IMG-20151016-WA0005-ok

Correre una “numero zero” è sempre qualcosa che mi emoziona. Non so mai di preciso cosa mi aspetta e quell’“effetto sorpresa”, di solito, rende le mie gambe ancora più scalpitanti. Se poi alla trepidazione per una nuova esperienze di running ci aggiungi la formula “a staffetta” e un pizzico di atmosfera giapponese che anima il luogo dove di solito ti alleni, l’Arena di Milano, il divertimento non può che essere assicurato.

E così lo scorso sabato 26 settembre posso dire di aver corso “alla giapponese”. Ho corso quello che il popolo del Sol Levante chiama “ekiden” (eki= stazione e den=trasmettere) e da qui il nome di Ekirun, una gara a staffetta unica nel suo genere e dalle regole ben precise, proprio come vuole il rigore orientale, che ha debuttato in Italia.

Si tratta di una corsa, lunga come una maratona (42,195 km), che prevede la partecipazione di squadre composte da 6 corridori, maschili, femminili o miste. Ma la particolarità è che ad ogni cambio, i frazionisti sono tenuti a passare al compagno successivo una fascia da indossare a tracolla, il tasuki, tipico testimone della competizione diventato ormai il simbolo dell’evento.

A battezzare la prima edizione made in Italy della Edenred Ekirun c’era un sole caldo e un’aria frizzantina tutt’altro che autunnale e già dalle prime ore della mattina l’Arena si era gremita di un esercito di spettatori ed entusiasti runners, tra cui la mia squadra tutta al femminile. Un team messo insieme all’ultimo minuto e composto da sole 4 ragazze. Infatti tra le rigide regole della competizione era previsto di poter correre più di una frazione a patto che non fossero consecutive. E così, a presentarsi ai nastri di partenza accanto al nostro team “Cosmic Girls”, oltre 200 squadre, di cui 37 iscritte alla gara competitiva (tra cui 350 donne), e Annalisa, la nostra prima frazionista. Era pronta a partire per i suoi 7,195 km intorno all’Arena e al Parco Sempione con il testimone a tracolla, con su scritto “Run as One”, che la rendeva ancora più emozionata.

FB_IMG_1443375363805_Salomon_Smoke-ok

A dare il via alla gara sono stati i suonatori di tamburi tradizionali Taiko dell’Associazione Italiana Shumei, che hanno caricato di adrenalina chi iniziava a correre e chi aspettava il suo turno per farlo. Greta, la seconda frazionista della nostra squadra, già pronta nella zona cambio allestita all’interno della pista di atletica scrutava impaziente all’orizzonte fino a quando Annalisa, a circa un centinaio di metri da lei si è tolta la fascia e con le braccia tese, come voleva il regolamento, gliel’ha affidata sfrecciando per il suo giro da 5 km. Ed è qui che sono entrata in gioco. Appena partita la mia compagna di squadra sono arrivata nella zona di cambio e durante quei 25 minuti in qui sono stata lì ad aspettare Greta mi sono davvero divertita nell’osservare i passaggi di testimone dei diversi team (molti dei quali organizzati tra colleghi di lavoro), dai nomi più disparati (da “Maidirebanzai” a “Ciaparatt” e “Le Paperelle”) stampati sulle magliette create ad hoc.

p1503275101-5_Josh_Smoke-ok

La mia frazione era una di quelle “lunghe”, da 10 km e una volta indossata la mia fascia ho cominciato a correre a ritmo sostenuto perchè il fatto di avere un testimone da passare a una compagna mi faceva sentire carica di responsabilità. Ho percorso così due volte l’anello intorno allo storico tempio dello sport milanese, passando per il Castello Sforzesco, la Triennale e il Parco Sempione, tra spettatori incitanti e automobilisti adirati per il traffico bloccato. Il testimone passa così a Federica, la terza frazionista che percorre i suoi 5 km, e poi tocca ancora a Greta, che di chilomentri ne percorre 10, e poi il tasuki passa definitivamente ancora a me che lo porto al traguardo dopo altri 5 km. La nostra squadra, con grande soddisfazione, si classifica prima femminile nella categoria non competitiva. Ma in realtà ciò che ha vinto è stato lo spirito di squadra, l’unione delle forze e il supporto reciproco. Insomma, un esperimento ben riuscito questa Edenred Ekirun, una corsa che si è rivelata più una festa che una competizione i cui premi, nel rispetto della tradizione giapponese, non potevano che essere delle creazioni artistiche a forma di origami. E poi, per festeggiare (e per rimanere in tema) tutti a mangiare sushi, un ottimo recovery meal per rimettersi in forze!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *