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Avevo dimenticato quanto è bello correre in città. Negli ultimi mesi sono stata spesso in luoghi di montagna dedicando le mie corse a terreni sterrati, climi gelidi e panorami mozzafiato. Così mi sono quasi abituata all’aria leggera, al silenzio delle valli, allo sguardo che cerca l’orizzonte. La città, da qui, sembra lontanissima.

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Vi sembrerà strano, ma allenarmi a Milano un po’ mi è mancato. Fatta eccezione per lo smog, allenarsi nel caos può avere il suo perchè e può risultare, a volte, persino terapeutico. Mentre la metropoli attorno a te si affanna seguendo ritmi serratissimi, tu sei lì avvolto nel tuo mondo a dettare il tuo personalissimo ritmo. Mentre corri la città racconta storie e la tua mente vola con loro. Immagini di incontrare i pensieri della gente che ti passa accanto, ti chiedi dove vanno così di fretta, fantastichi sulle loro vite. E i chilometri scorrono veloci, rapidissimi, attaccati a quelle favole che crei con il pensiero. Ma non ti distrai.

La città potrebbe anche implodere ora, ma quell’energia darebbe solo altra forza alle tue gambe, niente ti distoglierà dal tuo percorso fatto di strisce pedonali, marciapiedi e zig zag tra la folla assorta. E la mente così si allena a concentrarsi. Una via, poi l’altra. Imbocchi una strada, poi l’altra. Dal chiasso prepotente tutto d’un tratto ti trovi nel gelido silenzio della periferia e ti guardi attorno un po’ intimidita.

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Avevo dimenticato quanto è bello correre nelle strade di quartiere, in quelle zone suburbane così lontane dalle vetrine scintillanti, dai parchi rigogliosi del centro. In quelle vie marginali i blocchi di cemento si susseguono, ti accompagnano per chilometri raccontando per immagini la vita di una periferia multietnica. La strada scorre e i sottopassaggi diventano gallerie d’arte. I personaggi dei graffiti stanno lì a guardarti, invidiano la tua corsa, muoiono dalla voglia di staccarsi di dosso quella loro eterna staticità che li blocca al muro. C’è più vita di quanto credi in quei luoghi desolati. C’è rumore anche qui, forse non lo senti. Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Perchè, anche il silenzio è una cosa che si ascolta.

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Ogni tanto concedetevi una corsa in questi posti, spingetevi oltre i vostri percorsi abituali, andate ai limiti, cabiate punto di vista, osservate, respirate, ascoltate. Andate a caccia dei margini della città che si racconta attraverso la vostra mente.

Di corsa, of course!

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