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Avevo intuito che sarebbe stata una gara fuori dal normale, e così è stata. La Wings for Life è una corsa pazzesca, prima di tutto perchè è una, anzi “la”, World Run. Ciò significa che lo sparo d’inizio avviene contemporaneamente in 35 Paesi del mondo. Ciò significa che in una parte del mondo si corre di giorno e nell’altra di notte, da una parte si corre d’inverno e dall’altra d’estate. L’unica cosa comune è che si corre. Quanto? Non si sa. Non si sa perchè non c’è traguardo. Tu inizi a correre e quando la Catcher Car ti raggiunge, la tua gara è finita. C’è chi percorre 5 km e c’è chi ne corre addirittura 80. Sai da dove parti, ma no sai di preciso dove arriverai. E questo la rende una gara unica. Unica soprattutto perchè si corre per tutti quelli che non possono farlo. Il 100% del ricavato della Wings for Life, infatti, va in beneficienza a sostegno della ricerca contro le lesioni del midollo spinale.

Arrivo a Verona, la città italiana scelta per l’evento, a metà mattina, giusto il tempo di ritirare il pettorale e sono già sulla linea di partenza, proprio davanti all’Arena, emozionatissima come sempre. Tanto emozionata quanto tecnologica. Al polso indosso, oltre al mio inseparabile Garmin Forerunner 220, il nuovissimo Garmin Vivovit 2 con l’obiettivo di accumulare passi per sostenere il progetto “Ogni tuo passo conta” che permette di aiutare la fondazione Bimbingamba di Alex Zanardi. La sfida dell’iniziativa è quella di arrivare a registrare un miliardo di passi. E io spero, con questa gara, di farne il più possibile.

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Ecco lo sparo, si parte! A Verona sono le ore 13. Il percorso inizialmente attraversa la città, si passa da Piazza delle Erbe e dai luoghi storici dell’amore tra Giulietta e Romeo, poi lo scenario urbano lascia spazio alla natura lungo il fiume Adige e ci si addentra nel cuore del Veneto. Al mio fianco corre il runner esperto, il signore anziano, ma anche tanti giovani, molti dei quali in carrozzella che al loro passaggio ti mettono i brividi quanto a determinazione. Per me, invece, questo è più un gioco che una gara, una specie di “acchiapparello” dei giorni nostri. Ogni tanto mi volto indietro per vedere se arriva la tanto temuta Catcher Car, ma c’è silenzio, nessun rumore di motore all’orizzonte, a parlare è solo la natura che ci circonda. I chilometri scorrono veloci fino a quando arriva un gruppo di bici ad avvisarci che la Car si sta avvicinando: è ora di mettere il turbo! Cerco di correre più veloce che posso, ma sento che si avvicina sempre di più. Corro, scappo, scappo, corro. Ecco, mi ha acchiappata. La mia gara finisce al 16esimo chilometro (con circa 22mila passi compiuti). La Catcher Car va avanti ad acciuffare altri runner e lo farà ancora per molte ore dopo.

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Una navetta ci riporta in città dove all’alba delle ore 16.30 finalmente si pranza. Il tempo di rifocillarsi con un bel piatto di tortellini panna, speck e rucola, e via tutti in piazza Bra seduti davanti al megaschermo che trasmette in diretta le immagini delle gare di tutto mondo.

Arriva la prima donna italiana, Chiara Moras, che chiude con 39,2 km. Poi si fa tutti il tifo per l’ultimo uomo che corre a Verona, Giorgio Calcaterra, campione del mondo della 100 km. Giorgio vince per il secondo anno consecutivo la tappa italiana della Wings for Life World Run e conquista il 4° posto nella classifica mondiale con 78,53 km percorsi. Il vincitore assoluto, un etiope che ha corso in Austria, sfiora gli 80km!

È inevitabile sentirsi piccoli piccoli di fronte a cotanti risultati!!!!

E così anche la seconda edizione della Wings for Life vola via con numeri record: 100mila runners nel mondo coinvolti, di cui 3mila solo a Verona, per un bottino di circa 4.200.000 euro.

Confermo da subito la mia partecipazione all’anno prossimo. Obiettivo: almeno i 21 km!

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