Mese: aprile 2014

Il Brasile onirico di Adidas e The Farm

 

Adidas Originals e The Farm

Sarà perché il fischio d’inizio dei Mondiali di calcio si sta avvicinando sempre più, sarà per quella voglia d’estate che comincia ad essere insistente, sarà perché il giallo e il verde saranno i colori top della prossima stagione, ma io é da un pò di notti che sogno sempre e solo il Brasile.

La colpa é però anche un pò di Adidas Originals che ci ha messo lo zampino lanciando una collaborazione esplosiva con il brand carioca The Farm Company. Il risultato é una capsule collection di 4 graphic stories kaleidoscopiche che vengono riprodotte su top, t-shirt, felpe, short e sulla classica scarpa Gazelle in una cascata di flora e fauna indigena tra tucani e fiori tropicali.

Le immagini che seguono sono tratte dal mio ultimo sogno “Tucánario“. Special guest: Ugo!

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“Siamo maratoneti”, Asics dedica un video ai “folli” dei 42,195 km

Un frame del video di Asics
Un frame del video di Asics

Vestiamo a modo nostro”, “ci allacciamo (le scarpe) a modo nostro” e “corriamo finchè non riusciamo più camminare“…

Dedicato a quell’1% della popolazione mondiale che a preso parte ad una maratona (e a tutti quelli che presto lo faranno), “We are marathoners” è l’ultimo video di Asics che celebra la passione, la determinazione e la dedizione dei maratoneti di tutto il mondo.

Il video, le cui riprese si riferiscono alla Maratona di Melbourne 2013, racconta i vari rituali e le complessità dell’essere maratoneta e mostra le lunghe giornate che gli sportivi di tutti i giorni impiegano per preparare gli estenuanti 42 km e 195 m di sfida.

Stefano Baldini: la maratona? È questione di palle

Stefano Baldini
Stefano Baldini

La prima cosa che noti di lui sono i suoi occhi azzurrissimi, limpidi come la sua anima gentile e rispettosa. Eh sì perché la stoffa del vero campione é fatta anche di quello. Lui non ha solo muscoli perfetti, gambe lunghissime e fiato da vendere, lui ha soprattutto cuore e chi lo conosce lo sa, Stefano Baldini é un numero uno tanto nello sport quanto nella vita.

Tra qualche mese, il 29 agosto, saranno 10 anni che Stefano é entrato nella storia dell’atletica con la vittoria della maratona alle Olimpiadi di Atene 2004. Devo ammettere che quando la mia motivazione per la corsa scende riguardo all’infinito il video di quella mitica gara, l’entrata solitaria di Stefano nello stadio Panathinakos, le sue braccia alzate al cielo mentre taglia il traguardo e il suo urlo liberatorio sono tra i momenti più emozionanti per chiunque abbia un qualche legame con la corsa.

Ha dato tanto all’atletica da essere stato recentemente premiato dal magazine Runner’s World perché considerato tra gli “eroi del running”. Abbandonata la carriera agonistica, oggi il suo impegno é rivolto soprattutto verso i giovani. Verso quelli talentuosi (é direttore tecnico del settore giovanile Fidal) ma anche verso quelli in difficoltà (ormai corre solo per beneficienza). Alla Milano City Marathon, appena trascorsa, ha corso una staffetta in favore dell’associazione Anpil per i bambini del Congo.

Ho fatto quattro chiacchiere con il “Dio di maratona” (come lo titolava la Gazzetta dello Sport il giorno dopo la sua leggendaria Olimpiade) per carpirgli qualche segreto, ma sembra proprio che trucchi non ce ne siano: guerrieri si nasce e basta.

Stefano alla Maratona di New York 2013
Stefano alla Maratona di New York 2013

Che cosa ti è stato più utile per diventare un campione?

L’educazione che ho ricevuto, l’aver rispetto per me stesso e per gli altri, l’accettazione del risultato di una gara e dei propri limiti anche dopo aver dato il massimo.  

Ti ricordi il tuo primo paio di scarpe da running?

Certo, non erano vere e proprie scarpe da running, negli anni 80 mica c’era tutta l’offerta, la tecnologia e le possibilità di oggi. Ma si correva lo stesso, forte e col sorriso sulle labbra.  

“Nella vita, qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre” è il tuo diktat, cosa significa per te?

Che la corsa è la metafora perfetta del quotidiano: se riesci a reagire ai problemi, a piangere ma a ripartire, sei un campione di vita. Chi corre ha una marcia in più in tutte le cose che fa perchè è allenato a farlo ogni volta che calza le scarpe da running.   

Il posto più bello dove hai corso e quello dove ti piacerebbe correre?

Mi sono innamorato della Namibia, ci ho passato 400 giorni in 10 anni di allenamenti, quei colori e quei paesaggi non me li scorderò mai, mi piacerebbe tornarci presto. Dove mi piacerebbe correre? In Nuova Zelanda, e starci un paio d’anni.  

Correre per te è un pò come…?

Correre mi regala una serenità e una lucidità incredibili. Mentre corro riesco a trovare le soluzioni ai problemi quotidiani.  

Ritieni che la maratona sia una questione di pelle?

Se ami la corsa prima o poi proverai attrazione per i 42km, è troppo stimolante. Per me è stato amore a prima vista, quindi una questione prima di pelle….e poi di palle, correre la maratona mica è facile.  

La prima cosa che temi al mondo qual è?

La mancanza di sicurezza e serenità delle persone a me care.  

Cosa mangi? Segui una dieta particolare?

Quando preparavo le gare più importanti la dieta era legata all’allenamento precedente e successivo al pasto. Oggi posso permettermi qualcosa di diverso ma sempre rispettoso per il corpo. Chi corre si sa autoregolare.  

Le tre cose (a parte le scarpe da corsa) che non devono mai mancare nella tua valigia?

Un libro, le ciabatte e il mio beauty: col passare degli anni sono diventato molto più maniaco dell’igiene, ma penso che sia normale.  

Io e Stefano alla Venice Marathon
Io e Stefano alla Venice Marathon 2011

C’è stato un momento in cui hai pensato: “basta”?

Ce ne sono stati tanti, però correre mi piace troppo e mi sono sempre divertito, anche quando c’erano da correre gare molto importanti come le Olimpiadi.  

Oggi stai vivendo il mondo dello sport da una nuova prospettiva….

E’ bello anche così, guardare cosa fanno gli altri, commentare e cercare di aiutare qualche giovane a coltivare i propri sogni. Dopo aver ricevuto tanto dallo sport, è giusto anche che sia io a donare un pò di ciò che ho imparato.

 

#cityrunners heroes: missione compiuta!

#cityrunners? Yes I am!
#cityrunners? Yes I am!

Quando respiri aria di running per un intero week end (purtroppo volato via come un soffio) vedi tutto più bello intorno a te. Sei felice e rilassata come se fossi stata in vacanza alle Maldive e persino il lunedì sembra meno amaro. Quello appena trascorso non è stato però un fine settimana di corsa qualsiasi, ma quello della Milano City Marathon, quello che i #cityrunners di adidas hanno aspettato, desiderato e temuto per più di due mesi di duro allenamento e così la “prova del nove”, il “banco di prova”, il “giorno del giudizio”, insomma, “il momento della verità” è arrivato.

A dare la carica alla community di #cityrunners, in versione “emozionatissimi”, convocati da adidas al marathon village, per il ritiro delle maglie e pettorali, c’erano proprio tutti: oltre allo staff adidas running al completo non sono mancati il mental coach Fabrizio Pintus per l’ultima session motivazionale, il campione Davide Cassani per qualche consiglio pratico da chi, con alle spalle svariati mondiali, l’ansia pre-gara ha imparato a gestirla, il coach Giorgio Rondelli per le dritte sulla strategia di gara da adottare (in sintesi: “non partite a bomba!), la nutrizionista Elena Casiraghi per ricordarci quanto siano importanti i pasti pre e post gara e, dulcis in fundo, Aldo Rock, eccentrico triatleta-maratoneta-deejay, che si è aldo cimentato in un vero e proprio show (“la vita non premia il più veloce, ma il più tenace”, é diventato il mio diktat) facendo impennare l’adrenalina di tutti noi.

L’atmosfera frizzante si é  poi dissipata anche fuori dallo stand di adidas coinvolgendo un via vai di gente eterogenea accomunata dalla sola passione per la corsa. Uomini e donne, giovani e meno giovani, esperti e neofiti, che con le scarpe da running ai piedi risultavano però tutti uguali. Che si trattasse di maratoneti o staffettisti poco importava c’era la stessa “fame di asfalto” nei piedi di ciascuno di loro, così forte da diventare addirittura contagiosa.

Così dilagante che ti rendi conto si tratti di una vera e propria epidemia quando il giorno della gara, per la città di Milano (a piedi, sul tram, in metro, in bici), si aggirano solo runners che scendono in strada per correre, in cerca del proprio start: i maratoneti verso Rho, gli staffettisti verso le proprie zone di cambio.

#cityrunners - the day before
#cityrunners friends

La mia frazione, la quarta e cioè l’ultima, partiva da via Mario Pagano dove sarei potuta arrivare comodamente intorno alle 12.30 e invece alle 10.30 ero già lì scalpitante. “Non posso perdermi il passaggio dei top runners”, così mi raccontavo, e invece non volevo ammettere di avere una considerevole ansia da prestazione (sì sì proprio quella di cui parlavano Pintus e Cassani). Cercavo di scorgere l’arrivo di Cristiano (il mio compagno di squadra che avrebbe dovuto passarmi il testimone), lo vedevo in ogni maglietta blu che passava, sussultavo, poi mi dicevo “no, non è lui” e sospiravo. Bhè sono andata avanti così, tra visioni e miraggi vari, per circa un’oretta e poi, proprio mentre tentavo di praticare una sorta di training autogeno, è arrivato lui, #cityrunners con pettorale numero 28, il mio terzo staffettista, che ho accolto con un sorriso nemmeno fosse il Principe Azzurro. Presto agguantato il testimone-chip dalle sue mani è iniziata la mia folle corsa verso il traguardo: primo km a 5’10’’ e subito mi è comparsa nella mente la faccina di coach Rondelli che mi rimproverava: “cosa ti avevo detto? Non si parte a bomba! Se non rallenti non arriverai nemmeno in corso Sempione!”. Ops, ho subito tirato il freno anche perchè il caldo non perdonava (erano le ore 13 e il sole puntava dritto dritto alla testa) e io mi sarei bevuta tutta la Enervit (in senso globale) già al terzo km. Per tutto il percorso ho adottato la tecnica del “punta e acchiappa” ovvero scegliere un runner davanti a me, magari quello con la maglietta con la scritta più particolare, e piano piano cercare di raggiungerlo. E una volta preso il suo passo, scegliere un’altra “preda” da raggiungere e superare. Così i miei km (che sulla carta dovevano essere 8,7, ma alla fine sono diventati più di 9,5!) sono trascorsi (più o meno) velocemente e all’arrivo sono arrivata in circa 58’ facendo concludere a tutta la mia squadra una maratona sotto le 4 ore.

#cityrunners friends part 2
#cityrunners friends part 2

All’arrivo poi, fiesta per tutti allo stand adidas a suon di musica, birra, crostate e biscotti (scusa Elena, tàppati le orecchie, per una nutrizionista può suonare come un sacrilegio, ma qui c’era proprio bisogno di festeggiare alla grande!). 

Tra l’atro adidas è stata una delle aziende che ha iscritto più squadre alla staffetta legata alla Maratona, e così facendo è riuscita a donare un contributo di 5 mila euro all’istituto Maria Letizia Verga, l’associazione di Monza che si occupa di ricerca e cura della leucemia dei bambini.

E così la prima “mission impossible” dei #cityrunners é stata portata a termine a testa alta e con grande soddisfazione per tutti. Ora si può (e si deve) solo migliorare. Gli eroi di adidas, con ormai solo energy boost nelle vene, sono già pronti per nuove epiche sfide.

to be continued….