Dovevo fare la ballerina. E invece la mia unica musica è diventata il mio respiro e le mie scarpette di raso rosa si sono trasformate in ultratecniche sneakers da corsa. Se prima camminavo leggera sulle punte, ho imparato presto a tenere i piedi ben appoggiatia terra, e qualche volta anche a cadere. Ma sempre a rialzarmi. Crescere con la corsa mi ha insegnato ad avere un obiettivo, a cercarlo quando non lo si ha e a tenerlo stretto tra i denti anche quando lo si perde di vista. Gli ostacoli poi, quelli si devono saltare ad occhi chiusi e, soprattutto, senza paura.

La fatica si affronta e si impara a gestire, ma è il sacrificio quello che ti pesa di più quando sei piccola. Ricordo che a scuola, durante le ore di educazione fisica, mentre tutti i miei compagni si divertivano a giocare a palla, a me toccavano ogni volta settanta giri di palestra e un’interminabile sessione di addominali. E mi chiedevo: “perchè?”. Qual è il motivo che ti spinge durante una corsa campestre ad arrivare fino alla fine anche a piedi nudi perché le tue scarpe sono state inghiottite dal fango? Perché non ti arrendi nemmeno dopo l’ennesima sconfitta? Perché anche un’ingiusta squalifica, che vale un campionato italiano, ha il sapore di una vittoria? I “perché” si moltiplicano, ma le risposte arrivano solo con il tempo, bisogna solo saper aspettare. Quando sei piccola sostituire lo sport con il gioco è un sacrificio davvero enorme, ma se è la determinazione a prendere il sopravvento, allora anche lo sport diventa un gioco meraviglioso. La pista di atletica si trasforma in un parco giochi, i compagni di squadra diventano i tuoi migliori amici e ogni gara è una festa. E se il gioco finisce, o si interrompe, si fa tesoro di una ricchezza incommensurabile: correre è quello che ci rimane dentro della nostra natura più selvaggia.

Mi hanno detto che il corpo “ha memoria” e così dopo tanti anni in cui la corsa era rimasto solo una piacevole e piccola parentesi domenicale, il mio istinto più selvaggio è tornato a farsi sentire, più forte e consapevole che mai. Così correre è diventata sempre più un’esigenza quotidiana: una via di fuga dalla realtà e insieme un modo di purificarmi. E’ quella sete di libertà che si placa soltanto attraverso la corsa, scandita da ogni silenzioso passo. Con la mente in stand-by, sopravvive solo l’anima, si segue la corrente, si asseconda il ritmo, e si guarda oltre, non alla meta, ma al viaggio. Solo così oggi mi sento viva. Ho iniziato a correre per me stessa, ma anche per gli altri, per misurarmi, ma anche per divertirmi, per stare da sola, ma anche per non rimanere da sola. Voglio solo correre. Correre e basta.

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