Categoria: style

Quando il top misura i battiti

Monitorare il battito cardiaco è sempre stato un mio pallino e quando la tecnologia ‘sforna’ nuovi dispositivi in questo ambito sono sempre molto curiosa di provarli. In principio c’era solo la fascia toracica, a mio avviso la soluzione più performante (ma anche la più fastidiosa e spesso dolorosa quando la si indossa per allenamenti/gare lunghi), poi sono arrivati i cardiofrequenzimetri con rilevazione del battito direttamente dal polso, comodi sì, ma non del tutto precisi.

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E infine è arrivato il top (al maschile in versione t-shirt) con fascia direttamente incorporata. Ci ha pensato Kalenji, il brand di Decathlon dedicato al running, lanciando sul mercato una tecnologia applicata proprio agli indumenti. Attraverso degli elettrodi integrati alle trame del tessuto è possibile captare le frequenze cardiache durante la corsa senza la necessità di indossare la famosa cintura. Io ho provato il top, bellissimo nella sua variante verde acqua e giallo, che trovate negli store Decathlon a 14,95 euro.

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Prima di indossarlo ho semplicemente applicato, sul punto di attacco, il sensore del mio cardiofrequenzimetro Garmin (ma è compatibile un po’con tutti), l’ho messo su e ho aspettato che si sincronizzasse al mio orologio. Ho fatto una corsetta indoor di circa una mezz’ora dimenticandomi completamente di ciò che stavo indossando. Ineccepibile dal punto di vista tecnico (preciso e senza perdere la connessione) anche per quanto riguarda l’aspetto pratico, il Top Cardio è un ottimo prodotto. Si può infatti comodamente lavare in lavatrice (mi raccomando, senza sensore!).

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Ah, dimenticavo…se non avete un cardiofrequenzimetro potete acquistare a parte un sensore (costa intorno alle 20 euro) usandolo associato al vostro smartphone tramite un’app sportiva, tra cui ad esempio la Decathlon Coach, sia per iOS che per Android.

Let’s Pump it up! Il “gonfia-sgonfia” di Reebok compie 25 anni

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Il mio è un vero e proprio attacco di nostalgia. Se dico “PUMP”, sono certa che non devo dare altre spiegazioni. Sono sicura che chi, come me, è figlio degli anni ’80, non ha bisogno di altre parole per capire che si tratta di un modello di scarpe sportive che hanno fatto la storia.

Quando ancora la parola “sneaker” non faceva parte del nostro vocabolario, e la scarpa dal mood sportivo veniva ancora chiamata “scarpa da ginnastica” o “scarpa da tennis”, venne presentata per la prima volta la tecnologia “The Pump”, su una scarpa Reebok. Era il 24 novembre 1989.

Ve la ricordate la famosa “pallina” da basket posizionata sulla linguetta della scarpa che dava la possibilità di gonfiare e sgonfiare camere d’aria posizionate nella tomaia e avere così un controllo diretto sul fit and feel delle calzature sul proprio piede? Bene, quella tecnologia, ideata da un ex vigile del fuoco, un tale Paul Litchfield, ha appena spento 25 candeline.

Studiato originariamente per il campo da basket, questo sistema ha avuto un successo tale che a partire dai primi anni ’90 vennero lanciate una serie di Pump realizzate appositamente un po’ per tutti gli sport, dal cross training al walking fino al running, al tennis e persino all’aerobica.

Come dimenticare il cestista Dee Brown che nel 1991 “pompava” le sue Reebok sul parquet di gioco prima di ogni sua schiacciata?

Il boom però è arrivato quando le Reebok Pump hanno raggiunto la strada. Migliaia di ragazzini, Reebok ai piedi, si sfidavano a suon di “tu quanti pump dai?” e il fenomeno non si è più arrestato diventando un must-have anche dell’universo femminile (ma quanto mi piacevano quelle bianche e blu del mio compagno di banco del liceo???).

E proprio in occasione del 25° compleanno di Pump, Reebok ha deciso di regalare a tutti i suoi fan la riedizione degli storici modelli “gonfia-sgonfia”, dalla Bringback alla Battletop fino alla Omni Lite.

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Triathlon goes fashion

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L’inizio del fashion show

Se Dirk Bikkembergs porta in passerella il triathlon vuol dire che qualcosa sta cambiando nell’immaginario collettivo. Il brand che ha legato il suo successo al mondo del calcio ha piacevolmente sorpreso: niente pallone, nonostante il bombardamento mediatico dei Mondiali, al fashion show che presenta la collezione Sport Couture P/E 2015, ma solo un diktat: nuotare, pedalare, correre.

L’uomo nuovo é uno e trino, con un pizzico di follia. Il triathlon, nato come disciplina per uomini d’acciao, sta conquistando sempre più seguaci tra i comuni mortali e anche il mondo della moda se ne è accorto tanto da decretare il triatleta come la nuova icona di stile. Quello proposto da Bikkembergs è un uomo reale sì, ma come un supereroe dal fisico statuario valica i limiti della normale resistenza. Ci riesce grazie alle tre specialità unite in uno stile di vita, più che in una semplice disciplina sportiva, capace di forgiare attraverso massacranti allenamenti quotidiani il corpo, la personalità e l’esistenza intera degli atleti che lo praticano. Sembra proprio che quella gente abituata a ritmi inumani, addestrata a soffrire e a non spaventarsi per il sudore o perché fa troppo caldo o troppo freddo, stia pian piano mettendo in discussione la figura del calciatore, sportivo per eccellenza prestato alla moda.

L'inizio del fashion show
Gli atleti statuari

Così, in scena, colonne statuarie di corpi perfetti e immobili, come statue in uno stadio dell’antichità, hanno scandito i tre momenti dello show tra look ispirati a swim, bike e run. Pennellate di turchese per il nuoto, verde per il ciclismo, giallo per la corsa: hanno sfilato in successione, come in una gara, capi di ispirazione sportiva, costumi e body total white di Arena, leggings elasticizzati dai motivi geometrici in cui affiorano evidenti i tecnicismi lessicali del triathlon.

A chiudere la sfilata c’è il corpo scultoreo di Daniel Hofer (C.S. Carabinieri) che sprinta in passerella. Lui è il campione italiano ai vertici del triathlon mondiale e la sua presenza ha ufficializzato la sponsorizzazione di Bikkembergs del Grand Prix Triathlon 2015, evento organizzato da FITRI, Federazione Italiana Triathlon, a Milano in occasione dell’EXPO. Ho scambiato due chiacchiere con Daniel e ho scoperto che dietro i suoi occhi di ghiaccio scalpita un animo ruggente.

Che effetto ti ha fatto essere il protagonista di una sfilata?

È successo tutto così velocemente che mi sembra di vivere in un sogno! Mi sento appagato per tutti i sacrifici fatti negli anni passati e sono felice per il triathlon che ha avuto in questo modo molta visibilità.

 

Daniel Hofer
Daniel Hofer

Qual è il tuo rapporto con la moda? Quando non indossi la muta come ti vesti?

Mi definisco un tipo elegante-sportivo, indosso jeans, camicia o maglietta con blazer. Per le scarpe solitamente scelgo le sneakers. E poi preferisco i boxer agli slip!

 

Quando e come hai scoperto il triathlon?

Me l’ha fatto scoprire il mio papà che era un Ironman e che si sta ancora allenando come un matto per scaricare le tensioni del lavoro (è un cuoco di Bolzano)! Ho fatto la prima “garetta” a 8 anni e poi mi sono diviso tra hockey su ghiaccio e triathlon per poi diventare professionista a 17 anni.

 

La tua giornata tipo…

Colazione abbondante, primo allenamento poi pranzo e riposino obbligatorio, sono un grande appassionato della “siesta”! Nel pomeriggio uno o due allenamenti e poi dopo cena svago tra amici: film, musica, concerti, massaggi shiatsu o un buon libro.

 

Quanta follia c’è nell’essere un triatleta?

Tanta… :-)!! Più che altro deve essere una passione perchè essere al top in tre discipline non è facile e bisogna avere molta pazienza e calma.

 

Segui altri sport?

Li seguo un po’ tutti, soprattutto quelli invernali e mi piace praticare lo snowboard.

 

Il tuo futuro…

Cerco di migliorarmi giorno per giorno sia come persona che come atleta. Qualche anno fa mi sono avvicinato allo shiatsu che mi aiuta molto in questo percorso.

 

Esprimi un desiderio…

Vorrei cavalcare un’onda positiva che non svanisca mai!

Daniel Hofer
Daniel Hofer

 

Nuoto
Nuoto
Bici
Bici
Corsa
Corsa

 

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Il defilè finale

Il Brasile onirico di Adidas e The Farm

 

Adidas Originals e The Farm

Sarà perché il fischio d’inizio dei Mondiali di calcio si sta avvicinando sempre più, sarà per quella voglia d’estate che comincia ad essere insistente, sarà perché il giallo e il verde saranno i colori top della prossima stagione, ma io é da un pò di notti che sogno sempre e solo il Brasile.

La colpa é però anche un pò di Adidas Originals che ci ha messo lo zampino lanciando una collaborazione esplosiva con il brand carioca The Farm Company. Il risultato é una capsule collection di 4 graphic stories kaleidoscopiche che vengono riprodotte su top, t-shirt, felpe, short e sulla classica scarpa Gazelle in una cascata di flora e fauna indigena tra tucani e fiori tropicali.

Le immagini che seguono sono tratte dal mio ultimo sogno “Tucánario“. Special guest: Ugo!

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