Mese: giugno 2014

Triathlon goes fashion

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L’inizio del fashion show

Se Dirk Bikkembergs porta in passerella il triathlon vuol dire che qualcosa sta cambiando nell’immaginario collettivo. Il brand che ha legato il suo successo al mondo del calcio ha piacevolmente sorpreso: niente pallone, nonostante il bombardamento mediatico dei Mondiali, al fashion show che presenta la collezione Sport Couture P/E 2015, ma solo un diktat: nuotare, pedalare, correre.

L’uomo nuovo é uno e trino, con un pizzico di follia. Il triathlon, nato come disciplina per uomini d’acciao, sta conquistando sempre più seguaci tra i comuni mortali e anche il mondo della moda se ne è accorto tanto da decretare il triatleta come la nuova icona di stile. Quello proposto da Bikkembergs è un uomo reale sì, ma come un supereroe dal fisico statuario valica i limiti della normale resistenza. Ci riesce grazie alle tre specialità unite in uno stile di vita, più che in una semplice disciplina sportiva, capace di forgiare attraverso massacranti allenamenti quotidiani il corpo, la personalità e l’esistenza intera degli atleti che lo praticano. Sembra proprio che quella gente abituata a ritmi inumani, addestrata a soffrire e a non spaventarsi per il sudore o perché fa troppo caldo o troppo freddo, stia pian piano mettendo in discussione la figura del calciatore, sportivo per eccellenza prestato alla moda.

L'inizio del fashion show
Gli atleti statuari

Così, in scena, colonne statuarie di corpi perfetti e immobili, come statue in uno stadio dell’antichità, hanno scandito i tre momenti dello show tra look ispirati a swim, bike e run. Pennellate di turchese per il nuoto, verde per il ciclismo, giallo per la corsa: hanno sfilato in successione, come in una gara, capi di ispirazione sportiva, costumi e body total white di Arena, leggings elasticizzati dai motivi geometrici in cui affiorano evidenti i tecnicismi lessicali del triathlon.

A chiudere la sfilata c’è il corpo scultoreo di Daniel Hofer (C.S. Carabinieri) che sprinta in passerella. Lui è il campione italiano ai vertici del triathlon mondiale e la sua presenza ha ufficializzato la sponsorizzazione di Bikkembergs del Grand Prix Triathlon 2015, evento organizzato da FITRI, Federazione Italiana Triathlon, a Milano in occasione dell’EXPO. Ho scambiato due chiacchiere con Daniel e ho scoperto che dietro i suoi occhi di ghiaccio scalpita un animo ruggente.

Che effetto ti ha fatto essere il protagonista di una sfilata?

È successo tutto così velocemente che mi sembra di vivere in un sogno! Mi sento appagato per tutti i sacrifici fatti negli anni passati e sono felice per il triathlon che ha avuto in questo modo molta visibilità.

 

Daniel Hofer
Daniel Hofer

Qual è il tuo rapporto con la moda? Quando non indossi la muta come ti vesti?

Mi definisco un tipo elegante-sportivo, indosso jeans, camicia o maglietta con blazer. Per le scarpe solitamente scelgo le sneakers. E poi preferisco i boxer agli slip!

 

Quando e come hai scoperto il triathlon?

Me l’ha fatto scoprire il mio papà che era un Ironman e che si sta ancora allenando come un matto per scaricare le tensioni del lavoro (è un cuoco di Bolzano)! Ho fatto la prima “garetta” a 8 anni e poi mi sono diviso tra hockey su ghiaccio e triathlon per poi diventare professionista a 17 anni.

 

La tua giornata tipo…

Colazione abbondante, primo allenamento poi pranzo e riposino obbligatorio, sono un grande appassionato della “siesta”! Nel pomeriggio uno o due allenamenti e poi dopo cena svago tra amici: film, musica, concerti, massaggi shiatsu o un buon libro.

 

Quanta follia c’è nell’essere un triatleta?

Tanta… :-)!! Più che altro deve essere una passione perchè essere al top in tre discipline non è facile e bisogna avere molta pazienza e calma.

 

Segui altri sport?

Li seguo un po’ tutti, soprattutto quelli invernali e mi piace praticare lo snowboard.

 

Il tuo futuro…

Cerco di migliorarmi giorno per giorno sia come persona che come atleta. Qualche anno fa mi sono avvicinato allo shiatsu che mi aiuta molto in questo percorso.

 

Esprimi un desiderio…

Vorrei cavalcare un’onda positiva che non svanisca mai!

Daniel Hofer
Daniel Hofer

 

Nuoto
Nuoto
Bici
Bici
Corsa
Corsa

 

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Il defilè finale

Mega lezione di yoga: 1.500 Om sotto il cielo di Milano

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Lo yoga è sempre stato in cima alla lista dei miei desideri, ma, un po’ perché il concetto di calma proprio mi sfugge, un po’ perchè sono perennemente di corsa, ho sempre rimandato il mio incontro con questa disciplina definita “scienza dell’anima”. Almeno fino a qualche giorno fa quando Milano è diventata, per un giorno, capitale dello yoga.

Per il mio debutto da “yogini” ho voluto fare le cose in grande e ho partecipato alla prima edizione italiana di Free Yoga by Oysho, una masterclass, totalmente gratuita, che ha riunito oltre 1.500 persone all’interno di Parco Sempione, una delle zone più verdi nel cuore della città. Posso dire di aver partecipato al più grande evento di yoga mai organizzato nel nostro Paese.

La maxi lezione è stata tenuta dalle insegnanti di fama internazionale Anna Inferrera e Giselle Bridger insieme a Xuan-Lan Trinh, una delle tre fondatrici del progetto Free Yoga, mentre dell’equipaggiamento dei partecipanti (tappetino, maglietta e zainetto ricco di prodotti) se ne è occupato Oysho, brand di underwear, beachwear e abbigliamento per il tempo libero del gruppo spagnolo Inditex a cui fa capo anche Zara.

Milano si ferma e diventa improvvisamente silenziosa. Tra asanas e sauti al sole, si sentono vibrare solo 1.500 Om che viaggiano all’unisono.

Ho percepito che lo yoga, al pari della corsa, è un allenamento ma in questo caso si tratta di un esercizio alla tranquillità interiore tramite concentrazione, movimento e respirazione.

Quello di Milano è stato il secondo appuntamento Free Yoga by Oysho di quest’anno, lo yoga gratuito è partito da Madrid, in Plaza Mayor, il 24 maggio e sbarcherà per la terza volta a Bercellona il 4 ottobre.

Namasté!

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Quelli che…sì, siamo #cityrunners

In giro di una settimana mi sono trasformata da allodola in gufetto. Dopo la Run 5.30, corsa appunto alle ore 5.30 della mattina, mi sono cimentata in una gara notturna, giusto per non farmi mancare nulla e per mandare un po’ in tilt il bioritmo.

A Milano è una sera di primavera, all’apparenza, qualunque. Sono quasi le 21.30 e nell’aria soffia un vento strano, non per quelle nuvole che minacciano l’orizzonte quanto piuttosto per il clima elettrizzante che di lì a poco avrebbe travolto le strade della città. 

Più ti avvicini a Piazza Gae Aulenti e più ti rendi conto che quello non è un tramonto qualunque. Un esercito di 7.500 donne scatenate è pronto sulla linea di partenza della “We Own The Night”, la corsa di 10 km organizzata da Nike che arriva a Milano dopo aver raccolto il testimone da Londra, la prima città che ha dato inizio alla serie di gare tutte al femminile, che poi si trasferirà a Berlino, Amsterdam e Parigi. 

Moldiv_1401826603332Il plotone delle runners (tra cui un’altissima percentuale di ‘novelle’ della corsa e qualche maschietto infiltrato con tanto di parrucca) ha le idee chiare: l’importante, più che tagliare il traguardo o fare il proprio “personal best”, è essere fashion ai massimi livelli, costi quel che costi. Trucco impeccabile e look ricercatissimo per la maggioranza e non manca chi si intrattiene sorseggiando cocktail quasi come fosse all’aperitivo nella vicina Corso Como più che in attesa dello sparo di una gara podistica.

D’obbligo le scarpe da ginnastica fluo e la t-shirt ufficiale turchese, con il baffo (di Nike) in evidenza. Chi non la indossa è guardato un po’ male, specie se ad essere “diverso” è il team #cityrunners di Adidas che veste in fucsia e che occupa la coda della start line. La gente mormora, l’agonismo sale così come si impenna il senso di appartenenza a una squadra, anche se si corre una “non competitiva”.

Parte la gara, il percorso porta le runners attraverso i punti più belli della città tra cui Piazza Duomo, l’Arena Civica, dove un inaspettato gioco di luci ha scandito il primo chilometro, lo storico Teatro alla Scala e Piazza dei Mercanti, dove un’orchestra dal vivo ha tenuto un concerto di musica classica.

C’è chi corre seriamente lottando contro il cronometro, alcune passeggiano e chiacchierano tra loro fitto fitto come fossero dal parrucchiere, altre si sparano selfie ogni 50 metri, è un momento di mondanità da immortalare che coinvolge una popolazione eterogenea accomunata da un entusiasmo adolescenziale. Milano diventa così the place to be.

All’arrivo, tra innumerevoli gesti di solidarietà, mani tese e tifo da stadio di parenti e amici, c’è chi, nonostante i 10mila metri percorsi, ha ancora la forza di indicare le magliette diversamente scarlatte e di sussurrare qualcosa all’amica di fianco: “ci sono i cityrunners!”. Bene, altro che notte conquistata, qui si tratta di aver conquistato un’identità, e anche bella forte pare! Avanti così.

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