#cityrunners heroes: missione compiuta!

#cityrunners? Yes I am!
#cityrunners? Yes I am!

Quando respiri aria di running per un intero week end (purtroppo volato via come un soffio) vedi tutto più bello intorno a te. Sei felice e rilassata come se fossi stata in vacanza alle Maldive e persino il lunedì sembra meno amaro. Quello appena trascorso non è stato però un fine settimana di corsa qualsiasi, ma quello della Milano City Marathon, quello che i #cityrunners di adidas hanno aspettato, desiderato e temuto per più di due mesi di duro allenamento e così la “prova del nove”, il “banco di prova”, il “giorno del giudizio”, insomma, “il momento della verità” è arrivato.

A dare la carica alla community di #cityrunners, in versione “emozionatissimi”, convocati da adidas al marathon village, per il ritiro delle maglie e pettorali, c’erano proprio tutti: oltre allo staff adidas running al completo non sono mancati il mental coach Fabrizio Pintus per l’ultima session motivazionale, il campione Davide Cassani per qualche consiglio pratico da chi, con alle spalle svariati mondiali, l’ansia pre-gara ha imparato a gestirla, il coach Giorgio Rondelli per le dritte sulla strategia di gara da adottare (in sintesi: “non partite a bomba!), la nutrizionista Elena Casiraghi per ricordarci quanto siano importanti i pasti pre e post gara e, dulcis in fundo, Aldo Rock, eccentrico triatleta-maratoneta-deejay, che si è aldo cimentato in un vero e proprio show (“la vita non premia il più veloce, ma il più tenace”, é diventato il mio diktat) facendo impennare l’adrenalina di tutti noi.

L’atmosfera frizzante si é  poi dissipata anche fuori dallo stand di adidas coinvolgendo un via vai di gente eterogenea accomunata dalla sola passione per la corsa. Uomini e donne, giovani e meno giovani, esperti e neofiti, che con le scarpe da running ai piedi risultavano però tutti uguali. Che si trattasse di maratoneti o staffettisti poco importava c’era la stessa “fame di asfalto” nei piedi di ciascuno di loro, così forte da diventare addirittura contagiosa.

Così dilagante che ti rendi conto si tratti di una vera e propria epidemia quando il giorno della gara, per la città di Milano (a piedi, sul tram, in metro, in bici), si aggirano solo runners che scendono in strada per correre, in cerca del proprio start: i maratoneti verso Rho, gli staffettisti verso le proprie zone di cambio.

#cityrunners - the day before
#cityrunners friends

La mia frazione, la quarta e cioè l’ultima, partiva da via Mario Pagano dove sarei potuta arrivare comodamente intorno alle 12.30 e invece alle 10.30 ero già lì scalpitante. “Non posso perdermi il passaggio dei top runners”, così mi raccontavo, e invece non volevo ammettere di avere una considerevole ansia da prestazione (sì sì proprio quella di cui parlavano Pintus e Cassani). Cercavo di scorgere l’arrivo di Cristiano (il mio compagno di squadra che avrebbe dovuto passarmi il testimone), lo vedevo in ogni maglietta blu che passava, sussultavo, poi mi dicevo “no, non è lui” e sospiravo. Bhè sono andata avanti così, tra visioni e miraggi vari, per circa un’oretta e poi, proprio mentre tentavo di praticare una sorta di training autogeno, è arrivato lui, #cityrunners con pettorale numero 28, il mio terzo staffettista, che ho accolto con un sorriso nemmeno fosse il Principe Azzurro. Presto agguantato il testimone-chip dalle sue mani è iniziata la mia folle corsa verso il traguardo: primo km a 5’10’’ e subito mi è comparsa nella mente la faccina di coach Rondelli che mi rimproverava: “cosa ti avevo detto? Non si parte a bomba! Se non rallenti non arriverai nemmeno in corso Sempione!”. Ops, ho subito tirato il freno anche perchè il caldo non perdonava (erano le ore 13 e il sole puntava dritto dritto alla testa) e io mi sarei bevuta tutta la Enervit (in senso globale) già al terzo km. Per tutto il percorso ho adottato la tecnica del “punta e acchiappa” ovvero scegliere un runner davanti a me, magari quello con la maglietta con la scritta più particolare, e piano piano cercare di raggiungerlo. E una volta preso il suo passo, scegliere un’altra “preda” da raggiungere e superare. Così i miei km (che sulla carta dovevano essere 8,7, ma alla fine sono diventati più di 9,5!) sono trascorsi (più o meno) velocemente e all’arrivo sono arrivata in circa 58’ facendo concludere a tutta la mia squadra una maratona sotto le 4 ore.

#cityrunners friends part 2
#cityrunners friends part 2

All’arrivo poi, fiesta per tutti allo stand adidas a suon di musica, birra, crostate e biscotti (scusa Elena, tàppati le orecchie, per una nutrizionista può suonare come un sacrilegio, ma qui c’era proprio bisogno di festeggiare alla grande!). 

Tra l’atro adidas è stata una delle aziende che ha iscritto più squadre alla staffetta legata alla Maratona, e così facendo è riuscita a donare un contributo di 5 mila euro all’istituto Maria Letizia Verga, l’associazione di Monza che si occupa di ricerca e cura della leucemia dei bambini.

E così la prima “mission impossible” dei #cityrunners é stata portata a termine a testa alta e con grande soddisfazione per tutti. Ora si può (e si deve) solo migliorare. Gli eroi di adidas, con ormai solo energy boost nelle vene, sono già pronti per nuove epiche sfide.

to be continued….

 

 

 

 

 

 

 

#cityrunners part 5: last call on running track

I #cityrunners in pista con Giorgio Rondelli e Danilo Goffi. Io e Mirko, 2 di 4 dello squadrone per staffettaMI
I #cityrunners in pista con Giorgio Rondelli e Danilo Goffi. Io e Mirko, 2 di 4 dello squadrone per staffettaMI

Per l’ultima running session dei #cityrunners, Adidas ha scelto il mitico campo XXV aprile (punto di ritrovo per numerosi appassionati di jogging e di aspiranti maratoneti milanesi e non) per un allenamento in pista sotto la supervisione di coach Giorgio Rondelli.

La sottoscritta, purtroppo, non ha potuto allenarsi con il gruppo: quando il corpo manda segnali di stop bisogna anche essere capaci di fermarsi (ho detto fermata eh, non sosta!!!). Ma non ho voluto comunque abbandonare i mie compagni di avventura e all’appuntamento presso il vicino Palabadminton (centro polifunzionale dedicato a questo singolare sport nato in India addirittura nel 3.000 a.C.!) non ho potuto rinunciare. Anzi, ho colto l’occasione per socializzare di più con gli altri #cityrunners con cui ormai formiamo una grande famiglia.

Il battesimo della pista per i #cityrunners è stato un successone. Dal bordo del campo di atletica ho potuto scorgere (con non poca invidia) il loro entusiasmo: sgambettare sullo stesso terreno dei grandi campioni li ha elettrizzati e sono andati forte, fortissimo alcuni sono addirittura riusciti a stare al passo di Danilo Goffi, maratoneta guest star invitato da Adidas per svelarci i suoi segreti sportivi. Altri invece si sono cimentati nelle ripetute da 1.000mt (con 200mt di recupero) e altri ancora, in previsione della Stramilano che avrebbero corso il giorno seguente, hanno corricchiato più tranquillamente fuori dal campo lungo gli sterrati di Monte Stella (la Montagnetta di San Siro, per capirci!).

L’appuntamento è stato anche l’occasione per formare e ufficializzare le staffette di #cityrunners che correranno la Milano City Marathon il 6 aprile. Il mio “squadrone” è così composto: Valeria 13,5km, Mirko 10 km, Cristiano 10km e io 8,7km. Per ora le squadre iscritte alla Relay Marathon sono circa 2.238 più 4.148 maratoneti. Una certezza c’è: ci sarà da divertirsi!!!

I #cityrunners vi danno appuntamento il 5 aprile al Marathon Village allestito presso la piazza di Palazzo Lombardia, in via Melchiorre Gioia.

#cityrunners part 4: prima sfida al Trofeo Sempione

Il rito del pettorale
Il rito del pettorale e del chip

É iniziato il countdown. Ormai manca meno di un mese al grande giorno. La Milano City Marathon si avvicina e noi #cityrunners siamo stati chiamati alla prima sgambettata ufficiale per testare la nostra performance sui 10k. Il banco di prova, o meglio la pista di riscaldamento, è stato il Parco Sempione che domenica 9 marzo ha visto correre sul suo famoso sterrato circa un migliaio di podisti, tra cui appunto noi “cuccioli” di Adidas.

Per i più curiosi, la competizione che oggi si chiama Trofeo Sempione é nata nel 1977 con il nome di Passo del Ciovasso (appunto una passeggiata che partiva da via Ciovasso e finiva in via Ciovassino, entrambe strade del quartiere di Brera). Nel 1989 diventò poi quel Trofeo Sempione che oggi é arrivato alla sua 26esima edizione lasciando le vie trafficate della città per trasferirsi in uno dei più suggestivi polmoni verdi nel cuore di Milano.

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Ed eccoci qui…appuntamento alla Sala (d’onore) Appiani dell’Arena Civica, il piú antico centro sportivo al mondo ancora in funzione voluto (per noi milanesi) e inaugurato da Napoleone nel 1807, dove ci sono stati assegnati i pettorali e i chip per la rilevazione del tempo nonostante noi gareggiassimo (grazie a Dio!) per la non competitiva. Poi é stato il momento del mental coach Patrizio Pintus che ci ha caricato a dovere in stile Marines americani con tanto di urlo finale di gruppo e poi via di riscaldamento con i coach Stefano e Irene per prendere confidenza con il luogo e attivare la modalità: COMPETITION ON.

Da lì a poco, lo sparo dello start ci ha avvisati che era tempo di muovere le gambette: i top runner davanti e i #cityrunners giusto “qualche” passo più indietro. Nonostante alcune buche e un paio di panchine e tombini da schivare, il percorso é stato piacevole, soprattutto il passaggio davanti al Castello Sforzesco e all’Arco della Pace. Inutile dire che il momento più bello é stata l’entrata finale (e trionfale) all’Arena: 200 mt di pura adrenalina in cui i primi 9.800mt ormai non te li ricordavi già più. Chi prima (intorno ai 41′) chi dopo (intorno all’ora e poco più) tutti noi #cityrunners abbiamo tagliato il traguardo centrando l’obiettivo: conquistare i mitici 10k.

Da adesso in poi la Milano City Marathon ci farà un po’ meno paura…piccoli passi (da giganti) per iniziare a crederci!

Who run the world? #cityrunners!

L'arrivo
L’arrivo

 

#cityrunners part 3: “siamo quello che mangiamo”

Proud to be #cityrunners
Proud to be #cityrunners

“Nutrirsi fa parte dell’allenamento”, con questo diktat é iniziato il terzo appuntamento di adidas #cityrunners, sabato scorso, ancora una volta presso l’Aspria Harbour Club, per l’occasione baciato da uno splendido sole. A svelare i segreti per una sana alimentazione, fondamentale per la performance di qualunque sportivo, c’era la nutrizionista Elena Casiraghi, che staresti ore ed ore ad ascoltare quando parla di nutrienti e di ciò che è bene e ciò che non lo è a tavola. Guest star dell’incontro Arianna Errigo, schermitrice medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012.

Ho preso appunti, tanti, perchè tanto c’era di interessante e di curioso nelle parole di Elena, a partire dalla sua prima frase: “Il miglior maratoneta di sempre non è Stefano Baldini, ma, udite, udite, l’homo sapiens perchè faceva tanta attività fisica e seguiva una dieta povera di carboidrati”. E poi Elena, che oltre ad essere stata un’azzurra del canottaggio e oggi una triatleta, è responsabile dell’Enervit Nutrition Center for Sport and Wellness di Milano, ha parlato di false “leggende” che arrivano alle nostre orecchie dalla pubblicità: “c’è chi dice che l’acqua povera di sodio fa dimagrire, falso! Il sodio è un minerale importantissimo per la nostra salute e non va eliminato dalla nostra dieta così come è falsa la diceria che i cornflakes hanno poche calorie. Equivalgono più o meno addirittura alla stessa quantità di una tazza di zucchero bianco!”. Sembra che anche un eccessivo consumo di frutta non faccia bene, la dose indicata è quella che prevede al massimo 5 porzioni al giorno. E via un’altra certezza che se ne va!

Fermo restando che “dimagrire significa perdere massa grassa e non peso e liquidi”, Elena ha rivelato le 5 regole per migliorare il proprio stile di vita:

1- Fare sempre colazione, ed entro un’ora dal risveglio, perchè il nostro cervello anche di notte lavora, più lentamente sì, ma comunque lavora! Inserire nel breakfast anche qualche proteina (e non troppi carboidrati), sarebbe meglio.

2- Mangiare poco, ma spesso, l’ideale prevede tre pasti principali +2/3 spuntini

3- Bilanciare carboidrati, proteine e lipidi che servono tutti insieme, nessuno escluso.

4- Idratarsi, idratarsi e idratarsi, poco e spesso

5- Recuperare dopo l’allenamento con il “recovery meal”, il cosidetto spuntino del recupero, che può essere ad esempio un pezzetto di grana con del cioccolato fondente (evvai! :-))

L’incontro si è poi concluso con un focus su alcool e caffè. Il primo favorisce la disidratazione, rallenta i tempi di recupero e aumenta l’infiammazione, quindi è da consumare con parsimonia e magari non proprio prima di una gara o di un allenamento. Il caffè, invece, ha degli aspetti sia positivi che negativi: velocizza l’assorbimento dei carboidrati, favorisce la digestione, migliora il flusso del sangue nel cervello, ha capacità antiossidanti e aumenta il consumo di glicogeno, ma contemporaneamente incrementa la mobilità intestinale e la possibilità di disidratazione. Fino al 2005 era addirittura considerato una sostanza dopante mentre oggi è una sostanza monitorata. Si consiglia quindi di non bere più di 2-3 tazzine nelle tre ore precedenti la gara.

Mattinata intensa, quindi, ma solo dal punto di vista teorico, perchè a farci muovere le gambe è stata poi un’intensa running session al parco di Trenno. Affidati ai “perfidi” assistenti di coach Giorgio Rondelli (impegnato ad Ancona per i Campionati Italiani Assoluti indoor di atletica) il programma di allenamento ha previsto per noi #cityrunners una bella sessione di ripetute: 2k di riscaldamento + 10 x 500 sotto i 2’20”…e l’acido lattico mi ha fatto compagnia per tutto il week-end! Nota positiva della giornata: ho un motivo in più per abbuffarmi di cioccolato, tanto l’ha detto Elena! Dopo la fatica, una bella tazza di latte e Nesquik, che ripara i muscoli stanchi, e torna subito il sorriso!

Time
A matter of time
A matter of shoes
A matter of shoes

 

What’s new: discovering Nike Flyknit Lunar2

Shooting in store
Shooting in store

La settimana scorsa ho avuto l’onore di far parte del Team di Runner’s World che ha testato in anteprima le nuove Nike Flyknit Lunar2. Appuntamento alle 18.30 presso il Nike Store di piazza Gae Aulenti per provare (naturalmente di corsa), su un percorso di 6 km attraverso il cuore della città, quelle che nella versione precedente sono state elette “scarpe dell’anno” dalle redazioni di Runner’s World di tutto il mondo.

Le migliorie di questo secondo modello riguardano in particolare la tomaia, costruita con la rivoluzionaria tecnologia Flyknit, che è stata ridisegnata per una maggiore traspirabilità; una linguetta integrata per un comfort maggiore e una suola caratterizzata da tasselli concentrici a diversa densità che adattano il grip alla pressione esercitata sull’avampiede per un maggiore ammortizzamento. In sintesi l’obiettivo di Nike è stato quello di creare una scarpa da running “straordinariamente leggera e incredibilmente resistente”. La nuova Nike Flyknit Lunar2 è in vendita da pochi giorni al prezzo di 160 euro.

Ecco le mie personalissime sensazioni di corsa con le Flyknit Lunar2: È il caso di dire che alle volte gli occhi tradiscono. Devo essere sincera, ad un primo incontro visivo le Flyknit Lunar2 mi sono sembrate ‘troppo leggere’ e ‘poco ammortizzate’ per correre, ma sono bastati i 6 km percorsi lungo le vie meneghine, per ricredermi. Quella della Flyknit Lunar 2 la definirei proprio una miglioria riuscita. Le scarpe risultano sì leggere nella parte della tomaia (e traspiranti – ho percepito addirittura l’aria sulle dita dei piedi!!!), ma allo stesso tempo la sensazione è quella di indossare una scarpa discretamente strutturata sul tallone e con un sistema ammortizzante più efficace di quanto potessi immaginare, nonostante la sottile intersuola. Non ho avvertito minimamente la sensazione di “piede per terra” come invece mi è capitato con le Free Run. La calzata, però, l’ho trovata un po’ stretta rispetto al mio numero abituale. L’ho avvertita come una scarpa reattiva, secondo me ideale per allunghi e distanze non superiori ai 10 km. Dal punto di vista estetico, ineccepibili come sempre, accostamenti cromatici azzeccati, in perfetto stile Nike. La mia unica perplessità riguarda i pronatori (anche se non è il mio caso): sono adatte per questo tipo di piedi? Voto: 7,5″.

Photo credits: Runner's World
Il running team di Runner’s World davanti al Nike Store.
Il Runner's World Team prima della partenza
Il running team prima della partenza
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Nike Flyknit Lunar2 ready to go
Alla conquista del Duomo
Alla conquista del Duomo
 Photo credits: Runner’s World

 

Kilian, quella linea sottile dove la strada finisce e resta solo il cielo

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Devo ammetterlo, ignoravo il significato preciso della parola “skyrunning” (anche se avevo acutamente intuito che aveva qualcosa a che fare con il cielo, e quindi con qualcosa di troppo grande per me), fino a quando ho conosciuto, per caso e purtroppo solo virtualmente, lui Kilian Jornet Burgada, catalano, classe 1987, per il quale la parola “impossibile” non esiste.

Tanto da essere nominato “adventurer of the year 2014” dalla rivista National Geographic. E subito, neanche a dirlo, mi sono appassionata alla sua storia. A partire dal suo sogno di bambino: “Da grande – diceva alla sua maestra – voglio fare il contatore di laghi”. Una professione un pò strana, è vero, ma in un certo qual modo quel sogno l’ha realizzato. Anzi, ha fatto molto di più. A 6 anni ha scalato i suoi primi “4mila” e a 10 anni ha attraversato i Pirenei in 42 giorni diventando con gli anni il protagonista indiscusso degli sport di montagna, dall’ultratrail, allo skyrunning allo scialpinismo polverizzando qualsiasi record in alta quota con quell’umiltà che lo contraddistingue. 

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Giusto per dare qualche numero, nel 2011 é suo il record dell’Ultra Trail del Monte Bianco: 196 km e 9.700 metri di dislivello in 20h 36’ 43’’ ed è sua la conquista della vetta del Cervino (4.476 m) e discesa, la scorsa estate, in 2h 52’ 02’’. Ma il suo palmares é talmente lungo quasi da annoiare, quindi, per motivi di spazio ve lo risparmio!
Una follia per qualsiasi essere umano eppure a sentir parlare lui, ragazzo semplice, dice: “eh ma alla fine, se ti alleni, non è così difficile”. E a proposito di follia, suo pane quotidiano, Kilian attualmente è impegnato nel progetto “Summit Of My Life”: salire e scendere, entro il 2015, le cime più celebri del pianeta, dall’Elbrus, all’Aconcagua fino alla vetta più alta, l’Everest (8.848 m). Del progetto é già possibile vedere il film documentario “A fine line” che io ho trovato stupendo e da mozzare il fiato. Se non vi basta e volete sapere proprio tutto su di lui vi consiglio la sua biografia “Correre o morire“, edita da i Licheni, in attesa della versione italiana del suo secondo libro “La frontera invisible“. Qualche mese fa, Kilian é stato ospite da Fazio a “Che tempo che fa”, se recuperate il video su youtube potrete conoscere anche il suo lato, diciamo così, “umano”, se di umano qualcosa ancora c’è in questo extraterrestre dalla faccia di bambino.

PS Kilian, se sei in ascolto, avrei una domanda da farti: “C’è qualcosa che ti fa paura?”

image“In fondo la montagna é come una persona: per amarla bisogna prima conoscerla, e quando la conosci puoi sapere se é arrabbiata o se é contenta, come trattarla, come giocare con lei, come prendertene cura quando le fanno del male, quando é meglio non disturbarla…Ma la differenza rispetto a qualsiasi persona é che la montagna, la natura, la Terra, sono immensamente più grandi di te. Non devi mai dimenticare che tu sei solo un piccolo punto nello spazio, nell’infinito, e che é lei a poter decidere in qualsiasi momento se vuole cancellare o meno quel punto”. 

(Dal libro “Correre o morire”)

 

#cityrunners training part 2: inizia la salita!

L'incontro con il mental coach e Davide Cassani
L’incontro con il mental coach e Davide Cassani

Cari #cityrunners, eravamo in astinenza da endorfine? Bene, dopo due settimane dal kickoff ufficiale, adidas ci ha convocati tutti e 42 per il secondo step del progetto che ci porterà dritti dritti alla Milano City Marathon. L’incontro numero 2 di questa avventura si è tenuto sabato scorso, 8 febbraio, nello splendido scenario dell’Aspria Harbour Club, luogo di perdizione per qualsiasi sport lover meneghino. Ad anticipare la prima running session è stato uno speech del mental coach Patrizio Pintus accompagnato da un ospite d’eccezione, il grande Davide Cassani, ex ciclista e commentatore televisivo oggi CT della nazionale di ciclismo su strada con la passione per la corsa scoperta di recente. Succo del discorso: “Avere sempre degli obiettivi”, “la gara, in fondo, é solo con se stessi”, “é tutta questione di tenacia”, “non cedere mai alle difficoltà”, ” É importante fare squadra”….

Stretching time!

Tanti concetti, affrontati apposta per farci caricare come molle per la seconda parte dell’incontro, quella strettamente pratica, quella più faticosa: il tanto temuto allenamento al Parco di Trenno a cura di coach Giorgio Rondelli e dei suoi assistenti. Graziati dalla pioggia, e dopo una breve fase di riscaldamento a suon di skip, allunghi e saltelli vari, siamo partiti con un paio di km blandi per poi essere divisi nei tre gruppi: runners, sportivi e neofiti. E lì é iniziata la faticaccia: abbiamo percorso 4 volte il percorso da 2 km con il coach che registrava i tempi e faceva facce perplesse, della serie: “datevi agli scacchi che é meglio!”. 

Unico pensiero consolatore (oltre naturalmente a quello della doccia calda post training) lui, il signor buffet, che ha cancellato in un battibaleno qualsiasi segno di stanchezza, almeno fino al giorno dopo quando le gambe hanno definitivamente dato forfait! Riflettendo su questa seconda tappa devo dire che si sta formando proprio un bel gruppo, un mix & match formidabile da cui, c’è da giurarlo, prenderanno vita spassosissime staffette.

Cari #cityrunners, avanti così, siamo una squadra fortissimi!

…alla prossima!

Il riscaldamento
Il riscaldamento

Il parco di Trenno
Il parco di Trenno

 

Topshop, una capsule X adidas Originals

Mentre Topshop è pronta a inaugurare a New York un megastore di quasi 4mila mq tra la Fifth Avenue e la 49th Street, arriva la notizia che il retailer britannico collaborerà con adidas  Originals per una capsule collection che unirà sportswear e fashion streetstyle.

Per la prossima P/E i designer del team di Topshop hanno reinterpretato i capi e le sneaker più iconici di adidas Originals creando una linea caratterizzata da stampe inedite e colorate fantasie. La collezione, che si compone di una ventina di pezzi tra cui felpe, pantaloncini, canotte, t-shirt e, naturalmente, scarpe, sarà disponibile worldwide dal 20 marzo 2014 e avrà un range di prezzo tra i 35 e i 135 dollari. Non ci resta che (impazientemente) attendere!

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Stan’s back!

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Sono parte della storia, anzi, hanno fatto la storia delle sneakers facendo impazzire intere generazioni (la mia compresa!). Alzi la mano chi, quando era adolescente, non ha avuto (o anche soltanto sognato) un paio di Stan Smith. Nel mio caso le ho sempre bramate, ma mai avute (in quel periodo calzavo le adidas Gazelle!)

Ebbene, le mitiche scarpe da tennis bianche, in pelle, con il trifoglio sul tallone e piccoli buchini che formavano le tre strisce del marchio, sono tornate, pronte a riprendere posto nell’Olimpo degli oggetti culto. A trasformale in leggenda, negli anni 60, è stato appunto il signor Stan Smith, campione del tennis mondiale, che le indossò durante i suoi match. Uscite poi dai campi da tennis le Stan Smith sono entrate nei guardaroba sia maschili che femminili e non ci sono più uscite fino a 3 anni fa quando sparirono dal mercato.

Da qualche settimana però sono nuovamente in vendita, in alcuni selezionati negozi e online sul sito di adidas (nella versione bianco/verde, bianco/rosso, bianco/blu (a €95 euro) e nero (a €120 euro). E finalmente anche io ce le ho!

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#cityrunners ai blocchi di partenza: 60 giorni con adidas verso la maratona

Moldiv_1390928242134Sembra proprio che io abbia le antenne alzate ogni volta che c’è nell’aria qualcosa legato alla corsa. Riesco sempre a captare quando c’è qualcosa di elettrizzante che il running mi possa portare. Ecco, potevo, quindi, perdermi l’avventura di essere tra i #cityrunners di adidas?

Vi spiego meglio, adidas, che quest’anno è partner tecnico della SuisseGas Milano Marathon del 6 aprile, ha organizzato tre mesi di allenamento dedicati a 42 (come il numero dei km di una maratona) tra giornalisti, bloggers e influencers, che racconteranno la loro impresa sul web e sui social network. Obiettivo: correre una frazione della staffetta della gara meneghina. In particolare, verranno condivise foto, emozioni, pensieri (e naturalmente anchegli sforzi e il sudore) attraverso l’hashtag #cityrunners e il sito ufficiale adidascityrunners.com il cui wall è già stato bersagliato di post.

L’invito di adidas è quindi stato accolto da me medesima con il solito entusiasmo da running addict che non mi fa dormire la notte tanta è l’adrenalina che ho in corpo. Il kickoff ufficiale del progetto si è tenuto sabato scorso, 25 gennaio, presso la brand house di adidas a Monza dove il team ci ha subito messo a dura prova. A curare il programma di allenamento ci sono i trainer professionisti Elisa Cova, Stefano Pozzi e Irene Petrolini capitanati dal grande Giorgio Rondelli (che udite, udite, è stato preparatore atletico di tanti olimpionici). Completano il team la nutrizionista Elena Casiraghi e il mental coach Patrizio Pintus.

Ma, torniamo alla cronaca. Ad accoglierci nella splendida casa di adidas (una vera e propria dream factory con tanto di palestra annessa) un armadietto personalizzato che custodiva per ciascuno di noi il kit del perfetto runner. Tra t-shirt, calzoncini e persino calzini griffati con le tre strisce, ecco scintillare loro, le Supernova Glide, le scarpe ufficiali dell’evento nella nuova versione 6 dotate della tecnologia Boost. Le mie, neanche a dirlo, sono di colore lilla, o meglio “radiant orchid”, eletto proprio colore dell’anno 2014, così anche il lato fashion si può dire appagato. Parlando, invece di stato di fitness la faccenda si fa più complicata. La prima sessione di allenamento si è così svolta: misurazione di peso, massa grassa e BMI (indice di massa corporea), riscaldamento in palestra con Giorgio Rondelli (che mi ha ricordato le lezioni di educazione fisica delle scuole medie) e test di corsa sul tapis roulant. Sette minuti a 12 km/h per poi ricevere una lettera: B. Sono nel gruppo B, quello a metà tra i top runner e quelli che in gergo si chiamano tapascioni. Nonostante abbia già corso due maratone (intere eh!), lo staff mi ha appioppato un bel B perchè “devo lavorare sulla velocità”, dicono. Quindi, in attesa del prossimo appuntamento, previsto per l’8 febbraio all’Aspria Harbour Club di Milano con il mental coach e una nuova running session, c’è da lavorare duro. Non vedo l’ora di ricevere il mio programma di allenamento, sono curiosa, non sto più nelle scarpe!

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