Mese: gennaio 2014

Stan’s back!

image

Sono parte della storia, anzi, hanno fatto la storia delle sneakers facendo impazzire intere generazioni (la mia compresa!). Alzi la mano chi, quando era adolescente, non ha avuto (o anche soltanto sognato) un paio di Stan Smith. Nel mio caso le ho sempre bramate, ma mai avute (in quel periodo calzavo le adidas Gazelle!)

Ebbene, le mitiche scarpe da tennis bianche, in pelle, con il trifoglio sul tallone e piccoli buchini che formavano le tre strisce del marchio, sono tornate, pronte a riprendere posto nell’Olimpo degli oggetti culto. A trasformale in leggenda, negli anni 60, è stato appunto il signor Stan Smith, campione del tennis mondiale, che le indossò durante i suoi match. Uscite poi dai campi da tennis le Stan Smith sono entrate nei guardaroba sia maschili che femminili e non ci sono più uscite fino a 3 anni fa quando sparirono dal mercato.

Da qualche settimana però sono nuovamente in vendita, in alcuni selezionati negozi e online sul sito di adidas (nella versione bianco/verde, bianco/rosso, bianco/blu (a €95 euro) e nero (a €120 euro). E finalmente anche io ce le ho!

image

STAN_SMITH_HEEL-ok

#cityrunners ai blocchi di partenza: 60 giorni con adidas verso la maratona

Moldiv_1390928242134Sembra proprio che io abbia le antenne alzate ogni volta che c’è nell’aria qualcosa legato alla corsa. Riesco sempre a captare quando c’è qualcosa di elettrizzante che il running mi possa portare. Ecco, potevo, quindi, perdermi l’avventura di essere tra i #cityrunners di adidas?

Vi spiego meglio, adidas, che quest’anno è partner tecnico della SuisseGas Milano Marathon del 6 aprile, ha organizzato tre mesi di allenamento dedicati a 42 (come il numero dei km di una maratona) tra giornalisti, bloggers e influencers, che racconteranno la loro impresa sul web e sui social network. Obiettivo: correre una frazione della staffetta della gara meneghina. In particolare, verranno condivise foto, emozioni, pensieri (e naturalmente anchegli sforzi e il sudore) attraverso l’hashtag #cityrunners e il sito ufficiale adidascityrunners.com il cui wall è già stato bersagliato di post.

L’invito di adidas è quindi stato accolto da me medesima con il solito entusiasmo da running addict che non mi fa dormire la notte tanta è l’adrenalina che ho in corpo. Il kickoff ufficiale del progetto si è tenuto sabato scorso, 25 gennaio, presso la brand house di adidas a Monza dove il team ci ha subito messo a dura prova. A curare il programma di allenamento ci sono i trainer professionisti Elisa Cova, Stefano Pozzi e Irene Petrolini capitanati dal grande Giorgio Rondelli (che udite, udite, è stato preparatore atletico di tanti olimpionici). Completano il team la nutrizionista Elena Casiraghi e il mental coach Patrizio Pintus.

Ma, torniamo alla cronaca. Ad accoglierci nella splendida casa di adidas (una vera e propria dream factory con tanto di palestra annessa) un armadietto personalizzato che custodiva per ciascuno di noi il kit del perfetto runner. Tra t-shirt, calzoncini e persino calzini griffati con le tre strisce, ecco scintillare loro, le Supernova Glide, le scarpe ufficiali dell’evento nella nuova versione 6 dotate della tecnologia Boost. Le mie, neanche a dirlo, sono di colore lilla, o meglio “radiant orchid”, eletto proprio colore dell’anno 2014, così anche il lato fashion si può dire appagato. Parlando, invece di stato di fitness la faccenda si fa più complicata. La prima sessione di allenamento si è così svolta: misurazione di peso, massa grassa e BMI (indice di massa corporea), riscaldamento in palestra con Giorgio Rondelli (che mi ha ricordato le lezioni di educazione fisica delle scuole medie) e test di corsa sul tapis roulant. Sette minuti a 12 km/h per poi ricevere una lettera: B. Sono nel gruppo B, quello a metà tra i top runner e quelli che in gergo si chiamano tapascioni. Nonostante abbia già corso due maratone (intere eh!), lo staff mi ha appioppato un bel B perchè “devo lavorare sulla velocità”, dicono. Quindi, in attesa del prossimo appuntamento, previsto per l’8 febbraio all’Aspria Harbour Club di Milano con il mental coach e una nuova running session, c’è da lavorare duro. Non vedo l’ora di ricevere il mio programma di allenamento, sono curiosa, non sto più nelle scarpe!

Adidas250114-135

Moldiv_1390735506745

 

C’è voglia d’estate!..(quanto manca???)

color-okBastano due giorni di pieno sole, a fine gennaio, e subito viene voglia d’estate. Ieri il parco, complice un cielo azzurrissimo e un sole caldino, era gremito di gente che correva all’aria aperta, alcuni addirittura con ‘mise’ un pò azzardate, non proprio adatte alla stagione (per short e canotte, state tranquilli, c’è tempo!). E c’è voglia di colore. Basta con il grigio e il color cammello, non ne posso più…rivoglio il fluo!!!! Vabbè, mi consolo con le foto della scorsa estate, ma…quanto manca alla prossima??? A proposito di colori, recentemente ho letto una notizia che mi ha incuriosita: sembrerebbe che il colore delle stoviglie influenzerebbe l’appetito. Nello specifico i piatti rossi (nonostante vengano normalmente utilizzati per le classiche abbuffate natalizie) ridurrebbero il senso della fame. Invece, quando le tonalità di cibo e piatto si assomigliano, suggerisce un altro studio, si tenderebbe a mangiare un buon 20% in più. Buono a sapersi!

 

A 3 anni la prima gara (vinta!)

Era l’estate del 1983 e io avevo 3 anni. Ero in vacanza con nonni, zii e cuginetti a Lido del Sole, sul Gargano, e anche se ero molto piccola, l’episodio che sto per raccontare me lo ricordo benissimo, come se fosse ieri.
Sulla spiaggia avevano organizzato dei giochi per bambini tra cui una gara di corsa a cui mi hanno costretto a partecipare. Bene, sulla linea di partenza, mi sono ritrovata con bambini e bambine tutti più grandi di me (e non solo d’altezza). Tra gli altri c’era quello tarchiatello con la panzetta, quello biondissimo dal fisico già atletico, la bambina fashion con tanto di costume intero fucsia e pettinatura di grido anni ’80 e poi c’ero io, un timidissimo ragnetto con i capelli cortissimi da sembrare quasi un maschietto con un monokini turchese imbarazzante.
Ero lì attentissima a ciò che stava spiegando l’organizzatore. Queste sono state le sue testuali parole: “Quando sentirete il mio fischio dovrete iniziare a correre più veloce che potete fino all’arrivo”. Da lì a pochi secondi le mie orecchie hanno sentito il famoso fischio e sono partita più veloce che potevo fino all’arrivo. Peccato che quando ho tagliato il traguardo, felice di essere arrivata prima, mi sono girata e dietro di me non c’era nessuno, ma tutti ridevano divertiti di me. Io sì ero arrivata prima, ma quel fischio che avevo sentito non era quello della partenza bensì il fischio dell’organizzatore che voleva far spostare la gente che era in mezzo alle corsie!!!  Inutile descrivere la quantità delle mie lacrime per la figuraccia. Eppure io avevo eseguito esattamente quello che avevano spiegato…fischio=partenza! Mah, questi grandi!
Questa è stata la mia prima gara che, vuoi o non vuoi, ho comunque vinto. Premio: una coccinella magnete da frigorifero di cui andavo fiera più che di una medaglia olimpica…scusate se è poco!

1983
Lido del Sole, 1983 – (Io la seconda da destra!)

Sei tu sulla copertina di Correre?

Essere la cover girl dell’ultimo numero di Vogue o la donna dell’anno ritratta sulla copertina del Time, è nulla se la rivista per eccellenza che scrive del tuo sport preferito sceglie te per la sua pagina reale.

Ma la soddisfazione raddoppia quando a dividere quel foglio rigido di carta c’è uno degli sportivi che ammiri di più in fatto di forza, grinta e tenacia. Lui, Giorgio Garello, è uno che non molla mai e allora speri che magari, per osmosi, un briciolo del suo carisma almeno ti sfiori.

E così ti ritrovi, ancora una volta per magia di Asics, sulla copertina di Correre di agosto. Non sai come, e soprattutto il perchè, ma ci sei tu e ogni volta che passi da un’edicola butti un occhio per vedere se si tratta di realtà o dell’ennesimo sogno ad occhi aperti…

foto-g-ook

 

Exhaustion is beautiful

ROSSANA

Una foto? Non solo. Una storia? Anche. Anzi, soprattutto. Tutto inizia con una telefonata di un ufficio stampa (ne ricevo almeno cinquanta al giorno), ma quella non potevo immaginare che sarebbe stata così speciale per me. “Ti mando il comunicato stampa di un concorso che Asics sta lanciando per trovare le testimonial della campagna pubblicitaria internazionale di AYAMi, la sua linea femminile di running. Riesci a pubblicarmi una news?”. “Certo – rispondo io – è il mio lavoro!”. Da lì a poco sulla mia casella di posta elettronica compare e lampeggia il simbolo della bustina che ha come oggetto:“ Cercasi nuove testimonial Ayami”. Leggo velocemente qualche riga del comunicato… “Asics è alla ricerca di donne che comunicano la bellezza della resistenza, della forza e della fatica durantela propria corsa. La candidatura è aperta a tutte le runners che competeranno ad almeno una delle maggiori manifestazioni europee di corsa. Basta caricare una propria foto ‘in azione’ su www.facebook.com/asicsayami e, prima i fan del profilo facebook di Ayami, e poi una giuria selezionata, sceglieranno lo scatto che meglio rappresenterà i 3 concetti di forza, resistenza e sforzo. Le due atletevincitrici diventeranno le testimonial della campagna A/I 2011-12 di Ayami”.

Asics Ayami

“Perbacco, bella iniziativa – penso tra me e me – finalmente scelgono ragazze normali che hanno davvero la passion della corsa. E poi è carina questa idea di coinvolgere il popolo di facebook”. E inizio a scrivere… Poi penso: “Perchè no? Potrei partecipare anche io e,con un pò di azzardo, posto sulla pagina di fb un’ orripilante foto dell’edizione 2011 della Maratona di Milano a cui ho partecipato in staffetta con mia cognata, mia cugina e una sua amica. La selezione era già iniziata da qualche mese e la foto più cliccata da fb aveva più di un centinaio di “mi piace”…io di amici sulla mia pagina non ne avevo che poco più della metà…quindi alla possibilità di vincere non ci ho mai creduto e, se devo dire la verità, nemmeno ci ho mai sperato! Però mi sono data da fare e ho supplicato tutti i miei fb amici di votarmi promettendo fantomatiche cene di qua e di là…risultato: la prima candidata staccava tutte sempre di almeno cento voti perciò quella pagina di fb non l’ho più visitata fino a quando mi è arrivata una telefonata sul cellulare con prefisso 0031. “Ciao, sono Eva. Ti chiamo da Amsterdam, dalla sede europea di Asics, per comunicarti che sei stata scelta tra le 5 finaliste del casting di Asics Ayami. Sei libera i primi giorni di maggio per venire quida noi in Olanda? Ci sarà la fase finale del concorso!”. Pensavo di aver capito male, Eva parlava in inglese e io ero sicura di aver frainteso. Non potevo essere stata scelta tra migliaia di atlete di tutta Europa (alcune di queste serie professioniste!!!). Sicuramente avevo capito male. Ho chiesto ad Eva di ripetermi “slowly” quanto mi aveva detto. Alla terza volta che mi ripeteva lastessa frase ho capito, con immensa gioia, che non avevo capito male!!! Inutile dire che ero tanto felice quanto convinta che avrei fatto un bellissimo viaggio in Olanda, certamente peró senza aspettarmi niente. Ma ero felice, felice, felice!!!! Il 3 maggio alle ore 6.00 a.m. prendo un volo per Amsterdam…destinazione aeroporto di Schipol. Devo dire che scendendo dall’aereo un pò le mie gambe tremavano… e lì ho conosciuto le altre ragazze finaliste: Janet (cubana), Manon (francese), Yolanda e Sonia (spagnole).

image

 

Che dire? Giornata fantastica! Il team di Asics Europe ci ha portato agli studi della Lukkien, famosissima casa di produzione cinematografica a 80 km da Amsterdam e lì è inziata una specie di favola. Ognuna di noi ha potuto scegliere, e indossare, i capi che preferiva delle collezioni passate di Ayami e abbiamo iniziato a correre, correre e correre. Ininterrottamente. Correvamo, correvamo tanto e ci fermavamo soltanto davanti alla macchina fotografica che catturava la nostra fatica e il nostro sudore, poi ripartivamo. Una mattinata di scatti che si è conclusa con la scelta delle due vincitrici che meglio rappresentavano i concetti di forza e resistenza, proprio quelli che il team di Asics cercava. The winner is….“Rossana from Italy e Sonia from Spain!!!”. Quello che ho provato era solo e semplicemente una dimensione di felicità al cubo!!!!!! Mentre Sonia è tornata in albergo per scattare le foto della sua campagna il giorno seguente, io sono stata portata direttamente sul set dello shooting. In un coloratissimo total look Asics Ayami sono iniziate le prove degli scatti. E ancora tanto correre…avanti e indietro in una suggestiva location non lontano dalla capitale.

backstage

Non immaginavo che per una foto fosse necessario così tanto tempo ed energia…la scelta della posizione, la luce giusta, lo sguardo, l’intensità….insomma, dietro una foto c’è davvero tanto, tanto lavoro e il team di Asics è stato davvero paziente con me, che non sono una modella! Ore 21.00 p.m. shooting finito e pizza per tutti! In onore della mia italianità abbiamo mangiato pizza, rigorosamente in cartone da asporto, belli seduti in terra a goderci il tramonto. Una volta arrivata in albergo, proprio a due passi dal mercato dei fiori di Amsterdam, sono crollata in un sonno profondo, ma conun bel sorriso stampato sulla faccia. La mattina seguente, quando ho riaperto gli occhi, svegliata da un luminosissimo raggio di sole primaverile che entrava nella stanza, oltre ad averci messo un pò a capire dov’ero e cosa ci facevo in quel luogo, pensavo… ”Ho sognato o semplicemente ho vissuto una favola!!!” Alla realtà mi hanno riportato solo quelle scarpette Asics che ho trovato appoggiate giù ai piedi del letto.

Non sarà mica una nuova versione della favola di Cenerentola???????

My running manifesto

Dovevo fare la ballerina. E invece la mia unica musica è diventata il mio respiro e le mie scarpette di raso rosa si sono trasformate in ultratecniche sneakers da corsa. Se prima camminavo leggera sulle punte, ho imparato presto a tenere i piedi ben appoggiatia terra, e qualche volta anche a cadere. Ma sempre a rialzarmi. Crescere con la corsa mi ha insegnato ad avere un obiettivo, a cercarlo quando non lo si ha e a tenerlo stretto tra i denti anche quando lo si perde di vista. Gli ostacoli poi, quelli si devono saltare ad occhi chiusi e, soprattutto, senza paura.

La fatica si affronta e si impara a gestire, ma è il sacrificio quello che ti pesa di più quando sei piccola. Ricordo che a scuola, durante le ore di educazione fisica, mentre tutti i miei compagni si divertivano a giocare a palla, a me toccavano ogni volta settanta giri di palestra e un’interminabile sessione di addominali. E mi chiedevo: “perchè?”. Qual è il motivo che ti spinge durante una corsa campestre ad arrivare fino alla fine anche a piedi nudi perché le tue scarpe sono state inghiottite dal fango? Perché non ti arrendi nemmeno dopo l’ennesima sconfitta? Perché anche un’ingiusta squalifica, che vale un campionato italiano, ha il sapore di una vittoria? I “perché” si moltiplicano, ma le risposte arrivano solo con il tempo, bisogna solo saper aspettare. Quando sei piccola sostituire lo sport con il gioco è un sacrificio davvero enorme, ma se è la determinazione a prendere il sopravvento, allora anche lo sport diventa un gioco meraviglioso. La pista di atletica si trasforma in un parco giochi, i compagni di squadra diventano i tuoi migliori amici e ogni gara è una festa. E se il gioco finisce, o si interrompe, si fa tesoro di una ricchezza incommensurabile: correre è quello che ci rimane dentro della nostra natura più selvaggia.

Mi hanno detto che il corpo “ha memoria” e così dopo tanti anni in cui la corsa era rimasto solo una piacevole e piccola parentesi domenicale, il mio istinto più selvaggio è tornato a farsi sentire, più forte e consapevole che mai. Così correre è diventata sempre più un’esigenza quotidiana: una via di fuga dalla realtà e insieme un modo di purificarmi. E’ quella sete di libertà che si placa soltanto attraverso la corsa, scandita da ogni silenzioso passo. Con la mente in stand-by, sopravvive solo l’anima, si segue la corrente, si asseconda il ritmo, e si guarda oltre, non alla meta, ma al viaggio. Solo così oggi mi sento viva. Ho iniziato a correre per me stessa, ma anche per gli altri, per misurarmi, ma anche per divertirmi, per stare da sola, ma anche per non rimanere da sola. Voglio solo correre. Correre e basta.