#cityrunners? Yes I am!
#cityrunners? Yes I am!

Quando respiri aria di running per un intero week end (purtroppo volato via come un soffio) vedi tutto più bello intorno a te. Sei felice e rilassata come se fossi stata in vacanza alle Maldive e persino il lunedì sembra meno amaro. Quello appena trascorso non è stato però un fine settimana di corsa qualsiasi, ma quello della Milano City Marathon, quello che i #cityrunners di adidas hanno aspettato, desiderato e temuto per più di due mesi di duro allenamento e così la “prova del nove”, il “banco di prova”, il “giorno del giudizio”, insomma, “il momento della verità” è arrivato.

A dare la carica alla community di #cityrunners, in versione “emozionatissimi”, convocati da adidas al marathon village, per il ritiro delle maglie e pettorali, c’erano proprio tutti: oltre allo staff adidas running al completo non sono mancati il mental coach Fabrizio Pintus per l’ultima session motivazionale, il campione Davide Cassani per qualche consiglio pratico da chi, con alle spalle svariati mondiali, l’ansia pre-gara ha imparato a gestirla, il coach Giorgio Rondelli per le dritte sulla strategia di gara da adottare (in sintesi: “non partite a bomba!), la nutrizionista Elena Casiraghi per ricordarci quanto siano importanti i pasti pre e post gara e, dulcis in fundo, Aldo Rock, eccentrico triatleta-maratoneta-deejay, che si è aldo cimentato in un vero e proprio show (“la vita non premia il più veloce, ma il più tenace”, é diventato il mio diktat) facendo impennare l’adrenalina di tutti noi.

L’atmosfera frizzante si é  poi dissipata anche fuori dallo stand di adidas coinvolgendo un via vai di gente eterogenea accomunata dalla sola passione per la corsa. Uomini e donne, giovani e meno giovani, esperti e neofiti, che con le scarpe da running ai piedi risultavano però tutti uguali. Che si trattasse di maratoneti o staffettisti poco importava c’era la stessa “fame di asfalto” nei piedi di ciascuno di loro, così forte da diventare addirittura contagiosa.

Così dilagante che ti rendi conto si tratti di una vera e propria epidemia quando il giorno della gara, per la città di Milano (a piedi, sul tram, in metro, in bici), si aggirano solo runners che scendono in strada per correre, in cerca del proprio start: i maratoneti verso Rho, gli staffettisti verso le proprie zone di cambio.

#cityrunners - the day before
#cityrunners friends

La mia frazione, la quarta e cioè l’ultima, partiva da via Mario Pagano dove sarei potuta arrivare comodamente intorno alle 12.30 e invece alle 10.30 ero già lì scalpitante. “Non posso perdermi il passaggio dei top runners”, così mi raccontavo, e invece non volevo ammettere di avere una considerevole ansia da prestazione (sì sì proprio quella di cui parlavano Pintus e Cassani). Cercavo di scorgere l’arrivo di Cristiano (il mio compagno di squadra che avrebbe dovuto passarmi il testimone), lo vedevo in ogni maglietta blu che passava, sussultavo, poi mi dicevo “no, non è lui” e sospiravo. Bhè sono andata avanti così, tra visioni e miraggi vari, per circa un’oretta e poi, proprio mentre tentavo di praticare una sorta di training autogeno, è arrivato lui, #cityrunners con pettorale numero 28, il mio terzo staffettista, che ho accolto con un sorriso nemmeno fosse il Principe Azzurro. Presto agguantato il testimone-chip dalle sue mani è iniziata la mia folle corsa verso il traguardo: primo km a 5’10’’ e subito mi è comparsa nella mente la faccina di coach Rondelli che mi rimproverava: “cosa ti avevo detto? Non si parte a bomba! Se non rallenti non arriverai nemmeno in corso Sempione!”. Ops, ho subito tirato il freno anche perchè il caldo non perdonava (erano le ore 13 e il sole puntava dritto dritto alla testa) e io mi sarei bevuta tutta la Enervit (in senso globale) già al terzo km. Per tutto il percorso ho adottato la tecnica del “punta e acchiappa” ovvero scegliere un runner davanti a me, magari quello con la maglietta con la scritta più particolare, e piano piano cercare di raggiungerlo. E una volta preso il suo passo, scegliere un’altra “preda” da raggiungere e superare. Così i miei km (che sulla carta dovevano essere 8,7, ma alla fine sono diventati più di 9,5!) sono trascorsi (più o meno) velocemente e all’arrivo sono arrivata in circa 58’ facendo concludere a tutta la mia squadra una maratona sotto le 4 ore.

#cityrunners friends part 2
#cityrunners friends part 2

All’arrivo poi, fiesta per tutti allo stand adidas a suon di musica, birra, crostate e biscotti (scusa Elena, tàppati le orecchie, per una nutrizionista può suonare come un sacrilegio, ma qui c’era proprio bisogno di festeggiare alla grande!). 

Tra l’atro adidas è stata una delle aziende che ha iscritto più squadre alla staffetta legata alla Maratona, e così facendo è riuscita a donare un contributo di 5 mila euro all’istituto Maria Letizia Verga, l’associazione di Monza che si occupa di ricerca e cura della leucemia dei bambini.

E così la prima “mission impossible” dei #cityrunners é stata portata a termine a testa alta e con grande soddisfazione per tutti. Ora si può (e si deve) solo migliorare. Gli eroi di adidas, con ormai solo energy boost nelle vene, sono già pronti per nuove epiche sfide.

to be continued….

 

 

 

 

 

 

 

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