostante abbia già corso due maratone (intere eh!), lo staff mi ha appioppato un bel B perchè “devo lavorare sulla velocità”, dicono. Quindi, in attesa del prossimo appuntamento, previsto per l’8 febbraio all’Aspria Harbour Club di Milano con il mental coach e una nuova running session, c’è da lavorare duro. Non vedo l’ora di ricevere il mio programma di allenamento, sono curiosa, non sto più nelle scarpe!

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C’è voglia d’estate!..(quanto manca???)

color-okBastano due giorni di pieno sole, a fine gennaio, e subito viene voglia d’estate. Ieri il parco, complice un cielo azzurrissimo e un sole caldino, era gremito di gente che correva all’aria aperta, alcuni addirittura con ‘mise’ un pò azzardate, non proprio adatte alla stagione (per short e canotte, state tranquilli, c’è tempo!). E c’è voglia di colore. Basta con il grigio e il color cammello, non ne posso più…rivoglio il fluo!!!! Vabbè, mi consolo con le foto della scorsa estate, ma…quanto manca alla prossima??? A proposito di colori, recentemente ho letto una notizia che mi ha incuriosita: sembrerebbe che il colore delle stoviglie influenzerebbe l’appetito. Nello specifico i piatti rossi (nonostante vengano normalmente utilizzati per le classiche abbuffate natalizie) ridurrebbero il senso della fame. Invece, quando le tonalità di cibo e piatto si assomigliano, suggerisce un altro studio, si tenderebbe a mangiare un buon 20% in più. Buono a sapersi!

 

A 3 anni la prima gara (vinta!)

Era l’estate del 1983 e io avevo 3 anni. Ero in vacanza con nonni, zii e cuginetti a Lido del Sole, sul Gargano, e anche se ero molto piccola, l’episodio che sto per raccontare me lo ricordo benissimo, come se fosse ieri.
Sulla spiaggia avevano organizzato dei giochi per bambini tra cui una gara di corsa a cui mi hanno costretto a partecipare. Bene, sulla linea di partenza, mi sono ritrovata con bambini e bambine tutti più grandi di me (e non solo d’altezza). Tra gli altri c’era quello tarchiatello con la panzetta, quello biondissimo dal fisico già atletico, la bambina fashion con tanto di costume intero fucsia e pettinatura di grido anni ’80 e poi c’ero io, un timidissimo ragnetto con i capelli cortissimi da sembrare quasi un maschietto con un monokini turchese imbarazzante.
Ero lì attentissima a ciò che stava spiegando l’organizzatore. Queste sono state le sue testuali parole: “Quando sentirete il mio fischio dovrete iniziare a correre più veloce che potete fino all’arrivo”. Da lì a pochi secondi le mie orecchie hanno sentito il famoso fischio e sono partita più veloce che potevo fino all’arrivo. Peccato che quando ho tagliato il traguardo, felice di essere arrivata prima, mi sono girata e dietro di me non c’era nessuno, ma tutti ridevano divertiti di me. Io sì ero arrivata prima, ma quel fischio che avevo sentito non era quello della partenza bensì il fischio dell’organizzatore che voleva far spostare la gente che era in mezzo alle corsie!!!  Inutile descrivere la quantità delle mie lacrime per la figuraccia. Eppure io avevo eseguito esattamente quello che avevano spiegato…fischio=partenza! Mah, questi grandi!
Questa è stata la mia prima gara che, vuoi o non vuoi, ho comunque vinto. Premio: una coccinella magnete da frigorifero di cui andavo fiera più che di una medaglia olimpica…scusate se è poco!

1983
Lido del Sole, 1983 – (Io la seconda da destra!)

Sei tu sulla copertina di Correre?

Essere la cover girl dell’ultimo numero di Vogue o la donna dell’anno ritratta sulla copertina del Time, è nulla se la rivista per eccellenza che scrive del tuo sport preferito sceglie te per la sua pagina reale.

Ma la soddisfazione raddoppia quando a dividere quel foglio rigido di carta c’è uno degli sportivi che ammiri di più in fatto di forza, grinta e tenacia. Lui, Giorgio Garello, è uno che non molla mai e allora speri che magari, per osmosi, un briciolo del suo carisma almeno ti sfiori.

E così ti ritrovi, ancora una volta per magia di Asics, sulla copertina di Correre di agosto. Non sai come, e soprattutto il perchè, ma ci sei tu e ogni volta che passi da un’edicola butti un occhio per vedere se si tratta di realtà o dell’ennesimo sogno ad occhi aperti…

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